Sicuramente l’hai pronunciata, scritta o pensata per liquidare una polemica cittadina, una discussione da bar tra i portici di Corso Matteotti o i classici botta e risposta infuocati sui social vero?
È una delle massime più celebri della lingua italiana, il mantra definitivo del distacco e della superiorità. C’è solo un piccolo dettaglio da sistemare: Dante Alighieri non l’ha mai scritta.
Nel Canto III dell’Inferno, davanti alle anime dolenti degli ignavi — coloro che «visser sanza ’nfamia e sanza lodo» —, Virgilio si rivolge al suo discepolo, Dante, con un’espressione ben diversa. La citazione esatta scolpita nel marmo della Divina Commedia recita: «Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ragioniam di lor, ma guarda e passa».
Ecco sfatato il mito! A tradire la memoria collettiva è proprio quel verbo iniziale: al posto del rassicurante e protettivo «non ti curar», il Sommo Poeta usa un tagliente «non ragioniam di lor». La differenza non è da sottovalutare. Per il fiorentino del Trecento, ragionare significava parlare, discutere, intavolare un discorso. Virgilio non sta dicendo semplicemente di non preoccuparsi o di voltarsi dall’altra parte; sta ordinando a Dante di non sprecare fiato, di non concedere a certe polemiche o a certe figure neppure il lusso di una conversazione o di un pensiero ragionato. Il disprezzo è totale, definitivo, algido.
Pensiamoci bene e spostiamo il dilemma nella nostra quotidianità varesina. Quante volte, di fronte alle polemiche sterili che periodicamente infiammano il dibattito locale — magari all’indomani dell’ennesimo scontro politico sul decoro urbano, sulle notti della movida o sui social network —, ci viene spontaneo invocare il famoso “guardare e passare”?
Eppure, applicare alla lettera il testo dantesco richiederebbe un rigore ben maggiore. Se Virgilio ci ammonisce dicendo “non ragionare”, significa che il vero errore non è tanto curarsene o meno, quanto sprecare tempo prezioso, parole e bit di tastiera dietro a ciò che è insignificante, mediocre o strumentale.
Nel corso dei secoli, la tradizione orale e la saggezza popolare hanno addolcito il verso, trasformandolo in un proverbio fluido che ci permette di scrollarci di dosso le seccature quotidiane. Un piccolo slittamento linguistico che dimostra quanto la letteratura classica viva attraverso di noi.
La prossima volta che sentirete qualcuno citare la celebre frase sotto i tigli dei Giardini Estensi o tra le polemiche di quartiere, però, potrete sfoggiare il vostro scettro di puristi: i varesini, d’ora in poi, sappiano che per chiudere una discussione non basta non curarsene… non bisogna proprio dargli retta.
