Il 17 settembre 1787 nasceva a Milano Teresa Casati, destinata a entrare nella memoria collettiva non solo per il suo dramma personale, ma anche per il ruolo che ebbe nel Risorgimento italiano e nell’immaginario letterario manzoniano. Figlia primogenita di Gaspare Casati e Maria dei marchesi Orrigoni, Teresa sposò nel 1807 il conte Federico Confalonieri, patriota milanese noto come il “Conte Aquila”.
La giovane Teresa entrò così in un ambiente di grande rilevanza politica e culturale. Divenne dama di corte della viceregina Augusta di Baviera, figlia del duca Massimiliano IV, vivendo da vicino le trasformazioni del Regno Italico napoleonico. Tuttavia, la caduta di Napoleone riportò l’Austria a dominare la Lombardia e il marito Federico si schierò tra i protagonisti delle cospirazioni patriottiche, sognando uno statuto autonomo e una federazione con il Regno sabaudo.
Il salotto dei Confalonieri a Milano divenne un crocevia di idee e di incontri: vi si ritrovavano carbonari come Giovanni Berchet, intellettuali come Gino Capponi e persino Alessandro Manzoni, che proprio in quelle stanze concepì la celebre ode “Marzo 1821”. Non mancavano figure istituzionali austriache come il conte Bubna e il governatore Strassoldo, a dimostrazione del sottile equilibrio tra diplomazia e ribellione che animava quel contesto.
La cospirazione del 1821, che confidava in un intervento di Carlo Alberto, si concluse con un fallimento: le carceri si riempirono di patrioti e anche Confalonieri venne arrestato. La sua condanna a morte, pronunciata nel 1823, fu commutata in ergastolo solo grazie alla caparbietà di Teresa, che più volte si recò a Vienna per supplicare l’imperatore Francesco I. Decisiva fu l’intercessione dell’imperatrice Carolina Augusta di Baviera, la quale acconsentì a risparmiare la vita del conte.
Il prezzo da pagare fu altissimo: Federico fu deportato alla fortezza dello Spielberg, tristemente nota per la durezza delle sue prigioni. Teresa, segnata da un dolore senza tregua, si spese fino all’ultimo per ottenere la liberazione del marito, sostenuta anche dall’amico Manzoni. Lo scrittore giunse perfino a scrivere una supplica personale al sovrano nel 1830. Ma prima che giungesse una risposta, Teresa si spense il 26 settembre di quello stesso anno, a soli quarantatré anni, nel palazzo dei marchesi Vidiserti a Buccinigo presso Erba.
Il Manzoni, che a lei si ispirò per il personaggio di Ermengarda nell’Adelchi, volle onorarne la memoria dettando l’epitaffio posto nel Mausoleo Casati Stampa di Soncino, nel cimitero di Muggiò.

La città di Varese, che le ha dedicato una strada che sale verso il colle Campigli, custodisce così il ricordo di una donna che, con la sua forza e la sua fedeltà, rappresentò non soltanto l’amore coniugale, ma anche il sacrificio e la speranza di un’Italia libera.
Fausto Bonoldi
