Varese, dove nacque la Federazione Scacchistica Italiana

Il 28 agosto 1920 Varese divenne, forse senza saperlo, la culla della Federazione Scacchistica Italiana. Non si trattò della semplice fondazione di un circolo locale, ma della nascita dell’organo nazionale, destinato a coordinare e a promuovere in tutto il Paese il gioco più antico e affascinante del mondo.

La sede prescelta fu una palazzina di Corso Matteotti, cuore pulsante della vita cittadina. È lo stesso Mauro della Porta Raffo – il “Gran Pignolo”, instancabile custode della memoria varesina – a ricordarci come quella data e quel luogo abbiano un valore che ancora oggi pochi conoscono. “Non il circolo di Varese – ripeteva – ma la Federazione nazionale”. Una sottolineatura non da poco: la città giardino ospitò per prima l’istituzione centrale degli scacchi italiani, in un’epoca in cui il Paese, reduce dalla Grande Guerra, cercava nuove forme di socialità e aggregazione culturale.

La palazzina di Corso Matteotti, demolita nel 1929, lasciò poi spazio al Caffè Cavour e successivamente al Caffè Zamberletti, entrambi divenuti luoghi-simbolo della cultura varesina. Lì, lo stesso della Porta Raffo avrebbe in seguito animato oltre 250 incontri pubblici, portando a Varese personalità di primo piano del panorama culturale nazionale.

La Federazione rimase in città per alcuni anni, fino alla demolizione dell’edificio originario, ma il seme era stato gettato. Da allora la tradizione scacchistica varesina non si è più spenta: basti pensare che negli anni Settanta, quando della Porta Raffo era presidente del Circolo Scacchistico di Varese, i soci superavano le cento unità e la sede era in via Magenta, nella palazzina nota come Kalimera.

Gli scacchi, gioco di strategia e intelligenza, hanno sempre affascinato della Porta Raffo, che pur definendosi “giocatore mediocre” ebbe modo di sfidare maestri del calibro di Emiliano Aranovitch e Renzo Mantovani, oggi riconosciuti a livello internazionale.

Il centenario della nascita della Federazione, previsto nel 2020, venne rinviato a causa della pandemia e celebrato ufficialmente il 28 agosto 2021 al Salone Estense, alla presenza delle autorità cittadine. In quell’occasione furono premiati i maestri internazionali Aranovitch e Mantovani, la squadra “Città di Varese” e la sua presidente, insignita del titolo di Maestro ad honorem.

Quella fondazione del 1920 dimostra come Varese, oltre alle sue eccellenze artistiche e industriali, sia stata anche protagonista nella storia sportiva e culturale del Paese. E ci ricorda che, tra le pieghe di un passato che rischia di sfuggire, si nascondono episodi capaci di illuminare il presente con orgoglio e consapevolezza.