Dal coro di San Francesco di Gallarate ai libri conservati nel Seminario di Venegono: il curioso legame con il nostro territorio dell’uomo che sosteneva di aver costruito una macchina capace di osservare il passato
Una macchina capace di mostrare avvenimenti accaduti secoli prima. Ascoltare Cicerone, assistere a una tragedia perduta dell’antica Roma, arrivare addirittura a osservare alcuni momenti della Passione di Cristo.
È la storia del Cronovisore, uno dei più affascinanti e controversi misteri italiani del Novecento.
Una vicenda mai dimostrata scientificamente e diventata nel tempo quasi una leggenda, che ruota attorno alla figura del monaco benedettino padre Pellegrino Maria Ernetti.
Ma seguendo la storia dell’uomo che sosteneva di aver trovato il modo di guardare nel passato emerge un particolare sorprendente: il nome di Ernetti incrocia anche il Varesotto.
Le tracce conducono a Gallarate e Venegono.
Non esiste alcun elemento che permetta di sostenere che il Cronovisore sia stato costruito, sperimentato o custodito nella nostra provincia. Esistono invece collegamenti documentabili tra il territorio varesino e l’attività e l’eredità culturale di Ernetti.
Prima del Cronovisore, il musicologo
Pellegrino Maria Ernetti nacque nel 1925 e morì nel 1994.
Monaco benedettino dell’abbazia di San Giorgio Maggiore a Venezia, fu soprattutto uno studioso di musica antica, canto gregoriano e prepolifonia.
Pubblicò numerosi lavori specialistici. Il suo Trattato generale di canto gregoriano uscì in più volumi e il suo nome apparteneva quindi al mondo degli studi musicali ben prima che diventasse celebre per la storia del Cronovisore.
Ed è proprio seguendo questa parte della sua attività che incontriamo Gallarate.
Il coro di San Francesco di Gallarate
Nella documentazione discografica relativa all’attività musicale di Ernetti compare una registrazione intitolata “Innodia cristiana dal IV al XVIII secolo”, pubblicata dalla EDI-PAN con numero di catalogo PAN PRF 201/2.
L’indicazione relativa agli interpreti contiene un particolare particolarmente interessante per il nostro territorio:
“Coro della chiesa di S. Francesco Gallarate diretto da P. Ernetti”.
È una traccia precisa del rapporto tra il musicologo benedettino e una formazione corale gallaratese.
Il documento non consente, da solo, di ricostruire le circostanze della registrazione o eventuali soggiorni di Ernetti a Gallarate. Permette però di affermare che un coro della chiesa di San Francesco di Gallarate svolse attività musicale sotto la sua direzione.
Ed è questo, allo stato delle ricerche, il collegamento più significativo tra Ernetti e il Varesotto.
2 maggio 1972: esplode il caso
Il nome del benedettino sarebbe però diventato famoso presso il grande pubblico per tutt’altro motivo.
Il 2 maggio 1972, sul numero 18 de La Domenica del Corriere, apparve un articolo di Vincenzo Maddaloni destinato a fare storia:
“Inventata la macchina che fotografa il passato”.
Nelle quattro pagine dedicate all’argomento veniva raccontata l’esistenza di un apparecchio che, secondo Ernetti, sarebbe stato capace di ricostruire immagini e suoni provenienti dal passato.
Non una macchina del tempo sulla quale salire per raggiungere fisicamente un’altra epoca, dunque.
Qualcosa di ancora più singolare: una sorta di televisore rivolto all’indietro nella storia.
Come avrebbe funzionato
Secondo quanto sosteneva Ernetti, le onde prodotte dalle immagini e dai suoni degli avvenimenti non sarebbero scomparse completamente, ma avrebbero continuato a esistere sotto forme che particolari apparecchiature avrebbero potuto intercettare e ricostruire.
Il Cronovisore sarebbe stato dotato, secondo il suo racconto, di un sistema di antenne attraverso il quale selezionare le tracce ricercate.
Si tratta di affermazioni che non hanno ricevuto una dimostrazione scientifica verificabile.
Ernetti parlò inoltre della collaborazione di un gruppo di studiosi e scienziati. Alla vicenda furono associati anche nomi prestigiosissimi come Enrico Fermi, Wernher von Braun e padre Agostino Gemelli.
La loro partecipazione alla costruzione del Cronovisore non è però dimostrata da documentazione indipendente e deve quindi essere presentata per ciò che è: parte del racconto sviluppatosi attorno alla presunta invenzione.
Cicerone e la tragedia perduta di Ennio
Ernetti raccontò esperienze ancora più sorprendenti.
Con il Cronovisore sarebbe stato possibile assistere a scene dell’antica Roma e ascoltare Cicerone pronunciare la prima Catilinaria.
Il benedettino sostenne inoltre di aver assistito alla rappresentazione del “Thyestes” di Quinto Ennio, tragedia dell’antichità giunta fino a noi soltanto attraverso frammenti.
