di Davide Sottocasa
All’inizio del V secolo dopo Cristo, mentre l’Impero romano d’Occidente crollava sotto il peso delle invasioni barbariche, anche le sponde del Lago Maggiore furono investite dalla violenza.
Secondo la tradizione storica consolidata e riportata da fonti autorevoli, l’antica Angera, allora chiamata Statio o Vicus Sebuinus, fu saccheggiata e distrutta dai Visigoti di re Ataulfo intorno al 411 dopo Cristo.
Il borgo fu poi ricostruito dai Longobardi soltanto sul finire del VI secolo dopo Cristo.
Angera non era un semplice villaggio. In epoca romana costituiva un importante porto lacustre e stazione di sosta lungo le vie commerciali che collegavano la Pianura Padana ai valichi alpini.
Da qui transitavano legname, pietra d’Angera e merci di ogni tipo.
I ritrovamenti archeologici, lapidi, un sepolcreto e i resti di un santuario dedicato a Mitra, testimoniano la sua vitalità e la sua importanza strategica.
Proprio questa posizione la rese un obiettivo appetibile per le bande armate in cerca di rifornimenti e bottino.
Il contesto è quello drammatico che seguì il sacco di Roma del 410 dopo Cristo. I Visigoti di Alarico avevano occupato la Città Eterna per tre giorni; alla sua morte gli succedette il cognato Ataulfo, che mantenne il popolo in Italia ancora per oltre un anno, devastando vaste zone della penisola in cerca di cibo, terre e un accordo con l’imperatore Onorio. Tra il 410 e la primavera del 412 dopo Cristo i Visigoti operarono anche in Toscana e sembra abbiano di nuovo saccheggiato Roma. È in questo clima di razzie generalizzate che la tradizione colloca la distruzione di Angera.
Nessuna fonte antica contemporanea, né Orosio, né Zosimo, né Giordane, nomina esplicitamente il borgo del Verbano. La notizia della sua distruzione da parte dei Goti di Ataulfo è tramandata dalla storiografia successiva e ribadita con chiarezza da enciclopedie moderne autorevoli, in particolare dalla Treccani.
È tuttavia pienamente coerente con il quadro storico: un esercito visigoto in movimento verso le Alpi occidentali poteva facilmente colpire un centro strategico sul lago.
Dopo la devastazione, Angera rimase in rovina per secoli. Solo con i Longobardi, sul finire del VI secolo dopo Cristo, il sito tornò a vivere. Fu ricostruito, assunse i nomi medievali di Scationa e Stazona e divenne capo di un contado. La sua posizione dominante sul lago non perse mai d’importanza, fino a diventare, molti secoli dopo, sede della grande Rocca Borromeo.
La vicenda di Angera e dei Goti racconta qualcosa di più ampio. Mostra che le grandi invasioni del V secolo dopo Cristo non colpirono soltanto le capitali e le grandi città, ma anche i centri minori e i nodi commerciali.
Anche un borgo lacustre apparentemente secondario poteva essere “raso al suolo” nel turbine delle migrazioni. È una storia di distruzione e di rinascita, di un luogo che ha conosciuto la furia dei barbari e ha saputo rialzarsi, e che ancora oggi, dalla sua rocca, guarda il lago come se stesse ancora aspettando di vedere arrivare le navi dei Goti.



