Nel Palazzetto di Masnago cinquemila persone per l’ordinazione sacerdotale di Vittorio Pastori


Cinque vescovi, cento sacerdoti e circa cinquemila persone riunite nel luogo simbolo della pallacanestro varesina. Il 15 settembre 1984 il Palazzetto dello Sport di Masnago si trasformò in una grande cattedrale per l’ordinazione sacerdotale di Vittorio Pastori, il missionario che tutti conoscevano come “Vittorione”.
A conferirgli l’ordinazione fu monsignor Cipriano Biyehima Kihangire, vescovo di Gulu, in Uganda. Pastori aveva 58 anni e, al termine di un cammino lungo e non privo di difficoltà, vedeva finalmente realizzato il desiderio coltivato fin da bambino.
La scelta del giorno e del luogo non fu casuale. Il 15 settembre la Chiesa celebra la Madonna Addolorata, davanti al cui altare, nella Basilica di San Vittore, Vittorio aveva pregato da ragazzo promettendo che, se fosse diventato sacerdote, vi avrebbe celebrato la sua prima Messa.
Anche il Palazzetto aveva per lui un significato particolare. Proprio lì, nel novembre 1969, Enrico Manfredini era stato consacrato vescovo. Manfredini, già prevosto di Varese, era stato la guida spirituale e il grande amico che aveva cambiato il corso della vita di Pastori.
Nato a Varese il 15 aprile 1926 da una famiglia semplice, Vittorio aveva conosciuto il successo nel mondo della ristorazione. Il suo locale “Da Vittorio”, aperto nel centro cittadino, era diventato uno dei più conosciuti della città e frequentato anche dalla buona società varesina.
Nel 1966 monsignor Manfredini gli affidò l’amministrazione della Basilica di San Vittore e delle opere parrocchiali. Quando il sacerdote venne nominato vescovo di Piacenza, Pastori lasciò l’attività imprenditoriale per seguirlo e collaborare con lui.
L’incontro con alcuni vescovi africani e i primi viaggi in Uganda gli fecero conoscere la fame, la siccità e le condizioni drammatiche delle popolazioni del Karamoja. Nel 1972 fondò con Manfredini il movimento Africa Mission, organizzando raccolte di viveri, medicinali e materiali destinati all’Africa. Dieci anni dopo nacque Cooperazione e Sviluppo, la struttura operativa impegnata nella realizzazione di pozzi e programmi di sviluppo.
Il 25 dicembre 1976 Pastori era stato ordinato diacono ad Awach, in Uganda, dallo stesso vescovo Kihangire. Il diaconato, tuttavia, rappresentava per lui soltanto una tappa verso il sacerdozio.
Manfredini gli aveva promesso che lo avrebbe accompagnato fino a quel traguardo, ma morì improvvisamente a Bologna il 16 dicembre 1983. Sembrò che il sogno di Vittorio si fosse nuovamente infranto. Fu allora monsignor Kihangire, arrivato dall’Uganda, a condurlo all’ordinazione.
La cerimonia del 15 settembre 1984 fu imponente. Le cronache di Africa Mission parlano di cinque vescovi concelebranti, cento sacerdoti e cinquemila persone accorse al Palazzetto. Vittorione, con gli occhi stretti dall’emozione e le mani giunte, diventò sacerdote della Chiesa africana, incardinato nella diocesi ugandese di Gulu.
Mentre a Varese si celebrava l’ordinazione, a migliaia di chilometri di distanza avveniva una coincidenza dal forte valore simbolico: a Nadiket, nel Karamoja, presso il seminario degli Apostoli di Gesù, sgorgava l’acqua dal primo pozzo perforato con le attrezzature di Cooperazione e Sviluppo. Quel pozzo venne dedicato alla parrocchia di San Giuseppe Operaio di Piacenza.
Il giorno seguente don Vittorio celebrò la sua prima Messa davanti all’altare della Madonna Addolorata nella Basilica di San Vittore, mantenendo la promessa pronunciata quasi cinquant’anni prima.
Da sacerdote continuò la propria missione seguendo il principio che aveva guidato tutta la sua vita:
«I poveri non possono aspettare. Chi ha fame ha fame subito».
Nel 1994 compì il suo 147º e ultimo viaggio in Uganda. Morì il 2 settembre dello stesso anno nella clinica San Giacomo di Ponte dell’Olio, in provincia di Piacenza. I funerali vennero celebrati sia nella Cattedrale di Piacenza sia nella Basilica di San Vittore. Don Vittorione riposa nel cimitero della Rasa di Varese.
Il 15 settembre 1984 rimane così una delle giornate più intense della storia recente della città: cinquemila persone riunite nel tempio del basket per festeggiare un ristoratore diventato missionario e, infine, sacerdote degli ultimi.