L’eccidio delle Bettole: tre giovani partigiani fucilati a Varese

A settant’anni di distanza, il nome di Evaristo Trentini, Elvio Copelli e Luigi Ghiringhelli continua a evocare una delle pagine più tragiche e commoventi della Resistenza varesina. Erano poco più che ragazzi: il primo, Trentini, aveva ventitré anni; gli altri due appena venti. Quel sabato del 7 ottobre 1944 fu uno dei giorni più cupi di quello che gli storici avrebbero poi chiamato “l’Ottobre di sangue varesino”, durante il quale sedici giovani partigiani caddero sotto il fuoco fascista.

I tre erano membri della banda partigiana del capitano dell’Aeronautica Giacinto Lazzarini, attiva nel Luinese. Nella notte tra il 6 e il 7 ottobre, la cascina della Gera di Voldomino, dove si erano rifugiati, fu circondata da due compagnie della Guardia Nazionale Repubblicana di Varese, tra cui la famigerata “compagnia del terrore”. L’azione partì da una delazione e da una confessione estorta sotto tortura a un compagno catturato.

I partigiani furono colti nel sonno. La cascina dei coniugi Garibaldi fu incendiata e saccheggiata, e gli uomini catturati vennero condotti in vari luoghi per l’esecuzione. Alcuni morirono a Brissago Valtravaglia, altri sul luogo stesso della cattura. Copelli, Ghiringhelli e Trentini furono invece trasferiti a Varese per essere fucilati davanti all’ippodromo delle Bettole, come monito alla popolazione. I loro corpi vennero lasciati esposti per tre giorni, sotto la pioggia, a testimoniare la crudeltà della repressione.

A raccontare gli ultimi istanti dei tre giovani fu don Giuseppe Tornatore, rettore dell’Istituto Padre Beccaro (oggi Centro Gulliver), che ottenne il permesso di accompagnarli e di impartire loro l’ultimo conforto spirituale.

Oggi, i nomi di Elvio Copelli, Luigi Ghiringhelli ed Evaristo Trentini restano incisi nella toponomastica cittadina: tre vie li ricordano e ne tramandano la memoria, perché le nuove generazioni possano conoscere il coraggio di chi sacrificò la vita per la libertà.