di Bruno Belli
Con questa terza parte dedicata al «Sacro Monte» si conclude il percorso lungo la «Via Sacra del Rosario» significativo esempio di fede e d’arte del XVII secolo Varesino.
Due settimane fa eravamo arrivati alla XIV cappella: ora, da essa, ci muoviamo verso il Santuario che, come già detto, rappresenta la XV stazione del Rosario, la Glorificazione di Maria.
IL «MOSE’».
Di fronte a noi, prima di svoltare a sinistra per salire l’ultimo tratto che ci manca per giungere al Santuario – ed al Convento delle Romite di cui ho già parlato qualche settimana fa – si presenta una poderosa opera artistica, chiara e luminosa, sormontata da una terrazza, si tratta della «Fontana del Mosè» detta anche «Edicola del Mosè» per la sua forma che richiama direttamente i templi classici dell’antichità.
Fino all’inizio dell’Ottocento, pellegrini che qui giungevano vedevano una nuda roccia sormontata dal Convento.
L’edicola con fontana, la cui acqua proveniva dal Campo dei Fiori, progetto dell’architetto viggiutese Francesco Maria Argenti (1783 – 1818) , infatti, fu edificata tra il 1803 ed il 1817: il disegno originario prevedeva una fontana neoclassica scandita da quattro colonne e tre nicchie arricchite da statue, ma non fu completata in questo modo. Si può vedere il progetto ligneo originale, oggi, presso il Museo di «Villa Mirabello» (vedi la foto 5).
Nel 1831 fu posta nella nicchia centrale la statua del Mosè, scolpita dal ravennate Gaetano Monti. Per il viso e per la plasticità della figura di Mosè il Monti si ispirò direttamente alla statua di Michelangelo (1513 – 1515) posta sulla tomba non finita destinata al pontefice Giulio II della Rovere nella Basilica di S. Pietro in Vincoli a Roma.
IL SANTUARIO.
Il Santuario conserva la statua lignea della Madonna col Bambino, di autore ignoto, databile al XIV secolo, posta sull’imponente altare marmoreo – pesa 150 tonnellate – di Giuseppe Rosnati ed il ricco pallio è pregevole opera di Ludovico Pogliaghi. La madonna fu solennemente incoronata il 5 luglio 1739 con festeggiamenti che durarono otto giorni. L’origine del Santuario, come già detto, risalgono all’Alto Medioevo (V – VI secolo).
Un fatto è certo: la prima chiesa è sicuramente preromanica (avevamo già parlato della cripta, quando trattammo i secoli X –XII). Nella seconda metà del XV secolo si apportarono modifiche per opera del celebre architetto Bartolomeo Gadio, quindi, poco alla volta si arrivò alla struttura del XVIII secolo.
Nella Cappella del Battisero si conserva tuttora un bel pavimento in maiolica, costituito da pregevoli ambrogette quadrate dipinte di azzurro con intrecci curvilinei quadrilobati che includono imprese degli Sforza. Il bel portale absidale che si apre all’esterno della Basilica è del 1532. Nel XVII secolo, appunto il Bernascone costruì il Campanile, in rapporto a quello della Basilica di S. Vittore.
L’interno del Santuario è ricco di stucchi e dorature. La volta centrale è affrescata da Giovan Mauro della Rovere, detto il Fiamminghino, per una certa influenza della pittura fiamminga che lo contraddistingue («Le Sibille»). La cupola fu decorata da Giuseppe Baroffio nel 1757, mentre le figure in essa sono opera di Francesco Maria Bianchi di Fogliaro.
Nel fondo della navata di sinistra è posto l’altare della «Presentazione al tempio», con statue in legno del XVIII secolo e la parete affrescata dai pittori Lampugnani (trovati già operanti nella XIV cappella) rappresenta un Presepe. A metà navata destra è la «Cappella dell’Addolorata», costruita dal Canonico Martignoni (1693) con una bella pala d’altare, il «Commiato di Cristo dalla Madre» di Stefano Maria Legnani detto il Legnanino; la porticina del tabernacolo rappresenta la «Cena di Emmaus» sempre del Legnanino.
