Angela, la pantalonaia di via Conca d’Oro: ricordi della vecchia Varese

Angela era la dolce e cara pantalonaia della Via Conca d’Oro che stava in una modesta casa popolare con scala esterna che saliva dalla strada poco prima della svolta verso la Centrale del Latte. Arrivavo da lei sulla mia Bianchi rossa con manubrio sportivo e cambio Campagnolo dalla Via Sant’Imerio per prenderla a tutta in discesa. Bussavo all’uscio del suo laboratorio cucina dove faceva mostra di sé una cucitrice Singer.

Lei mi apriva sorridendo, cavavo i pantaloni lì davanti alla stufa economica tra profumo di minestrone e di pezze di stoffa stando con qualche imbarazzo in mutande, ma dopo tutto ero sotto gli occhi miti quasi angelici di Angela, che mi infilava quelli in lavorazione puntando gli spilli in vita e al ginocchio, la mamma i pantaloni li voleva assolutamente al ginocchio, stando attenta a non pungermi tenendoli tra le labbra con sapienza.

Sulla tavola stava una tovaglia incerata turchese, un fiaschetto di vino, il piatto del desinare con un cucchiaio di stagno , un bicchiere di vetro verde e un vaso da cui mi guardava un ortensia lilla un po’ stanca. ”Ecco fatto mi diceva sono pronti per sabato, saluta la mamma”. Prima di riprendere la discesa mi raccomandavo “riesci a mettere un po’ di fodera? La mamma te l’ha procurata? La stoffa rossiccia di Harrys Tweed è come carta vetrata sulle gambe , ti prego”.” La mamma non l’ha procurata ma la rimedio io” mi rispondeva Angela mentre correvo giù dalla scale pregustando l’ultimo pezzo di discesa da fare rigorosamente senza toccare i freni.