Ernetti affermò di averne trascritto il testo.
Proprio quel testo, tuttavia, avrebbe successivamente suscitato forti perplessità e contestazioni filologiche.
Il racconto più straordinario: la Passione di Cristo
La vicenda che più di ogni altra contribuì alla fama del Cronovisore riguardò però Gesù Cristo.
Ernetti sostenne che attraverso l’apparecchio fosse stato possibile osservare episodi della Passione.
Nell’articolo del 1972 comparve anche una fotografia che avrebbe dovuto mostrare il volto di Cristo sulla croce.
Ed è proprio qui che la storia del Cronovisore incontrò uno dei suoi problemi più seri.
La fotografia di Collevalenza
Pochi mesi dopo venne infatti segnalata una corrispondenza impressionante tra quella fotografia e l’immagine di un Crocifisso conservato nel Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza, in Umbria, opera dello scultore Lorenzo Coullaut Valera.
Le immagini risultavano sostanzialmente coincidenti, seppure speculari.
Un elemento che mise fortemente in discussione la presunta origine della fotografia dal Cronovisore.
La storia presenta inoltre un’ulteriore cautela necessaria: nell’articolo originario del 1972 la fotografia era stata consegnata al giornalista da una persona indicata come “Signor X”. Negli anni successivi circolarono differenti ricostruzioni sulla sua provenienza.
Quella fotografia non può quindi essere considerata una prova dell’esistenza dell’apparecchio.
Una macchina mai dimostrata
Al di là delle numerose storie sviluppatesi nel corso degli anni, rimane un dato fondamentale.
Non esiste una dimostrazione scientificamente verificabile dell’esistenza e del funzionamento del Cronovisore.
Non è disponibile un apparecchio sottoponibile a verifica, non conosciamo una documentazione tecnica sufficiente per riprodurlo e non esiste un esperimento indipendente e controllato che abbia confermato le capacità descritte da Ernetti.
Il Cronovisore appartiene quindi alla storia delle affermazioni e dei misteri del Novecento, non a quella delle invenzioni scientificamente accertate.
La leggenda del Vaticano
Attorno alla macchina nacque anche una storia ancora più suggestiva.
Il Cronovisore sarebbe stato smontato o comunque sottratto alla disponibilità pubblica perché considerato troppo pericoloso.
Una macchina capace di osservare qualsiasi momento del passato avrebbe infatti potuto cancellare segreti personali, politici, militari e religiosi.
Da qui deriva anche la celebre leggenda secondo la quale l’apparecchio, o la documentazione necessaria a ricostruirlo, sarebbe finito sotto il controllo del Vaticano.
Anche in questo caso, però, mancano prove documentarie che consentano di trasformare il racconto in un fatto storico accertato.
E poi c’è Venegono
Se Gallarate ci restituisce una traccia dell’Ernetti musicologo, un secondo filo conduce oggi a Venegono.
Nel catalogo della biblioteca del Seminario Arcivescovile di Milano risultano infatti conservate a Venegono opere di Pellegrino Ernetti.
Tra queste compare “Il canto gregoriano popolare”, pubblicato a Bergamo da Bolis nel 1985 per l’Associazione Italiana Santa Cecilia.
Il catalogo indica espressamente la copia conservata a Venegono, con collocazione 3K III 373.
Ma c’è anche un libro appartenente a un versante completamente differente della complessa figura del benedettino.
È “La catechesi di Satana”, opera legata all’attività di Ernetti come esorcista. Anche la versione integrale pubblicata da Edizioni Segno nel 2019 risulta presente nella biblioteca del Seminario, con collocazione Venegono, 2R VII 103.
Naturalmente questo non dimostra che Ernetti abbia soggiornato personalmente a Venegono.
Documenta però qualcosa di preciso: parte della produzione libraria dell’uomo del Cronovisore è oggi conservata proprio nel nostro territorio.
Le tracce varesine dell’uomo del Cronovisore
Alla fine della ricerca rimangono quindi due storie che è importante non confondere.
La prima è quella straordinaria del Cronovisore: una macchina che avrebbe permesso di vedere e ascoltare il passato, raccontata da Pellegrino Ernetti ma della quale non è mai stata dimostrata scientificamente l’esistenza.
La seconda appartiene invece alla biografia reale e documentabile del suo protagonista.
A Gallarate, una registrazione attribuisce a Ernetti la direzione del coro della chiesa di San Francesco.
A Venegono, la biblioteca del Seminario conserva alcune delle sue opere.
Due piccole tracce nel Varesotto di un personaggio che, più di mezzo secolo fa, fece sognare a milioni di persone qualcosa che l’uomo desidera probabilmente da sempre: aprire una finestra sul tempo e vedere, finalmente con i propri occhi, ciò che è realmente accaduto nel passato.
Luigi Manco
Foto:
– il volto di Gesù che secondo Padre Ermetti fu scattata col cronovisore
– padre Pellegrino Maria Ernetti