Sempre a destra, l’«Adorazione dei magi», in legno, di Andrea Retondi, più noto come Andrea da Saronno o Andrea da Milano (Saronno, 1475 – Milano, 1547 circa), l’autore della Madaonna Addolorata che si venera nella Basilica di San Vittore a Varese. In una nicchia si ammira l’«Annunciazione» (1983), opera dello scultore Enrico Manfrini. Verso l’’ingresso laterale degno di nota il «Battistero» (fonte battesimale) con altorilievi di Ludovico Pogliaghi (1894).
Guardando verso l’altare maggiore, sulla destra troviamo la «Cappella delle Beate» che conserva le spoglie delle romite Caterina e Giuliana, fondatrici del Monastero. Gli affreschi delle pareti e della volta sono opera del milanese Antonio Busca.
LA GROTTA DELLE BEATE.
Lungo la strada delle cappelle, presso la VII, in un anfratto della roccia, lungo il muraglione, è stata creata al «Grotta delle Beate», simile a quella dove Caterina e Giuliana conducevano la vita da eremite prima della fondazione del Monastero (1474). Le due statue interne che le rappresentano sono opera di Francesco Silva.
«LA FUGA IN EGITTO»: DAL NUVOLONE A GUTTUSO.
Resta, tornando verso l’inizio della Salita Sacra, l’opera «La Fuga in Egitto» di Renato Guttuso, un acrilico posto sul muro accanto alla terza cappella, dove era anticamente stato dipinto un affresco con il medesimo soggetto da Francesco Nuvolone e, quindi, rifatto da Gerolamo Poloni. Vediamo meglio.
Presso il «Museo Baroffio» del Sacro Monte si conserva un documento importantissimo che permette di ammirare, nel disegno preparatorio, l’originale «Fuga in Egitto» di Carlo Francesco Nuvolone (1609 – 1661) presso la Terza Cappella: si tratta, per l’appunto, del disegno preparatorio, datato 1654, schizzato in matita rossa su carta, misure cm- 33 X 39, INV. 7 Quando Guttuso affrescò il muro presso la Terza Cappella coprendo quello che era rimasto degli affreschi precedenti, ci furono numerose polemiche ed, ancora oggi, si tratta di un’opera piuttosto discussa del maestro originario di Bagheria.
Il disegno preparatorio del Nuvolone (foto 27 e 28) è per noi, oggi, una testimonianza di massima importanza: si tratta dell’unico originale relativo all’affresco perduto che Carlo Francesco Nuvolone realizzò, mentre, all’interno della Terza cappella, aveva dipinto l’«Annuncio ai pastori», l’«Adorazione dei Magi», il «Sogno di Giuseppe», la «Partenza per l’Egitto», la «Strage degli innocenti», soggetti che è possibile, tuttora, ammirare. Nel 1650 il pittore aveva già affrescato la Quinta Cappella, con la collaborazione di Francesco Villa; l’anno seguente, nella stessa (1651), aveva colorito le statue della «Disputa di Gesù nel tempio» di Francesco Silva. La «Fuga in Egitto» del Nuvolone fu quasi totalmente rifatta dal pittore Gerolamo Poloni (1877 – 1954) che, diretto da Lodovico Pogliaghi, negli anni Venti del XIX secolo, eseguì interventi radicali al Sacro Monte, togliendo talvolta l’intonaco originario per rifare gli affreschi più compromessi, come avvenne, ad esempio, per quelli interni della Sesta Cappella.
La figurazione che si poteva ammirare prima dell’intervento di Guttuso era, in gran parte, il rifacimento novecentesco. Proprio descrivendo questo intervento, Costantino Del Frate lodò Poloni quale «perfetto secentista» che ricostruì «dove il salnitro aveva inesorabilmente distrutto (…) conservando l’esattezza nel concetto e nella forma» (Costantino Del Frate, «Santa Maria del Monte sopra Varese», 1933, p. 55 e fig. n. 41).
