Il 3 settembre 1950 rappresenta una data fondamentale per la storia sportiva e civile della città di Varese: in quel giorno, infatti, venne posato il primo cippo in memoria di Franco Ossola, l’indimenticato campione varesino del Grande Torino, tragicamente scomparso nella sciagura di Superga del 4 maggio 1949. L’impianto che fino a quel momento era conosciuto come “Stadio del Littorio” avrebbe preso, da quel momento in avanti, il nome di “Stadio Franco Ossola”, diventando uno dei simboli identitari più forti della comunità varesina. Per comprendere il valore di questo passaggio, occorre fare un passo indietro. Lo stadio del Littorio venne inaugurato l’8 dicembre 1935: era un impianto moderno per l’epoca, con un campo da calcio contornato dalle piste per atletica e ciclismo, ma con una sola tribuna. Fu qui che il Varese Calcio mosse i suoi primi passi verso una crescita che lo avrebbe condotto, nel 1943, in piena guerra, alla storica promozione in Serie B. L’intitolazione a Franco Ossola, giovane ala sinistra nato a Varese il 23 agosto 1921 e protagonista con il Grande Torino di vittorie memorabili, non fu solo un atto di riconoscenza verso un atleta che aveva portato il nome della città in Italia e in Europa. Fu un gesto simbolico che legava indissolubilmente lo sport varesino alla memoria collettiva di una tragedia che aveva scosso l’intero Paese. Superga non spense soltanto una squadra leggendaria, ma portò via a Varese uno dei suoi figli migliori. Dagli anni Cinquanta in poi, lo stadio si trasformò in una vera e propria “cattedrale sportiva” capace di accogliere migliaia di spettatori. Il record ufficiale di affluenza è di 23mila persone, testimonianza di una passione biancorossa che, soprattutto tra gli anni Sessanta e Settanta, rese Varese protagonista della Serie A e della Serie B per oltre un ventennio. Fondamentale fu anche l’ampliamento strutturale. La tribuna in cemento armato, inaugurata il 13 settembre 1959 dal sindaco Lino Oldrini, segnò una nuova stagione di crescita. L’occasione fu memorabile: dapprima l’arrivo della classica ciclistica “Tre Valli Varesine”, poi l’amichevole tra Varese e Torino, quasi a rinsaldare quel filo invisibile che legava la città alla memoria del Grande Torino e al sacrificio di Franco Ossola. Lo stadio è stato, negli anni, teatro di imprese calcistiche memorabili, di vittorie inattese contro squadre blasonate, di sfide che hanno alimentato il mito sportivo di Varese. Ma ha anche rappresentato un luogo d’incontro e identità, dove generazioni di tifosi hanno condiviso emozioni, delusioni e speranze. Ancora oggi, nonostante i cambiamenti e le difficoltà che il calcio varesino ha attraversato, lo stadio Franco Ossola resta un simbolo vivo: non solo per chi ama il pallone, ma per tutti coloro che riconoscono nello sport una parte essenziale della storia cittadina. È un luogo che racconta, attraverso le sue mura e le sue gradinate, non soltanto la memoria di un grande atleta, ma anche la tenacia e la passione di una comunità intera. In definitiva, il 3 settembre 1950 non fu soltanto l’intitolazione di uno stadio, ma l’inizio di una narrazione collettiva: quella di una città che, ricordando Franco Ossola, ha saputo dare al proprio sport un’anima, un cuore e un’eredità che ancora oggi resiste.

Foto Fernando Cova
