Oggi, 10 ottobre, giorno in cui la Chiesa celebra San Daniele Comboni, missionario instancabile e fondatore dei Frati Comboniani, è impossibile non ricordare che la loro attuale sede, il Castello di Venegono Superiore, fu cinque secoli fa teatro di un dramma ben diverso: il processo alle streghe del 1520, uno dei più documentati e terribili dell’Inquisizione lombarda.
🔥 Il processo alle streghe di Venegono Superiore (20 marzo 1520)
Tra il Castello dei Comboniani e le fiamme dell’Inquisizione
Siamo agli inizi del XVI secolo. A Venegono Superiore, piccolo borgo collinare immerso nei boschi del Varesotto, sorgeva la dimora fortificata del conte Fioramonte Castiglioni, signore del luogo e militare al servizio dei francesi. L’uomo, noto per la sua rivalità con i Pusterla di Venegono Inferiore, nel 1515 aveva usurpato i loro beni e il castello, ma pochi anni dopo sarebbe caduto in disgrazia, morendo in povertà nel 1540.
Proprio nel suo castello — che oggi ospita il noviziato comboniano — il 20 marzo 1520 si aprì un processo destinato a imprimersi nella memoria collettiva. Sei donne, provenienti dai villaggi di Venegono, Vedano, Castiglione, Binago, Appiano e Monello, furono accusate di stregoneria: Elisabetta Oleari, Margherita e Caterina Fornasari, Antonina Del Cilla, Maddalena Del Merlo, Majnetta Codera e Giovannina Vanoni.
Le imputazioni riflettevano il clima superstizioso e persecutorio del tempo: le donne, si diceva, avevano avuto rapporti carnali con il demonio — apparso loro sotto il nome di Martino — e compiuto incantesimi contro bambini e animali. Il tutto sotto la minaccia costante della tortura, strumento “rituale” dell’Inquisizione per estorcere confessioni.
La prima a essere interrogata fu Margherita Fornasari, accusata da un uomo, Giacomo da Seregno, appena arso vivo a Monza per gli stessi reati. Sotto minaccia, Margherita fu costretta a fare nomi. Una catena di delazioni e sospetti travolse altre donne, tra cui Elisabetta Oleari, che proclamò la propria innocenza fino all’ultimo, sopportando le torture senza mai confessare.
La sentenza fu spietata: sei donne condannate al rogo nella piazza antistante la chiesa di Santa Maria, accanto al castello. Una settima morì durante gli interrogatori, e il suo corpo, già sepolto, fu riesumato e bruciato.
Quel documento, noto come Processus Strigiarum, è giunto fino a noi e rappresenta una delle rarissime testimonianze dirette di un processo per stregoneria nel Ducato di Milano.
Nel maggio 2022, un progetto curato da Carlo Arrigoni ha ridato voce a quella tragica vicenda: nel Parco Pineta è stato inaugurato il Sentiero delle Streghe, un percorso di circa due chilometri che ripercorre, tappa dopo tappa, la storia delle donne arse vive nel 1520.
Oggi, passeggiando lungo quel sentiero che si snoda ai piedi del Monte Rosso — un tempo teatro di superstizione e dolore — si respira un silenzio diverso.
Là dove le fiamme della paura bruciarono la libertà e la vita, sorgono ora pace, memoria e spiritualità: quella dei Padri Comboniani, che da quel castello di Venegono Superiore continuano, nel nome di San Daniele, a portare luce e speranza nel mondo.

