Milano-Varese, la rivoluzione del primo treno elettrico

Nell‘ottobre del 1901, mentre gran parte dell’Italia viaggiava ancora a bordo di treni trainati da locomotive a vapore, lungo la ferrovia Milano–Varese si stava compiendo una piccola, grande rivoluzione.
Proprio in quei giorni prendeva avvio una delle esperienze più innovative della storia ferroviaria italiana: l’introduzione della trazione elettrica con alimentazione a terza rotaia.

Le fonti storiche non sono del tutto uniformi nell’indicare le date delle prime fasi di attivazione del sistema. Alcune testimonianze fanno riferimento al 14 ottobre 1901, mentre il 16 ottobre viene generalmente ricordato come la data di apertura del servizio regolare a trazione elettrica.

Al di là di questa distinzione cronologica, resta il valore straordinario dell’avvenimento: agli inizi del Novecento, il collegamento tra Milano e Varese diventava uno dei protagonisti della modernizzazione ferroviaria nazionale. Una trasformazione che avrebbe cambiato il modo di viaggiare e contribuito allo sviluppo economico e sociale del territorio varesino.

All’inizio del Novecento Varese stava attraversando un periodo di grande trasformazione. Le industrie si sviluppavano, i commerci crescevano e il turismo assumeva un ruolo sempre più importante nell’economia locale. I collegamenti con Milano erano fondamentali per accompagnare questa crescita.

Fu proprio sulla linea Milano–Gallarate–Varese che la Società per le Strade Ferrate del Mediterraneo decise di introdurre un innovativo sistema di trazione elettrica, destinato a rappresentare una delle esperienze pionieristiche nel panorama ferroviario nazionale.

La particolarità del progetto era l’utilizzo della cosiddetta terza rotaia, un sistema di alimentazione elettrica molto diverso da quello che siamo abituati a vedere oggi. Accanto ai due binari sui quali scorrevano le ruote del treno era collocata una rotaia supplementare, alimentata a corrente continua a 650 volt.
Attraverso appositi pattini metallici, i convogli raccoglievano l’energia necessaria ad alimentare i motori elettrici.Non servivano quindi i fili sospesi sopra i binari, come avviene nella maggior parte delle ferrovie moderne.

Era una soluzione tecnologica avanzata per quei tempi, che richiedeva particolari accorgimenti tecnici e di sicurezza. Per il nuovo servizio vennero realizzate venti elettromotrici, numerate da 5111 a 5130, alle quali si aggiungevano altrettante carrozze rimorchiate. I convogli furono costruiti dalle Officine Meccaniche di Milano, con apparecchiature elettriche della statunitense General Electric.

Inizialmente il servizio prevedeva sette coppie di treni al giorno, ma il successo dell’iniziativa portò rapidamente a un potenziamento dei collegamenti. L’elettrificazione offriva importanti vantaggi: una maggiore flessibilità nell’organizzazione del servizio, una riduzione dell’impiego delle locomotive a vapore e nuove possibilità di sviluppo per il trasporto dei passeggeri.

Per i viaggiatori dell’epoca doveva essere uno spettacolo sorprendente osservare quei convogli muoversi senza le grandi nuvole di fumo che caratterizzavano le tradizionali locomotive. Era il progresso che diventava realtà.
L’esperimento ebbe risultati così incoraggianti che, pochi mesi dopo, il sistema venne ulteriormente ampliato. Il 15 giugno 1902 la trazione elettrica raggiunse anche Porto Ceresio, estendendo il collegamento fino alle rive del lago di Lugano.

Si consolidava così il sistema ferroviario che sarebbe diventato famoso con il nome di Ferrovie Varesine. Per Varese e il suo territorio si trattava di un passaggio fondamentale. La ferrovia non rappresentava soltanto un mezzo di trasporto, ma uno strumento di crescita economica e sociale, capace di favorire gli spostamenti dei lavoratori, gli scambi commerciali e l’arrivo dei visitatori.

Milano, Gallarate, Varese e Porto Ceresio diventavano parte di un collegamento moderno che anticipava il futuro della mobilità ferroviaria. Il sistema di alimentazione a terza rotaia rimase in funzione per quasi mezzo secolo.
Con il passare degli anni, l’evoluzione delle tecnologie ferroviarie portò all’affermazione dell’alimentazione elettrica mediante linea aerea, considerata più adatta alle nuove esigenze della rete.

Il 24 marzo 1951 si concluse l’esperienza della terza rotaia sulle Ferrovie Varesine. Terminava così un capitolo straordinario della storia ferroviaria lombarda, iniziato quando l’elettricità applicata ai trasporti rappresentava ancora una sfida tecnologica.
Oggi siamo abituati a considerare il treno elettrico una presenza normale nella nostra vita quotidiana. Ma proviamo a immaginare lo stupore dei viaggiatori di quel lontano 1901.

Un treno capace di muoversi grazie a una forza invisibile, senza il fumo della locomotiva a vapore e con un sistema di alimentazione completamente nuovo, doveva apparire come una conquista straordinaria. E quella conquista passava proprio dal nostro territorio.
La storia della ferrovia elettrica Milano–Varese ci restituisce l’immagine di una città e di una provincia che, già agli inizi del Novecento, partecipavano attivamente alle grandi trasformazioni industriali e tecnologiche del Paese.

Una Varese moderna, intraprendente, proiettata verso il futuro. Una città che, grazie anche alla ferrovia, rafforzava il proprio legame con Milano e con il resto della Lombardia, aprendo nuove prospettive per l’industria, il commercio e il turismo. Perché, oltre un secolo fa, il futuro delle ferrovie italiane passava anche da qui. E correva lungo una terza rotaia.