Un delitto, due solitudini. Ma soprattutto molte domande. Questa mattina, alla libreria Ubik di Varese, abbiamo avuto il piacere e la fortuna di incontrare lo scrittore Emiliano Bezzon, arrivato in città per presentare il suo nuovo romanzo “Ti ho visto morire”, edito da Golem Edizioni.
A tenere le fila di un incontro che, molto presto, ha superato i confini della semplice presentazione letteraria è stato Luigi Manco, presidente dell’associazione La Varese Nascosta e editore di VareSempre capace di accompagnare autore e pubblico dentro una conversazione fatta di libri, cronaca, esperienza professionale e inevitabili interrogativi sull’animo umano.
Il romanzo di Bezzon parte da due vite apparentemente lontane.
Da una parte una giovane escort trovata morta nel proprio appartamento a La Spezia e l’indagine che prende il via intorno alla sua morte. Dall’altra un medico, solo, con una vita sociale e affettiva quasi inesistente, che ogni giorno viaggia in treno tra Genova e La Spezia e che, proprio da quel treno, crede di assistere all’uccisione di una donna.
Due solitudini destinate a sfiorarsi all’ombra di un delitto.
Ma sarebbe riduttivo fermarsi alla trama.
Perché quando si parla di noir, quando si parla di cronaca nera, inevitabilmente si finisce per parlare anche di noi.
Di quella curiosità, talvolta quasi morbosa, che ci spinge ad ascoltare, commentare, formulare ipotesi, cercare spiegazioni davanti ai grandi casi di cronaca. Gli stessi che ogni giorno entrano nelle nostre case attraverso televisioni, giornali e social network e che finiscono, nel bene e nel male, per diventare parte delle nostre conversazioni quotidiane.
Ed è proprio qui che l’incontro di questa mattina è diventato ancora piu interessante.
Perché Emiliano Bezzon quel mondo non lo conosce soltanto attraverso la scrittura. Lo frequenta anche professionalmente, intervenendo come commentatore televisivo sui casi di cronaca nera e confrontandosi con criminologi, psichiatri e professionisti che quei casi li studiano.
Eppure lo fa con una caratteristica che abbiamo ritrovato anche questa mattina: la misura.
Bezzon non ha bisogno di alzare la voce. Non cerca la frase ad effetto. Non invade territori che non gli appartengono.
Tocca argomenti delicatissimi quasi in punta di piedi, con puntualità e discrezione, lasciando spesso che siano i fatti, le contraddizioni e soprattutto le persone a raccontare molto più delle parole.
Forse è anche per questo che il pubblico presente alla Ubik avrebbe continuato ad ascoltare per ore.
Perché quando davanti si hanno due professionisti come Emiliano Bezzon e Luigi Manco, la presentazione di un romanzo diventa inevitabilmente qualcosa di più: nasce il desiderio di scandagliare il loro lavoro, capire cosa significhi confrontarsi con certe storie, interrogarsi sul confine tra informazione, curiosità, rispetto e spettacolarizzazione.
E le domande potrebbero essere infinite.
Ma, per il momento, torniamo al libro.
Perché adesso Ti ho visto morire è nelle nostre mani e sarà interessante scoprire cosa accade quando un uomo che quotidianamente osserva e commenta alcune delle pagine più difficili della realtà decide di trasformare quelle suggestioni in narrativa.
Come si riesce a mantenere la distanza?Quanto della realtà entra inevitabilmente nella fantasia?
E quanto, invece, è proprio la finzione a permettere di raccontare ciò che nella cronaca non può essere raccontato?Bezzon consegna il suo romanzo ai lettori senza presunzione, lasciando che siano loro a entrarci dentro.
Del resto Emiliano Bezzon è così.Camaleontico, ironico, a tratti esilarante, dotato di grande intelligenza e carisma. Ma soprattutto osservatore.
Uno di quegli uomini che sembrano ascoltare le parole, certo, ma che probabilmente ancora prima osservano un gesto, un’espressione, una pausa, un atteggiamento.
Questa mattina La Varese Nascosta ha provato a mettere Emiliano Bezzon sotto la propria lente.Abbiamo però il fondato sospetto che, mentre noi osservavamo lui, anche lui stesse osservando noi.
Ed è forse proprio questo il bello degli incontri riusciti: si entra pensando di conoscere qualcosa di più di un libro e si esce con qualche domanda in più sulle persone.
Ora non resta che leggere Ti ho visto morire.E magari, una volta voltata l’ultima pagina, incontrare nuovamente Emiliano Bezzon.
Perché, dopo questa mattina, abbiamo la sensazione che la conversazione sia tutt’altro che conclusa.



