“Il Piccolo” dedicò la prima pagina all’Ippodromo di Varese

Era il 6 ottobre 1887 quando “Il Piccolo”, uno dei giornali locali più letti dell’epoca, decise di dedicare la sua prima pagina a un evento che appassionava la città e animava la borghesia varesina: le corse dei cavalli all’ippodromo di Casbeno.
Quell’ippodromo, primo di tre diversi impianti che nel tempo avrebbero ospitato le competizioni equestri a Varese, rappresentava un simbolo di modernità e mondanità in una città in piena trasformazione.

Alla fine dell’Ottocento Varese era un piccolo gioiello immerso nel verde, crocevia di villeggianti e aristocratici milanesi che trascorrevano qui le estati tra ville liberty, giardini e passeggiate sul colle di Biumo. Le corse dei cavalli non erano solo uno sport: erano un rituale sociale, un’occasione per mostrarsi, per stringere rapporti, per respirare l’aria elegante e frizzante di una Varese che guardava con entusiasmo al progresso.

L’ippodromo di Casbeno sorgeva accanto al Grande Albergo Excelsior, oggi Villa Recalcati, allora uno dei luoghi più raffinati della città. Dalla terrazza del grande albergo si potevano scorgere le tribune affollate, le carrozze che arrivavano tra la polvere del viale, i cappelli delle signore che sventolavano tra gli applausi e il nitrito dei purosangue lanciati al galoppo.

La cronaca di quella giornata, raccontata da “Il Piccolo”, restituiva il fervore e la passione di una Varese che stava scrivendo la sua storia sportiva. I nomi dei fantini e dei cavalli venivano citati con lo stesso rilievo riservato oggi ai grandi campioni del calcio o del ciclismo. Era il segno che la città, già allora, viveva lo sport come parte integrante della propria identità culturale.

Negli anni successivi, le corse si sarebbero spostate dapprima a Masnago, poi alle Bettole, dove l’attuale ippodromo ancora conserva la memoria di quella lunga tradizione. Ma Casbeno resta il punto d’origine, il luogo in cui tutto ebbe inizio: un campo dove l’eleganza si mescolava alla polvere e il rumore degli zoccoli segnava il battito del tempo.

Ricordare oggi quella prima pagina del 1887 significa riconoscere quanto la passione sportiva sia parte del DNA varesino, capace di attraversare i secoli e di rinnovarsi, dalle redini dei cavalli ai manubri delle biciclette, fino alle corse moderne della Tre Valli. Un filo di entusiasmo che continua a unire passato e presente, nel nome della stessa città.