Francesca Scotti vince il Premio Chiara 2026

Credit: Giulia Bonina / Amici di Piero Chiara

Tre voti di scarto decidono il Premio Chiara 2026. A conquistarli è Francesca Scotti, che con la raccolta «La stagione delle case vuote» (Hacca) si aggiudica la trentottesima edizione del concorso letterario dedicato al maestro del racconto. Una vittoria sul filo di lana, arrivata ieri sera, domenica 18 ottobre, nella Sala Napoleonica delle Ville Ponti di Varese, al termine di una finale rimasta aperta fino allo spoglio delle schede della giuria popolare.

Cinquantotto voti per Scotti, 55 per Gianni Biondillo, finalista con «La tempesta perfetta e altre storie» (Guanda), e 34 per Marco Malvaldi, in gara con «L’uomo vestito di arancione» (Sellerio). Per la scrittrice è il primo successo al Premio Chiara, così come per Hacca, che diventa il diciannovesimo editore a entrare nell’albo d’oro della manifestazione.

Al centro della raccolta vincitrice ci sono le inquietudini che attraversano la vita quotidiana, le relazioni, le assenze e le trasformazioni, spesso impercettibili, che cambiano le persone. Un universo narrativo nel quale anche le case diventano luoghi della memoria e del cambiamento.

«Entro in sintonia con i miei personaggi e, in qualche modo, cambio insieme a loro», ha raccontato Scotti dopo la proclamazione, augurandosi che ogni lettore possa riconoscersi almeno in uno dei protagonisti delle sue storie. Poi il pensiero a Piero Chiara: «Ricevere questo Premio mi dà la sensazione di aver accorciato, almeno un poco, i gradi di separazione che mi dividono da lui».

La scrittrice ha ricordato anche una curiosa coincidenza: poche settimane fa, nella propria libreria, si era imbattuta nel volume di Chiara «Di casa in casa, la vita». Un piccolo segno, lo ha definito, considerando la centralità del tema della casa nella sua raccolta. Infine, il ringraziamento all’editore Hacca, per la scelta di continuare a investire nel racconto, un genere letterario che fatica spesso a trovare spazio nel mercato editoriale.

La giornata ha regalato anche una vittoria tutta varesotta. Il Premio Chiara Giovani è andato a Carolina Reguzzoni, vent’anni, di Busto Arsizio, studentessa all’Humanitas University. Con il suo racconto dedicato al tema «Gioco» ha superato gli altri 24 finalisti, selezionati tra oltre 150 concorrenti provenienti dall’Italia e dalla Svizzera italiana. Un risultato che conferma la capacità del concorso di coinvolgere anche le nuove generazioni di autori.

Sul palco delle Ville Ponti è salito inoltre Luca Astone, vincitore del Premio Chiara Inediti, che vedrà pubblicata la propria raccolta «Il deposito delle metamorfosi» dall’editore Copia Unica.

Ma quella di ieri è stata anche una finale segnata dalla memoria e da due assenze importanti. La prima è quella di Bambi Lazzati, storica direttrice e anima del Premio, scomparsa nel dicembre 2025. A lei è stato dedicato uno dei momenti più commoventi della cerimonia, ricordandone la capacità di costruire relazioni tra scrittori, lettori e istituzioni e di trasformare un’iniziativa culturale nata a Varese in un appuntamento letterario di rilievo nazionale.

Un ricordo è stato riservato anche a Pietro Macchione, editore e protagonista della storia del concorso dal 2010 al 2025, scomparso lo scorso gennaio.

A condurre la finale sono state Claudia Donadoni e Marta Morazzoni, davanti a un pubblico che comprendeva numerosi rappresentanti delle istituzioni. Tra i presenti il prefetto Salvatore Pasquariello, il sindaco di Varese Davide Galimberti, il presidente della Provincia Marco Magrini, il deputato e sindaco di Luino Andrea Pellicini, l’assessore comunale alla Cultura Enzo Laforgia, Stefano Vassere per il Canton Ticino, la segretaria generale della Camera di Commercio Anna Deligios e il dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale Giuseppe Carcano.

Si chiude così un’edizione che segna anche un passaggio nella storia del Premio Chiara. La prima dopo la scomparsa di Bambi Lazzati, con la responsabilità di raccoglierne l’eredità e proseguire un lavoro costruito in quasi quarant’anni. A indicare la strada è proprio il verdetto della giuria popolare: vince una raccolta di racconti, pubblicata da una piccola casa editrice indipendente, davanti a due nomi affermati della narrativa italiana. Un risultato che restituisce al Premio la sua vocazione originaria: dare centralità al racconto e alla sua capacità di interpretare la realtà.