Nel cuore di Varese, tra le sue ville storiche e le vie percorse ogni giorno da studenti e lavoratori, esiste un luogo che da quasi un secolo rappresenta un pilastro educativo e umano: l’Opera Salesiana di Don Bosco. La sua presenza in città affonda le radici nel 1936, quando giunse a Varese per offrire un pensionato per ragazzi, un rifugio e un punto di partenza per giovani in cerca di crescita non solo scolastica, ma anche spirituale e morale.
Fu però il 16 ottobre 1945, all’indomani del secondo conflitto mondiale, che iniziò ufficialmente l’avventura scolastica dei Salesiani a Varese, con l’apertura della Scuola Media. In un Paese che, tra le macerie materiali e morali, cercava di rialzarsi, quell’inaugurazione rappresentò molto più di un semplice evento locale: fu un segno di rinascita, di fiducia, di speranza nel futuro delle nuove generazioni.
A rendere possibile questa presenza fu un gesto di generosità straordinaria: quello della signora Emilia Olgiati Maroni, benefattrice varesina che decise di donare ai Salesiani la propria villa. Nel suo testamento espresse un desiderio profondo e toccante: che la scuola venisse intitolata al figlio Antonio Tullio, scomparso prematuramente. Un dolore privato che si trasformò, attraverso l’Opera Salesiana, in un dono pubblico destinato a migliaia di giovani.
Da quel giorno del 1945, la Scuola Salesiana non ha mai interrotto la sua missione. Anno dopo anno, generazione dopo generazione, ha educato bambini e adolescenti offrendo non solo istruzione, ma valori: il rispetto, l’impegno, la solidarietà, l’amicizia. Nelle aule di quell’istituto sono nati legami che durano ancora oggi, sono maturate vocazioni professionali e spirituali, e molti varesini portano ancora nel cuore l’impronta salesiana – il ricordo di insegnanti che non trasmettevano solo nozioni, ma ascolto e presenza.
Nel panorama educativo cittadino, l’Opera Salesiana è diventata una vera istituzione. Un luogo che, pur adattandosi ai tempi, non ha mai rinunciato al carisma di Don Bosco: educare attraverso l’amorevolezza, guidare i giovani con fermezza e affetto, costruire comunità. Una presenza discreta ma profonda, che ha arricchito Varese non solo culturalmente, ma umanamente.
Ottant’anni dopo, la città riconosce in essa una parte della propria identità. Il portone della scuola non è soltanto un ingresso: è un simbolo di accoglienza, di speranza, di fiducia nel futuro. In quel 16 ottobre del 1945 non si inaugurò soltanto una scuola, ma una promessa: che ogni ragazzo, indipendentemente dalle difficoltà, potesse trovare un cammino, una guida, una famiglia.

Foto: Fernando Cova
