Il caso Roggero: il vero processo è alla fiducia

Il caso Roggero non è il problema. Il problema è la fiducia. Ci sono fatti di cronaca che durano qualche giorno. E poi ce ne sono altri che continuano a far discutere anche dopo anni, perché toccano qualcosa di molto più profondo. La vicenda del gioielliere Mario Roggero è una di queste.

La magistratura ha stabilito che inseguire dei rapinatori ormai in fuga e sparare contro di loro non rientra nella legittima difesa prevista dalla legge. È una decisione che appartiene ai giudici e, in uno Stato di diritto, le sentenze si rispettano.
Ma forse la domanda che molti cittadini si pongono non è se la sentenza sia giusta o sbagliata.

La domanda è: come si arriva a un gesto del genere? Nessuno, probabilmente, si sveglia la mattina pensando di voler inseguire qualcuno con un’arma. E allora vale la pena chiedersi cosa succede nella testa di una persona che, dopo aver subito una rapina, decide di farlo. Non è una giustificazione. Capire non significa assolvere. Significa provare a riflettere su un tema che riguarda tutti.

In uno Stato di diritto il cittadino accetta di non farsi giustizia da solo perché sa che esistono le forze dell’ordine, i tribunali e le istituzioni. Sa che sarà lo Stato a intervenire. Il problema nasce quando questa certezza, in tante persone, inizia a incrinarsi.
È una sensazione? Forse sì. È supportata dai dati? Su alcuni aspetti sì, su altri no. Ma resta un fatto: sempre più spesso si sente dire che la fiducia nello Stato non è più quella di una volta.

Ed è proprio questo il punto. Ogni volta che accade un episodio come quello di Roggero, c’è chi si domanda: “Se capitasse a me, mi sentirei davvero protetto?” Sono domande che non possono essere liquidate con sufficienza, perché dietro non c’è soltanto rabbia. C’è anche paura. E la paura, quando cresce, finisce per erodere la fiducia.

Forse il vero problema non è il caso Roggero. Il vero problema è il rapporto tra i cittadini e le istituzioni.
Perché uno Stato è davvero forte quando le persone, anche nei momenti peggiori, continuano a pensare che sarà la legge a tutelarle. La sfida, allora, non è scegliere da che parte stare.
La sfida è ricostruire quella fiducia che permette a un cittadino di dire: “Non devo farmi giustizia da solo. Posso affidarmi allo Stato.” Perché quando quella fiducia si perde, non perde soltanto un singolo cittadino. Perde un po’ tutto il Paese.