Nasce Gianni Rodari, il grande scrittore che trasformò il Lago di Varese in una leggenda

Il 23 ottobre 1920 nasceva Gianni Rodari, uno dei più importanti autori italiani della letteratura per l’infanzia. Un legame particolare lo unisce al territorio varesino: ancora giovanissimo, dedicò un racconto al Lago di Varese e alla chiesetta della Santissima Trinità di Gavirate, trasformando un angolo del nostro paesaggio in una suggestiva leggenda.

Gianni Rodari nacque il 23 ottobre 1920 a Omegna, sulle rive del Lago d’Orta. Figlio di un fornaio, trascorse parte dell’infanzia nel paese natale, prima di trasferirsi con la famiglia a Gavirate, dopo la prematura morte del padre, avvenuta nel 1929.

Fu proprio nel Varesotto che Rodari trascorse anni fondamentali della sua formazione. Frequentò le scuole, studiò per diventare maestro e iniziò a coltivare quella passione per la lettura e la scrittura che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.

Dopo le prime esperienze nell’insegnamento, intraprese la carriera giornalistica, collaborando con diverse testate. Progressivamente si dedicò alla letteratura per ragazzi, rivoluzionandone il linguaggio attraverso l’ironia, la fantasia e una straordinaria capacità di osservare il mondo con gli occhi dei bambini.

Tra le sue opere più celebri ricordiamo Le avventure di Cipollino, Favole al telefono, Filastrocche in cielo e in terra, Il libro degli errori e La grammatica della fantasia, pubblicata nel 1973, un’opera che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per insegnanti ed educatori.

Nel 1970 ricevette il prestigioso Premio Hans Christian Andersen, uno dei massimi riconoscimenti internazionali per la letteratura destinata all’infanzia. Morì a Roma il 14 aprile 1980, a soli 59 anni.

La leggenda del Lago di Varese e della Santissima Trinità

Il rapporto tra Gianni Rodari e il territorio varesino non fu soltanto biografico. I paesaggi, i paesi e le atmosfere della provincia entrarono presto anche nella sua immaginazione letteraria.

Nel 1936, quando aveva appena sedici anni, scrisse un racconto intitolato Leggenda del Lago di Varese e della Chiesetta della Santissima Trinità di Gavirate.

La storia prende avvio da una considerazione semplice e suggestiva: ogni lago possiede una propria leggenda, ma quello di Varese sembra esserne privo. Rodari decide così di inventarne una, mescolando il fascino del paesaggio invernale, la tradizione religiosa e la fantasia popolare.

Protagonista del racconto è un cavaliere errante che, durante un inverno particolarmente rigido, attraversa la pianura tra Comerio e Gavirate.

Tutto è ricoperto di neve. Il paesaggio appare come un’immensa distesa bianca, tanto che il cavaliere, ignaro del pericolo, procede tranquillamente con il proprio cavallo.

Soltanto una volta raggiunto il villaggio scopre di aver attraversato non un prato, ma il Lago di Varese completamente ghiacciato.

Una vecchina gli rivela allora quanto sia stato straordinario il suo passaggio: il ghiaccio avrebbe potuto rompersi sotto gli zoccoli del cavallo, trascinandolo nelle acque gelide.

Il fatto viene interpretato come un miracolo, un segno della protezione divina.

Profondamente riconoscente, il cavaliere decide di lasciare agli abitanti una somma di denaro affinché venga edificata una piccola chiesa dedicata alla Santissima Trinità.

Nasce così, nella fantasia del giovane Rodari, la spiegazione leggendaria dell’origine della chiesetta di Gavirate, lungo la strada del Sasso, in posizione panoramica sul lago.

Un lago che diventa poesia

La parte forse più suggestiva del racconto è quella conclusiva, quando Rodari invita idealmente il lettore a fermarsi presso la chiesetta e a osservare il lago.

Il paesaggio non è più soltanto uno scenario naturale, ma diventa un luogo popolato da ricordi, antiche presenze e storie dimenticate.

Nelle sue acque sembrano sopravvivere le voci di un passato lontanissimo, quasi che il lago custodisse, sotto la propria superficie, la memoria di un mondo scomparso.

È un’immagine che rivela già alcuni tratti del futuro grande scrittore: la capacità di trasformare un luogo familiare in uno spazio fantastico, di partire dalla realtà quotidiana per costruire racconti capaci di sorprendere.

Naturalmente, quella narrata da Rodari è una leggenda letteraria, non una ricostruzione storica delle origini dell’edificio religioso. Ma proprio in questo consiste il fascino del racconto: offrire al paesaggio una seconda vita, quella dell’immaginazione.

Il legame con Gavirate e il Varesotto

Gavirate occupa un posto importante nella biografia di Gianni Rodari. Qui trascorse gli anni della giovinezza e maturò alcune delle esperienze che avrebbero contribuito alla sua formazione umana e culturale.

Il Lago di Varese, le colline circostanti e i piccoli centri della provincia costituirono dunque una parte del mondo nel quale crebbe il futuro autore di Favole al telefono.

La leggenda della Santissima Trinità rappresenta una testimonianza particolarmente significativa di questo legame, perché ci restituisce un Rodari ancora adolescente, prima della notorietà internazionale, già capace di guardare ai luoghi conosciuti attraverso il filtro della fantasia.

Oggi, 23 ottobre 2026, a 106 anni dalla sua nascita, ricordare Gianni Rodari significa anche riscoprire questa pagina poco conosciuta della storia culturale varesina.

E forse il modo migliore per rendergli omaggio è proprio quello suggerito dal suo racconto: fermarsi davanti al Lago di Varese, osservare l’acqua e immaginare, per un istante, quel cavaliere che attraversa leggero la distesa ghiacciata.

Perché, come ci ha insegnato Gianni Rodari, anche dietro un paesaggio che crediamo di conoscere può nascondersi una storia meravigliosa.