Il 13 agosto 1848 a Castelletto Ticino avviene un incontro destinato a legare per sempre il nome di un giovane varesino a quello di Giuseppe Garibaldi. Da una parte c’è l’uomo che diventerà l’Eroe dei Due Mondi. Dall’altra Francesco Daverio, ingegnere e patriota nato a Calcinate del Pesce, inviato da Giuseppe Mazzini per accompagnare Garibaldi e guidarlo attraverso un territorio che conosceva bene. Intorno a loro ci sono circa 1.300 volontari. E davanti a loro c’è il Varesotto.
Per capire l’importanza di quel 13 agosto bisogna tornare a un’Italia che Italia ancora non era. Sono trascorsi pochi mesi dalle Cinque Giornate di Milano, alle quali lo stesso Daverio aveva partecipato. Ma l’entusiasmo della primavera del 1848 si sta trasformando in amarezza. Il 9 agosto è stato firmato l’armistizio di Salasco tra il Regno di Sardegna e l’Austria. Per molti la prima fase della guerra è finita. Non per Garibaldi. Lui decide di continuare a combattere.
Ha radunato a Castelletto Ticino un piccolo esercito di volontari e guarda verso la Lombardia ancora controllata dagli austriaci. Il suo obiettivo è ambizioso: portare la rivolta nel Varesotto. Gli serve però qualcuno che conosca quelle terre. Ed è qui che entra nella storia Francesco Daverio.
Daverio non è un soldato di professione. È un ingegnere architetto, nato nel 1815 a Calcinate del Pesce, sulle rive del lago di Varese. Ma nel 1848 l’Italia chiama alle armi un’intera generazione di giovani.
Daverio ha già combattuto durante le Cinque Giornate di Milano e Giuseppe Mazzini si fida di lui. Lo manda quindi da Garibaldi. Il 13 agosto 1848, a Castelletto Ticino, i due si incontrano per la prima volta.
Garibaldi ha bisogno di uomini, armi e rifornimenti. Ma ha bisogno anche di conoscere strade, sentieri, paesi e montagne. Daverio conosce quel territorio. E da quel momento diventa molto più di una semplice guida.
Gli avvenimenti precipitano. Da Castelletto gli uomini di Garibaldi raggiungono Arona. Nel porto vengono requisiti due piroscafi, il San Carlo e il Verbano, oltre ad alcuni barconi. Vengono caricati uomini, viveri e piccoli pezzi d’artiglieria. Poi la piccola flottiglia prende il largo sul Lago Maggiore. Destinazione: Luino.
La sera del 14 agosto centinaia di volontari sbarcano sulla sponda lombarda. Il giorno successivo, 15 agosto 1848, Garibaldi affronterà gli austriaci a Luino. Sarà uno dei primi importanti combattimenti della sua avventura militare sul suolo italiano. E al suo fianco ci sarà Francesco Daverio.
Dopo Luino la campagna continua. Garibaldi raggiunge Varese intorno al 18 agosto. La città diventa per alcuni giorni uno dei centri di quella disperata resistenza. Ma gli austriaci stanno stringendo il cerchio.
Il 21 agosto tornano a Varese. Garibaldi e i suoi uomini si muovono continuamente attraverso il territorio: Induno, Avigno, Casciago, Gavirate, Gemonio. Sono inseguiti da forze enormemente superiori.
La corsa terminerà, pochi giorni dopo, in un luogo che entrerà nella storia del Risorgimento varesino. Morazzone.
A Morazzone Garibaldi viene stretto dalle forze austriache. È il 26 agosto. I garibaldini combattono, ma la situazione è disperata. L’unica possibilità è rompere l’accerchiamento e tentare di raggiungere la Svizzera.
Ancora una volta la conoscenza del territorio diventa fondamentale. E ancora una volta accanto a Garibaldi c’è Francesco Daverio. Attraverso strade, boschi e sentieri del Varesotto, una parte dei volontari riuscirà infine a sottrarsi agli austriaci e a raggiungere il confine. La campagna iniziata pochi giorni prima è terminata. Ma il rapporto tra Garibaldi e quel giovane varesino no.
Francesco Daverio continuerà a combattere. L’anno successivo raggiungerà Garibaldi nella difesa della Repubblica Romana, diventando uno dei suoi uomini di fiducia.
Il 3 giugno 1849, durante i combattimenti sul Gianicolo, parteciperà all’assalto contro le posizioni francesi di Villa Corsini. Verrà mortalmente ferito. Aveva appena 34 anni.
Quasi nelle stesse ore cadeva un altro giovane legato a Varese, Enrico Dandolo. Oggi sul Gianicolo, tra i busti dedicati agli uomini che combatterono per la Repubblica Romana, c’è anche quello di Francesco Daverio.
Ma torniamo a quella giornata d’estate. 13 agosto 1848. A Castelletto Ticino un ingegnere varesino di 33 anni si presenta davanti a Giuseppe Garibaldi.
Probabilmente nessuno dei due può sapere ciò che accadrà nelle due settimane successive. Luino. Varese. Morazzone. La fuga attraverso le montagne. E poi, appena un anno dopo, Roma e il Gianicolo. Quel giorno comincia un’amicizia nata in mezzo a una rivoluzione e destinata a durare pochissimo. Ma abbastanza a lungo da lasciare il nome di Francesco Daverio scritto accanto a quello di Garibaldi nella storia del Risorgimento italiano. E tutto ebbe inizio il 13 agosto 1848, alle porte del nostro Varesotto.


