Emilio Portaluppi, il sopravvissuto al Titanic nato ad Arcisate

Il 15 ottobre 1881, ad Arcisate, piccolo paese della Valceresio, nasceva Emilio Portaluppi, un uomo destinato a diventare leggenda. La sua vita, scolpita nella pietra come le opere che realizzava, attraversò oceani, tragedie e rivoluzioni sociali. Il suo nome rimane legato a uno degli eventi più drammatici della storia contemporanea: il naufragio del Titanic.

Emilio proveniva da un mondo fatto di fatica e povertà, dove la pietra era mestiere e unica ricchezza. Come molti valceresini, partì giovane, nel 1903, inseguendo il sogno americano. Destinazione: Barre, nel Vermont, capitale del granito e approdo per centinaia di scalpellini europei. Ma Barre non era solo lavoro: nelle sue piazze e osterie infuriava il dibattito ideologico tra anarchici e socialisti, un fermento che affascinava molti emigrati italiani.

Portaluppi si trasferì poi a Milford, nel New Hampshire, dove mise il suo talento al servizio della Tonella & Sons Granite Company. Era uno scultore affermato quando, nel 1912, decise di tornare in America dopo un periodo in Italia, forse per ricongiungersi alla moglie e alla figlia Ines. Scelse la nave più moderna mai costruita: il transatlantico RMS Titanic.

Si imbarcò a Cherbourg il 10 aprile 1912. Cinque giorni dopo, nella notte tra il 14 e il 15 aprile, con il gigante d’acciaio ferito dall’iceberg al largo di Terranova, la sua vita cambiò per sempre. Le versioni sul suo salvataggio sono avvolte nel mistero. C’è chi sostiene si gettò in mare, chi dice che salì fortunosamente su una scialuppa; la figlia Ines raccontò che suo padre rimase per ore su un banco di ghiaccio, al buio, nell’attesa disperata di essere raccolto.

Dopo sette interminabili ore, fu tratto in salvo dall’ultima scialuppa recuperata dal Carpathia. Nei registri di Ellis Island compare il suo nome: Emilio Portaluppi, 30 anni, cittadino americano, sopravvissuto.

La sua vita continuò tra guerra e lavoro: tornò in Italia per combattere nella Grande Guerra, poi riprese il cammino oltreoceano. Nel New Jersey trovò stabilità, ma non dimenticò mai le sue origini. Da pensionato, trascorreva le estati ad Alassio, elegante, con l’album da disegno sotto braccio. Ogni anno, il 15 aprile, celebrava non il proprio compleanno anagrafico, ma quello della “nuova nascita”: la notte in cui l’oceano lo avrebbe potuto reclamare per sempre.

Morì nel 1974, ad Arcisate, dove tutto era cominciato. La sua figura rimane simbolo universale di coraggio, resilienza e destino. Un uomo che attraversò due mondi, due vite, due mari. Grazie alle ricerche di Claudio Bossi, la sua storia continua a vivere e a parlare alle nuove generazioni: dalle cave di granito alle acque gelide dell’Atlantico, la leggenda di Emilio Portaluppi resta scolpita nella memoria.