Fridami conquista Venezia

La straordinaria storia dell’artista varesina Manuela Carnini (in arte Fridami) si arricchisce di un nuovo intenso capitolo tra il docufilm “La Violenza Invisibile”, la performance sul Red Carpet e la Biennale

Nel percorso di Manuela Carnini, in arte Fridami, l’arte non è mai stata semplice estetica, ma una cura, un atto di libertà e una potente forma di salvezza. Ne avevo già parlato in un precedente articolo: medico chirurgo vascolare, ex olimpionica di nuoto sincronizzato ad Atlanta 1996 e madre di due figli, l’artista varesina ha saputo trasformare un profondo dolore personale legato alla violenza domestica in un linguaggio universale d’amore e rinascita. Un percorso iniziato quasi per gioco durante il primo lockdown e che, in pochissimi anni, l’ha portata all’attenzione della critica internazionale.

Oggi, dopo il successo della sua collezione FRIDAMI – Art Haute Couture – L’Arte Addosso (i celebri Dress-Opere in seta che trasformano i dipinti in abiti da indossare) e i numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero, Venezia è diventata il nuovo, suggestivo palcoscenico di un’esperienza artistica e umana di altissimo valore simbolico in un momento in cui sono ancora così numerosi i casi di violenza sulle donne.

Tre tappe fondamentali hanno visto Fridami protagonista nella città lagunare, intrecciando cinema, performance live, arte contemporanea e moda d’autore.

In occasione della Mostra del Cinema di Venezia Fridami è stata inserita nel docufilm “La Violenza Invisibile”, firmato da Jo Squillo e Francesca Carollo. La sua testimonianza ha offerto un racconto lontano dagli stereotipi della vittima: una riflessione intima e potente sulla capacità di attraversare le ferite e rendere visibile, attraverso il colore e la forma, ciò che spesso rimane sommerso e privo di voce.

Il momento di maggior impatto emotivo si è consumato poi durante il cammino sul Red Carpet veneziano, dove Fridami ha indossato la nuova Dress-Opera “La Rosa Rivelata”, un abito manifesto caratterizzato dai toni del nero come memoria e dalle rose come simbolo di rifioritura. Ma è stato soprattutto un gesto inaspettato a trasformare la passerella in un luogo di denuncia: l’artista ha estratto dall’acconciatura un pennello intriso di pittura rossa e ha tracciato sul proprio volto un segno. Un simbolo indelebile delle sofferenze patite dalle tante vittime di violenza, che sulla sua pelle da sopravvissuta si è trasformato in consapevolezza e riscatto. «Io sono un’artista. Io sono sopravvissuta alla violenza. E sono rinata attraverso l’arte» sono state le parole scandite con fermezza dall’artista varesina davanti ai riflettori.

Il viaggio veneziano è poi proseguito alla Biennale di Venezia dove, presso il Padiglione Guatemala, Fridami ha donato una fotografia autenticata della sua celebre opera “Il cuore ha memoria”, affidando il proprio vissuto alla memoria collettiva dell’arte internazionale.

A coronamento dell’evento, infine, cinque delle sue Dress-Opere hanno sfilato tra calli e ponti veneziani per uno shooting suggestivo in cui l’arte ha abbandonato le pareti dei musei per camminare viva nello spazio urbano. 

Con le tappe veneziane Manuela Carnini rinnova il suo impegno profondo verso il sociale — già testimoniato da progetti come Casa Fridami a Busto Arsizio, luogo di incontro e fermento culturale dedicato anche ai più piccoli.

Il messaggio che dall’artista varesina continua a diffondersi nel mondo è chiaro e luminoso: dalla violenza si può uscire, dal dolore si può rinascere e la fragilità, quando trova il coraggio nell’arte e nell’amore, diventa una forza inarrestabile capace di salvare la vita.