Il 22 agosto 1958, in un clima di profonda devozione mariana e di forte partecipazione comunitaria, si concludevano i lavori per l’erezione della Grotta di Lourdes alla Rasa, piccolo borgo alle pendici del Sacro Monte di Varese. Un’opera che, a prima vista, potrebbe sembrare semplice, ma che in realtà racchiude un denso intreccio di fede, storia locale e impegno collettivo.
La Grotta si trova alle spalle della chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Angeli, luogo che già custodiva la spiritualità di una comunità legata profondamente alla tradizione cristiana e al culto mariano. L’iniziativa fu promossa dal parroco don Andrea Riva, che seppe unire la sua grande devozione mariana a una visione concreta: dare alla comunità della Rasa un luogo che richiamasse le apparizioni di Lourdes e che potesse diventare spazio di preghiera, meditazione e identità religiosa.
I lavori, avviati il 23 giugno 1958, videro il contributo economico e materiale non solo dei residenti del paese, ma anche dei villeggianti che, in quegli anni, frequentavano numerosi la zona, attratti dalla sua bellezza naturale e dalla quiete. In un’epoca in cui la ricostruzione del dopoguerra stava ancora lasciando segni tangibili, la Grotta si impose come un simbolo: non un monumento imponente, ma una testimonianza della forza di una fede condivisa.
La solenne benedizione avvenne il 22 agosto dello stesso anno, ad opera del prevosto monsignor Francesco Rossi, affiancato dal vescovo monsignor Giuseppe Schiavini, già pastore della Chiesa varesina. Il gesto sanciva non solo il compimento materiale dell’opera, ma anche il suo inserimento ufficiale nella vita spirituale della comunità.
Di particolare rilievo fu la presenza della statua della Vergine, dono del dottor Benvenuto Taborelli, figura nota nel territorio per la sua generosità. Taborelli, nel 1961, provvide anche alla realizzazione della cancellata, ulteriore segno di attenzione e di cura verso la Grotta. La sua iniziativa garantì che il luogo di preghiera fosse custodito con decoro e preservato per le generazioni future.
Dal 1958 in poi, la Grotta di Lourdes alla Rasa divenne un punto di riferimento spirituale. Non era solo un richiamo visivo alla celebre grotta francese, ma anche un segno della capacità della comunità varesina di appropriarsi di simboli universali, adattandoli alla propria realtà locale. Le processioni, le preghiere comunitarie, i momenti di raccoglimento personale trovarono nella Grotta un luogo ideale.
Oggi, guardando a distanza di decenni, si può comprendere quanto quel 22 agosto abbia segnato una tappa importante nella storia religiosa della Rasa. L’opera, pur modesta nelle dimensioni, continua a parlare della forza della devozione popolare e della capacità di un’intera comunità di realizzare, con pochi mezzi ma con grande fede, un luogo che ancora oggi custodisce memoria e spiritualità.
La Grotta di Lourdes della Rasa è, in fondo, uno specchio della storia varesina: una storia fatta di tradizione religiosa, di partecipazione collettiva, di figure di sacerdoti e laici che hanno saputo lasciare un segno duraturo. Un luogo che racconta come la fede, se vissuta insieme, diventa pietra viva e memoria condivisa.
