Nel cuore di Varese, la storica Sala Veratti ospita un appuntamento imperdibile, emblema di una perfetta simbiosi tra arte contemporanea e riflessione profonda: la mostra “Aisthánomai. La bellezza attraverso i sensi”, a cura di Silvia Vacca.
Il titolo stesso, che affonda le radici etimologiche nel greco antico, è un manifesto programmatico e non si tratta semplicemente di una rassegna visiva, ma di un vero e proprio invito a risvegliare la nostra percezione sensoriale, superando la soglia della contemplazione passiva per entrare in una dimensione alchemica e interiore.
Tutto il percorso si apre idealmente richiamando la materia grezza e la figura simbolica del Mago, il primo arcano dei tarocchi, inteso come archetipo del dominio sul mondo materiale attraverso i quattro elementi (terra, fuoco, acqua e aria). Da qui si dipana un itinerario in diciotto tappe che, arricchito dal saggio critico del filosofo ed estetologo Luca Siniscalco e da suggestivi contenuti multimediali curati da Alex Sala, trasforma lo spazio espositivo in un organismo vivo, in cui l’architettura antica dialoga intensamente con le vibrazioni del presente.
La forza del progetto risiede nell’incontro di tre sensibilità artistiche straordinarie e profondamente diverse, capaci di attivare corde emotive uniche.
Hermann Nitsch, maestro indiscusso e figura centrale dell’Azionismo Viennese, porta in mostra la potenza viscerale della materia e del rito. La sua estetica solennizza i sensi attraverso una teatralità arcaica, dove il colore e il corpo si fondono in un’esperienza sensoriale totalizzante e catartica.
Invece Alfredo Rapetti Mogol nelle proprie opere trasforma la parola scritta, incisa, graffiata o stratificata sulla tela, in materia pittorica pura. Egli indaga infatti il confine intimo tra il pensiero e il segno visivo, invitando lo spettatore a “leggere” con gli occhi e a sentire con la mente.
Lara Martinato, con la sua ricerca raffinata, completa il contrappunto della mostra, inserendosi nello spazio con una forte attenzione alle risonanze formali e alla delicatezza delle percezioni sottili, creando un ponte ideale tra l’opera e l’osservatore.
Aisthánomai è un antidoto alla distrazione contemporanea: invito a riappropriarsi del tempo e dello stupore, lasciandosi guidare dai sensi dentro un tempio laico di bellezza.
Un’occasione preziosa per riscoprire la Sala Veratti non solo come contenitore d’arte, ma come luogo di trasformazione interiore.
La mostra è visitabile sino al 25 ottobre 2026 il sabato e domenica, dalle ore 14.00 alle 17.30, con ingresso gratuito.
Non perdete l’occasione di una vera catarsi nell’arte più intima e prepotentemente vera.
