Vittorio Tavernari, lo scultore che scelse Varese

Il 28 settembre 1919 nasceva a Milano Vittorio Tavernari, uno dei protagonisti della scultura italiana del secondo dopoguerra. Varese divenne la sua città: vi si stabilì nel 1944, vi costruì la propria vita insieme alla moglie Piera Regazzoni e vi rimase fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1987.

Figlio di un pittore e restauratore, Tavernari si avvicinò presto all’arte. Tra il 1935 e il 1938 studiò alla Scuola del Marmo di Milano, diretta da Francesco Wildt. Negli anni successivi sperimentò materiali e linguaggi diversi, dal legno alla pietra, dal gesso al bronzo, senza abbandonare il disegno e l’incisione. Durante il servizio militare, trascorso tra Varese e Como, entrò in contatto con gli artisti del gruppo astrattista comasco.

A Varese sposò Piera Regazzoni, violinista. La loro casa divenne un luogo d’incontro per artisti e scrittori. Tavernari partecipò anche al dibattito culturale del dopoguerra: fu tra i fondatori della rivista Numero e, nel 1946, tra i firmatari del Manifesto del Realismo, conosciuto come Oltre Guernica.

La sua ricerca ottenne riconoscimenti ben oltre il territorio varesino. Nel 1964 ebbe una sala personale alla Biennale di Venezia; nel 1973 il Musée Rodin di Parigi gli dedicò una grande mostra. Eppure, per ritrovare Tavernari non occorre andare lontano: Varese conserva opere che fanno parte della vita quotidiana della città, tra cui il Totem di via Albuzzi e il Crocifisso ligneo nella basilica di San Vittore, ricordati anche nella ricostruzione storica condivisa per questa ricorrenza.

Nel giorno della sua nascita, la storia di Tavernari invita a guardare con più attenzione anche le opere che incontriamo lungo le strade di Varese. Dietro quelle forme c’è il percorso di un artista che portò il proprio lavoro nei grandi musei e lasciò alla città una parte visibile della sua eredità.

Fonti:

«Varesini nel Famedio di Giubiano » di Fausto Bonoldi