Venegono Stregata, la storia delle streghe tra memoria e leggenda

Aleggia un sottile confine, quasi impercettibile, tra la polvere del tempo e le ferite ancora aperte della nostra storia.
Domenica 4 ottobre, tra le antiche e suggestive mura del Castello dei Missionari Comboniani a Venegono Superiore, quel confine si è dissolto.
Nell’ambito della kermesse Venegono Stregata, l’evento “Streghe oltre la leggenda” ha saputo trasformare una pagina dolorosa del passato in un’esperienza collettiva di profonda emozione, riflessione e riscoperta.
Non è stata semplicemente una rievocazione, e nemmeno una notte di suggestioni gotiche, bensì di un atto di giustizia storica e morale.

Varcare la soglia del castello ha significato ricalpestare la terra in cui, nel lontano 1520, si consumò una tragedia dimenticata. In quell’anno buio, nel territorio di Venegono, donne in carne ed ossa, madri, figlie, sorelle, custodi di saperi antichi, vennero ingiustamente accusate di stregoneria, rinchiuse nelle celle del castello e infine condannate a morte, arse vive sullo sfondo del vicino Monte Rosso.
Domenica sera, grazie all’intensità del racconto teatrale e alla forza evocativa del luogo, quei nomi e quei volti sono riemersi dall’oblio: attraverso una narrazione intensa e partecipata è stata restituita loro la dignità di persone reali, strappate alla vita dall’ignoranza, dalla paura e dall’intolleranza.

Eventi come questo ci ricordano più che mai di quanto la storia non debba rappresentare un monologo polveroso chiuso nei libri, ma un dialogo vivo con il presente.
Conoscere la vicenda delle “streghe” di Venegono rappresenta un dovere civile, poiché per secoli, la storia è stata scritta dai carnefici o dai giudici.
Rileggere questi eventi significa ribaltare la prospettiva, dando voce agli ultimi e agli oppressi. Durante la caccia alle streghe del Cinquecento si nutriva dello stesso identico veleno che alimenta ogni forma moderna di capro espiatorio: la paura del diverso, l’odio immotivato verso l’emarginato, il sospetto verso chi possiede conoscenze o libertà non allineate.
Come è emerso con forza vibrante, tra le pietre del Castello dei Comboniani, i luoghi carichi di memoria collettiva devono diventare presidi di consapevolezza in quanto raccontare è il primo passo per curare il passato e costruire una comunità più aperta, illuminata e rispettosa.

La serata si è fatta portavoce di un messaggio potente, attraverso cui il passato riaccende le sue ombre ed il presente può, e deve, scegliere di portare la luce.

Condividere questa storia, parlarne fuori da qui, portarla nelle scuole, tra i giovani e nei nostri dialoghi quotidiani significa fare in modo che quel dolore non sia stato vano. Significa promettere a quelle donne del 1520 che non saranno mai più sole, dimenticate o scambiate per semplici maschere di una leggenda.

Cultura e memoria sono i nostri scudi migliori contro il ritorno delle tenebre.
E grazie a questa rassegna e a tutto il prezioso lavoro di comune, istituzioni, volontari ed associazioni, a Venegono Superiore, abbiamo acceso una torcia che non deve più spegnersi.