La foto pubblicata dal Del Frate (che non fa cenno al disegno, allora probabilmente non ancora entrato nel patrimonio del Museo) è molto interessante, anche perché lo stato di conservazione, essendo da pochi anni intervenuto il Poloni, permette di leggere meglio il disegno che, invece, era quasi cancellato all’inizio degli anni Ottanta: la scena era ambientata in un paesaggio arioso inquadrato a destra da una nobile architettura. Non mancava l’elemento apocrifo della palma che piegò a terra l’alta chioma, offrendo i suoi frutti per sfamare la Sacra Famiglia (si noti il particolare dell’angelo che porta alcuni datteri). Nel disegno l’attenzione è incentrata su Giuseppe, Maria e Gesù. Giuseppe, che indossa un largo cappello, cammina aiutandosi con un bastone, mentre, sulla spalla, trasporta il fardello con le poche masserizie personali. Maria siede sull’asino guardando con dolcezza Gesù.
Come ha fatto notare Laura Marazzi, ex conservatrice al «Museo Baroffio», vale la pena sottolineare come «pur senza entrare nel merito del rapporto del Nuvolone con la pittura di Bartolomé Esteban Murillo, suscitano qualche suggestione le similitudini della «Fuga» al Sacro Monte con la «Fuga in Egitto» del maestro spagnolo, oggi a Palazzo Bianco a Genova, solo di pochi anni precedente». La tela di Murillo fu dipinta, infatti, tra il 1645 ed il 1650.
Si trattava, pertanto, di un’opera d’importanza storica, oltre che artistica, purtroppo, perduta, sebbene Renato Guttuso, pur interpretando il medesimo soggetto secondo la propria sensibilità con una visione più “moderna” dell’episodio, resti fedele, per lo meno, al nucleo centrale dell’originale, rappresentato dalla Sacra Famiglia che corre verso l’Egitto, colta nella medesima prospettiva, dal lato destro verso quello sinistro.
Sul riscontro di molte testimonianze di Varesini che videro lavorare all’opera nei primi anni Ottanta, giova inoltre ricordare che l’acrilico fu eseguito, per lo più, su pannello originale di Guttuso, da Amedeo Brogli, noto a molti quale scenografo del film «E la nave va» di Fellini.
Il Maestro di Bagheria si dedicò, in articolare ai ritocchi, come lo spostamento continuo di una zampa della capra.
Bibliografia minima (per approfondire):
- AA.VV. Varese: vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1977
- Luigi Ambrosoli, Varese, storia millenaria, Varese, Macchione Editore, 2002
- Mario Bertolone, Varese, le sue castellanze e i suoi Rioni, Milano, Faccioli, 1952
- Leopoldo Giampaolo, Varese. Sintesi storca, Varese, Litotipografia Verbano, 1977
- Luigi Brambilla, Varese e il suo circondario, Varese, Tipografia Ubicini, 1874
- Luigi Borri, Documenti Varesini, Varese, Macchi e Brusa Editori, 1891
- Silvano Colombo, Conoscere il Sacromonte (sic), Guida akke Cappelle, al Santuario ed ai Musei del Sacro Monte sopra Varese, Varese, Edizioni Lativa, 1982
- Costantino Del Frate, «Santa Maria del Monte sopra Varese», Stabilimeto Civiccioni, 1933
- Carlo Alberto Lotti, Santa Maria del Monte sopra Varese, Arti grafiche Amilcare Pizzi, 2000
[Le singole foto, alcune tratte dalle pubblicazioni in Bibliografia, altre di mia proprietà o reperite sul web, come sempre, sono accompagnate da didascalie e da qualche notizia specifica in relazione al testo].
- Particolare della vetta del Sacro Monte, con la Fontana del Mose, foto del 1870.
