L’Oratorio di San Michele Arcangelo, situato a Gornate Superiore, costituisce un autentico palinsesto pittorico e devozionale. Esso racchiude un tesoro di affreschi stratificati dal primo Medioevo fino al XVII secolo, riflettendo le trasformazioni stilistiche, sociali e spirituali della comunità locale. Tutta la decorazione pittorica dell’edificio si è stratificata nell’arco dei secoli attraverso fasi distinte partendo dai livelli più antichi dell’abside dove affiorano tracce d’epoca altomedievale e romanica.
Tra queste si distinguono il Cristo Pantocratore e l’Agnello e la figura di Giano Bifronte a ocra, frammento di un antico ciclo figurato dei mesi, di cui si è già ampiamente trattato in precedenza. Lo stile di questi dipinti appartiene ad un linguaggio tipico del romanico lombardo, improntato a un’essenzialità simbolica ed influenzato dalla tradizione bizantino-occidentale.
Il ciclo e la sua creazione vennero promossi, con buona probabilità, dal clero e dalle élite locali in epoca alto-medievale, in un momento storico in cui l’edificio rivestiva una funzione chiave nel sistema difensivo e di presidio territoriale dell’area di Castelseprio.
Importantissima è la Crocifissione Absidale, datata XV secolo, collocata al centro del catino absidale, sopra l’altare maggiore: essa raffigura Cristo in croce affiancato dalla Vergine Maria e da San Giovanni Evangelista, stagliati su uno sfondo con cinta muraria. La pittura appartiene al periodo tardo Gotico lombardo con influssi di pittura contadina/provinciale: le figure presentano una drammaticità misurata ma incisiva, pensata per guidare la meditazione dei fedeli sulla Passione.
Va sicuramente evidenziato quanto quest’ ultima opera rappresenti appieno l’espressione della comunità contadina locale o delle botteghe itineranti che operavano lungo la direttrice della Valle Olona.
Nella parete nord dell’aula si apre una nicchia con un affresco datato 1532, raffigurante la Madonna in trono col Bambino tra i Santi Rocco e Sebastiano. I due personaggi sono profondamente legati alla storia del Seprio poiché incarnano la medicina celeste in attraverso Sebastiano che intercetta con le sue ferite le “frecce” della pestilenza e Rocco che garantisce la guarigione fisica e la vicinanza nella sofferenza interiore.
Tutta la rappresentazione trae spunto dal rinascimento rurale lombardo e lo si evince dalla composizione equilibrata: la Vergine domina al centro su un trono classico, mentre ai piedi i due santi le rendono devozione.
Sull’arco che separa la navata dall’abside (e in parte trasferiti su massello) si trovano le figurazioni, datate 1607, quali un’Annunciazione, i Quattro Evangelisti, Sant’Agata e un Santo Vescovo di natura ignota, presumibilmente Sant’Agostino.
Le opere sono contraddistinte da un manierismo controriformato di matrice borromaica ed evocano un linguaggio figurativo chiaro e diretto, privo di virtuosismi eppure immediato per la comprensione del popolo. Espressione di quanto, all’interno di una società rurale esposta alle minacce della fame e delle patologie incognite, le immagini dipinte all’interno di un qualsiasi edificio religioso potessero assumere un valore di scudo spirituale.
San Michele Arcangelo, a cui è intitolato l’oratorio, rappresenta l’archetipo del cavaliere celeste, venerato fin dall’epoca longobarda come guida delle anime e protettore contro le forze del male.
La presenza stessa, nello stesso spazio, di allegorie temporali pagane e di simboli della Salvezza cristiana evidenzia un processo antropologico di cristianizzazione del tempo, integrando le tradizioni pagane con la nuova realtà.
Gli affreschi testimoniano la volontà degli abitanti di lasciare un segno tangibile della propria fede, trasformando un piccolo edificio campestre in un archivio vivente della devozione popolare lombarda.
