L’umanità di Tolstoj: ne parla Anna Torterolo in Sant’Antonio Abate, piazza della Motta a Varese

di Andrea Bortoluzzi

L’ultimo evento di Apriamo alla Bellezza, la fortunata rassegna culturale organizzata dalla Sezione Varesina di Italia Nostra, è quello della conferenza che si terrà domenica 25 ottobre alle ore 11, in Sant’Antonio Abate, piazza della Motta a Varese, relatrice la Dottoressa Anna Torterolo , storica dell’arte, scrittrice e bibliofila .

Affascinante il tema da lei affrontato , quello dell’ultimo Tolstoj e dei bagliori che dalla sua tenuta di Jasnaja Poliana lo scrittore ormai al crepuscolo della sua vita, irradia sulla cultura europea di fine ottocento coinvolgendo poeti, scrittori, muscisti e artisti. Ecco la presentazione della sua conferenza che la relatrice ha preparato per Varese Sempre.

“Per incontrare quello sguardo da biblico profeta in quel volto patriarcale partivano a centinaia da ogni parte del mondo, affrontando un viaggio non certo comodo. In carrozza, con brevi pezzi in treno, attraversando mari e monti per respirare l’aria che lui stesso respirava, lui, il grande vecchio di Jasnaja Poljana.

Il conte Lev Tolstoj, nato nel 1828, erede di terre e di contadini, aveva scritto libri ancora oggi capaci di ipnotizzare il lettore per intensità di visione e forza epica nel raccontare. “Guerra e pace” ed “Anna Karenina” erano stati fin dal loro apparire un enorme successo editoriale, tradotti in tutte le lingue e amati dagli intellettuali come da un pubblico che andava crescendo.

Giunto alle soglie della vecchiaia, Tolstoj si ferma a pensare e, nonostante le sollecitazioni di editori e giornalisti, abbandona la narrativa e si dedica a riflessioni senza filtri sul senso dell’Esistenza.

Ne nascono saggi come “Che cos’è l’arte?”, saggi affannosi e contraddittori che spezzano l’immagine olimpica dello scrittore, e qualche racconto dedicato al grande tema della morte.

Come muore un uomo? Come muore un albero?

Domande dure ma essenziali cui solo la religione può rispondere.

Tolstoj si avvicinò alla chiesa ortodossa ma ne criticò i compromessi coi valori terreni e questo gli costò la scomunica.

Divenne un personaggio scomodo, amato così…

Le sue opere vennero censurate …..parlavano di pace, dei contadini come detentori del vero significato dell’ Essere.

I suoi scritti arrivarono clandestinamente in Europa e furono tradotti prima in francese poi anche in italiano. Li lessero con emozione i nostri artisti simbolisti, come Segantini e Pellizza.

Intanto nella tenuta di Jasnaja Poljana , sotto il controllo di segretari inviati dallo zar, arrivavano pittori come Repin, scrittori come Gorkj, musicisti come Rubinstein.

Quel grande vecchio che dialogava con la morte divenne un faro per la generazione che stava affrontando il passaggio dalla civiltà contadina all’alba dell’industria, così Giacomo Balla ed Helios Gagliardi fecero ritratti di Tolstoj traendoli da foto che venivano tenute vicino come tesori.

Personalmente, ho comprato, con l’aiuto della amica Letizia, un libro di foto inedite del vecchio Tolstoj. Anch’io me lo tengo vicino ma lo mostro con piacere per ritrovare un po’ di quella umanità senza confronto che dormicchia in quello sguardo, tra le betulle innevate a Jasnaja Poljana,”.