Trenta milioni di euro per il Sacro Monte sono una grande notizia. Possono diventare anche l’occasione per affrontare una questione che Varese si trascina da anni: che cosa vuole fare davvero del suo luogo più conosciuto?
Perché attorno al Sacro Monte le idee non sono mai mancate. Alcune erano persino visionarie. Nel 2008 Giuseppe Leoni immaginò di prolungare idealmente la Via Sacra con cinque nuove opere dedicate ai Misteri della Luce. Coinvolse Giuseppe Panza di Biumo e si fecero nomi come Anish Kapoor, Richard Serra, James Turrell, Robert Irwin e Richard Long. Un progetto da 10-12 milioni di euro che avrebbe affiancato l’arte contemporanea alle cappelle seicentesche. Rimase un’idea.
Sono passate amministrazioni e campagne elettorali. Nel 2016 Davide Galimberti parlava di un Sacro Monte da «portare nel mondo», più vivo e più facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici. Dieci anni dopo, proprio l’accessibilità continua a essere uno dei nodi irrisolti. Nel 2022 il Consiglio comunale approvò la proposta degli Stati Generali del Sacro Monte, pensati per mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, residenti, commercianti e realtà del territorio. Se ne tornò a parlare l’anno successivo. Quegli Stati Generali non si sono mai concrretamente fatti.
Nel frattempo sono arrivati altri finanziamenti. Cinque milioni per la valorizzazione dei siti Unesco di Sacro Monte e Castelseprio, con un accordo e un tavolo tecnico. Ora sul tavolo ce ne sono altri trenta, stanziati dal Ministero della Cultura e annunciati dall’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso.
Ed è proprio la dimensione dell’investimento a rendere difficile accontentarsi dell’ennesimo annuncio.
Il Sacro Monte ha problemi molto concreti: collegamenti, parcheggi, accessibilità, servizi, attività che devono riuscire a vivere tutto l’anno. Residenti e commercianti li segnalano da tempo. Sopra tutto questo rimane una domanda ancora più delicata: come si rende più frequentato e accessibile un luogo fragile senza trasformarlo in qualcosa che non è?
Prima di dividere trenta milioni tra interventi e progetti servirebbe una risposta. E per trovarla potrebbe essere finalmente il momento di fare ciò che era stato annunciato quattro anni fa: chiamare davvero attorno a un tavolo chi conosce, vive, tutela e studia il Sacro Monte. Urbanisti, esperti di mobilità, soprintendenza, residenti, commercianti, istituzioni.
Di idee, in vent’anni, ne abbiamo viste parecchie. Con trenta milioni a disposizione, questa volta non basta averne un’altra. Bisogna scegliere una direzione e seguirla davvero.
