Il Macello civico di Varese ha riaperto i cancelli dopo quarant’anni. Sabato 17 ottobre i cittadini sono tornati a percorrere gli spazi di via Tonale, dove un tempo si macellavano gli animali destinati alle macellerie cittadine. Oggi l’area è stata bonificata, ma del grande progetto di riqualificazione annunciato qualche anno fa è rimasto ben poco.
La storia del Macello comincia nel 1894, quando il Comune acquista il terreno per costruire un impianto moderno. Il progetto viene affidato all’architetto Camillo Crespi Balbi e i lavori terminano nel 1896. Quattro edifici, una pesa, locali per la macellazione, impianti tecnici e l’abitazione del veterinario e del custode. Per decenni è un luogo di lavoro e di commercio, poi arrivano la dismissione, l’utilizzo come deposito comunale e il progressivo abbandono.
Nel 2020 sembra arrivare la svolta. Nasce Varese Social District, un progetto finanziato nell’ambito del programma nazionale per la qualità dell’abitare, poi confluito nel PNRR, con una dotazione iniziale di 15 milioni di euro. L’idea è trasformare quasi 30mila metri quadrati in un nuovo quartiere: fino a 90 alloggi sociali, una piazza, un parco, spazi culturali, attività legate al cibo e collegamenti ciclopedonali. È previsto anche il recupero di circa 4mila metri quadrati di edifici storici.
Negli anni, però, il progetto cambia. Le abitazioni vengono spostate alle Bustecche, dove il Comune pensa di acquistare e recuperare alcuni immobili. Anche questa operazione viene infine abbandonata, nel marzo 2026, per le difficoltà di rispettare le scadenze del PNRR.
Intanto, tra rimodulazioni, interventi trasferiti e opere stralciate, diventa difficile seguire la destinazione delle risorse inizialmente annunciate. All’ex Macello, alla fine, restano circa due milioni di euro per la bonifica: rimozione dell’amianto, eliminazione dei terreni contaminati e messa in sicurezza di alcune strutture.
Un intervento necessario, che ha consentito di riaprire l’area, ma gli edifici attendono ancora il recupero e una destinazione stabile. Ora il Comune chiede ai cittadini e alle associazioni di proporre idee per il futuro.
Anche i collegamenti ciclopedonali immaginati per unire l’ex Macello al resto della città risultano incompleti.
Così, a 130 anni dalla costruzione, il vecchio impianto torna accessibile senza sapere ancora che cosa diventerà. Doveva nascere un nuovo pezzo di città. Per ora è stata recuperata un’area che attende ancora di essere riempita di vita.