- La «Fontana del Mosè».
- Particolare della statua di Mosè, opera del ravennate Gaetano Monti.
- Particolare del Mosè di Michelangelo, cui guardò Gaetano Monti per il volto.
- Modello in legno della «Fontana del Mosè» di Francesco Maria Argenti (1783 – 1818), Musei Civici di «Villa Mirabello», Varese.
- Crocifissione in legno dorato del XV secolo c.a. conservata nel Convento delle Romite (foto 1950 c.a)
- Cripta del Santuario: «Natività», affresco del secolo XIV (foto 1950 c.a)
- Cripta del Santuario: «Cristo tra S. Giovanni Battista ed un Evangelista», affresco del XIV secolo (foto 1950 c.a)
- Il Campanile del Santuario, opera di Giuseppe Bernascone.
- Santuario: la «Madonna con il Bambino» (sec. XIV) posta sull’altare.
- Santuario: la «Madonna con il Bambino» (sec. XIV) senza veste.
- Santuario: la navata principale. Si noti la ricchezza degli stucchi e degli affreschi delle volte.
- Santuario: l’altare maggiore (foto 1950).
- Santuario: tiburio ottagonale e volta della «Cappella Martignoni».
- Santuario: la «Cappella delle Beate», con le spoglie di Caterina e di Giuliana, poste sotto l’altare. Tutti gli affreschi sono opera di Antonio Busca 81625 – 1684).
- Veduta della XIV cappella – tra le più pregevoli opera architettoniche della Salita del Rosario – in una foto del 1870.
- Incisione del XVIII secolo che presenta le Cappelle del Sacro Monte di Varese.
- Veduta dallo stradone delle Cappelle, foto del 1950.
- Veduta dell’VIII Cappella, foto del 1950-51.
- Particolare del «Cristo» negli affreschi della «Flagellazione» opera del Morazzone, in una rara fotografia del 1951.
- Interno della «Grotta delle Beate».
- Salita al Sacro Monte in portantina, celebre incisione del XIX secolo.
- Veduta del Sacro Monte e della «Via Sacra» da Sant’Ambrogio – Robarello, incisione della prima metà del XIX secolo.
- Veduta del Sacro Monte, foto del 1950 circa.
- Interessante fotografia didascalica con la veduta del Campo dei Fiori e del Sacro Monte, scattata a metà anni Quaranta del XX secolo.
- Mappa della «Via Sacra» (Mario Bertolone, 1952).
- Francesco Nuvolone (1609 – 1661): disegno preparatorio, datato 1654, schizzato in matita rossa su carta, misure cm- 33 X 39, INV. 7 per la «Fuga in Egitto»; Santa Maria del Monte sopra Varese, Museo Baroffio.
- Particolare del disegno preparatorio per la «Fuga in Egitto» del Nuvolone (1609 – 1661); Santa Maria del Monte sopra Varese, Museo Baroffio.
- «La fuga in Egitto», ricreata da Girolamo Poloni, foto del libro di Costantino Del Frate, «Santa Maria del Monte sopra Varese», 1933, p. 55 e fig. n. 41.
- «La fuga in Egitto» di Nuvolone – Poloni (anni 20 del XX secolo), in particolare dalla stessa foto del 1933.
- «La fuga in Egitto» di Nuvolone – Poloni (anni 20 del XX secolo), a metà degli anni Cinquanta del Novecento.
- «La fuga in Egitto» di Nuvolone – Poloni (anni 20 del XX secolo), come appariva negli anni Sessanta del Novecento.
- «La fuga in Egitto» di Esteban Murillo (1618 – 1682), che dimostra la vicinanza tra Nuvolone ed il pittore Spagnolo.
- «La fuga in Egitto» (1983) di Renato Guttuso.
- «La fuga in Egitto» (1983) di Renato Guttuso. Particolare della «Sacra Famiglia».



































