Addio a Varenne, il “Capitano” del trotto. E quel filo che porta fino a Varese

È morto a 31 anni Varenne, il cavallo che trasformò il trotto in uno spettacolo seguito da milioni di italiani. Nessun legame tra il suo nome e la Città Giardino, ma nella storia dell’ippica varesina c’è un curioso incrocio con il mondo del “Capitano”: quando chiuse il trotto di San Siro, Le Bettole provarono seriamente a raccoglierne il testimone.

È morto Varenne, il leggendario “Capitano” del trotto italiano.

La notizia è arrivata oggi, 18 agosto 2026, ed è stata confermata all’ANSA da Giampaolo Minnucci, lo storico driver che con Varenne ha costruito una delle pagine più straordinarie dell’ippica mondiale.

Il cavallo aveva compiuto 31 anni lo scorso maggio e si trovava nell’allevamento LJ di Eboli, dove aveva trascorso gli ultimi anni della sua lunghissima vita.

Secondo quanto comunicato sulla pagina ufficiale di Varenne e riportato dalla stampa nazionale, si è spento durante la notte per un improvviso attacco cardiaco.

Con lui se ne va un cavallo che era riuscito in qualcosa di rarissimo: uscire dagli ippodromi ed entrare nell’immaginario collettivo degli italiani.

Il “Capitano” che fece innamorare l’Italia

Chiamarlo “Capitano” non è una licenza giornalistica.

Era davvero questo il soprannome con il quale Varenne era conosciuto e ancora oggi l’ANSA, nell’annunciarne la morte, lo ha ricordato proprio come “il Capitano”.

Nato a Copparo, in provincia di Ferrara, il 19 maggio 1995, figlio dello stallone americano Waikiki Beach e della fattrice Ialmaz, Varenne costruì insieme a Minnucci una carriera difficilmente ripetibile.

Vinse 62 corse, tra le quali due Prix d’Amérique, due Elitloppet e tre Gran Premi della Lotteria, accumulando oltre sei milioni di euro di premi.

La sua ultima gara risale al 28 settembre 2002, in Canada.

Ma per comprendere che cosa abbia rappresentato Varenne non bastano le statistiche. Negli anni delle sue grandi vittorie riuscì a portare davanti alla televisione anche persone che non avevano mai seguito una corsa di cavalli.

Varenne non era più soltanto un trottatore.

Era diventato semplicemente il Capitano.

Ma Varenne c’entra qualcosa con Varese?

La somiglianza tra i due nomi può incuriosire, ma la risposta è no.

Il nome Varenne non deriva da Varese.

Il riferimento è alla rue de Varenne di Parigi. Un particolare che trova anche una curiosa conferma nei ricordi di Giampaolo Minnucci.

Quando Minnucci propose all’imprenditore Enzo Giordano di acquistare il cavallo, Giordano accettò anche perché quel nome gli ricordava il viaggio di nozze: a Parigi aveva soggiornato proprio in rue de Varenne.

Una coincidenza fortunata, come avrebbe ricordato molti anni dopo lo stesso Minnucci.

Il nome del più celebre trottatore italiano, dunque, non ha alcuna origine varesina.

E Varenne non risulta aver corso all’ippodromo delle Bettole.

Esiste però un altro legame, indiretto ma documentato, tra la sua storia e quella dell’ippica di Varese.

Quando Varese provò a raccogliere il testimone di San Siro

La vicenda comincia tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, quando chiuse la storica pista del trotto di San Siro.

Era un pezzo importante della storia dell’ippica italiana che se ne andava.

E proprio allora Varese provò a inserirsi nella partita.

Il 9 gennaio 2013, La Provincia di Varese titolava senza troppi giri di parole:

“Addio al trotto di San Siro. E oggi Varese tenta l’assalto”.

Il progetto era concreto.

A illustrarlo era Guido Borghi, allora alla guida della Società Varesina Incremento Corse Cavalli, la società che gestiva Le Bettole.

L’idea era quella di ampliare considerevolmente l’attività dell’ippodromo varesino affiancando al tradizionale galoppo le corse al trotto.

Si ipotizzavano addirittura 80 giornate di attività, 20 dedicate al galoppo e 60 al trotto.

Per farlo sarebbe stato necessario intervenire sulla pista e sugli impianti, ma secondo Borghi gli spazi esistevano.

Il progetto arrivò fino al Ministero

E non rimase soltanto un’idea.

Nel giugno 2014 il progetto era ancora sul tavolo e anche Regione Lombardia intervenne sulla questione.

Poche settimane più tardi arrivò quello che sembrava il passaggio decisivo.

Il 1° luglio 2014 La Provincia di Varese riportò l’annuncio di Borghi dell’arrivo di una lettera del Ministero che dava il via libera alla possibilità di condividere con Milano le corse al trotto.

Il presidente della società spiegò che sarebbe stato necessario sistemare la pista e prevedeva di poter essere pronto nell’autunno successivo.

Per Le Bettole sarebbe stata una piccola rivoluzione.

La storica vocazione dell’ippodromo varesino era infatti soprattutto quella del galoppo, anche se una ricostruzione della storia dell’ippica cittadina ricorda che già nel primo impianto sorto a Casbeno alla fine dell’Ottocento era prevista la possibilità di disputare sia corse al galoppo sia al trotto.

Il grande progetto degli anni Duemila, tuttavia, non si concretizzò nella trasformazione auspicata.

Ancora negli anni successivi si continuò infatti a parlare del “sogno” di portare stabilmente il trotto alle Bettole.

Varenne, San Siro e Varese

Ed è proprio qui che le due storie si sfiorano.

Nel raccontare nel 2013 la chiusura del trotto di San Siro e il tentativo di Varese di raccoglierne il testimone, la stampa varesina ricordava tra i grandi nomi passati dalla storia dell’ippodromo milanese anche Varenne.

Non significa che il Capitano abbia corso a Varese.

Non risulta che sia mai accaduto.

Ma per qualche tempo Le Bettole provarono davvero a diventare una delle nuove case di quella disciplina della quale Varenne era ormai diventato il simbolo più famoso in Italia.

Un piccolo filo, dunque, unisce il Capitano alla nostra città.

Non il suo nome, come qualcuno potrebbe pensare.

Ma la storia dell’ippica lombarda e quel progetto, rimasto incompiuto, che avrebbe potuto portare anche a Varese il grande trotto italiano.

Oggi, nel giorno della morte di Varenne, vale la pena ricordare anche quella pagina quasi dimenticata.

Perché il Capitano non apparteneva soltanto agli ippodromi nei quali aveva corso.

Era diventato patrimonio di un’intera generazione di italiani.

E anche Varese, per un momento, sognò di diventare una casa del mondo che lui aveva reso grande. Foto:

Varenne a Napoli

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