Nasce il sottopassaggio a tre braccia e la trasformazione della zona stazioni

Il 18 ottobre 1969 segna una data significativa nella storia urbana di Varese: viene inaugurato il sottopassaggio pedonale a “tre braccia”, un’opera d’ingegneria civile pensata per collegare in modo sicuro e funzionale tre punti vitali della città: via Morosini, viale Milano e la stazione delle Ferrovie Nord, con sbocco anche verso il piazzale del mercato. Questa infrastruttura, apparentemente modesta agli occhi contemporanei, rappresentò invece all’epoca un tassello fondamentale nel processo di modernizzazione della città e nella complessa vicenda di riqualificazione dell’area ferroviaria.

Per comprenderne il valore, occorre fare un passo indietro. Nel secondo dopoguerra, Varese era alle prese con un importante nodo logistico: l’area compresa tra le due stazioni, quella delle Nord e quella delle Ferrovie dello Stato, costituiva un ostacolo fisico, un vero e proprio “taglio urbano” che limitava lo sviluppo cittadino. Il traffico ferroviario delle Ferrovie Nord correva ancora a cielo aperto lungo il cosiddetto “trincerone”, visibile su viale Milano, fino alla galleria di Bosto, nei pressi di via Magenta. I convogli transitavano letteralmente a ridosso dei palazzi, creando interruzioni viarie, pericoli e discontinuità urbanistica.

Già nel 1959 l’amministrazione comunale aveva compreso l’urgenza di un intervento. L’1 agosto di quell’anno iniziarono i lavori per il rifacimento del ponte sopra i binari delle Nord all’incrocio con via Morosini e via Maspero. Fu un’opera complessa, collaudata il 27 febbraio 1960 con una prova di carico impressionante: 600 quintali, ottenuti posizionando un compressore industriale e tre autocarri a pieno carico. Pochi mesi dopo, il 16 novembre 1959, il Consiglio comunale approvò la copertura del “trincerone”, preludio alle trasformazioni future.

Dieci anni più tardi, il sottopassaggio a tre braccia completava questo mosaico infrastrutturale. Non era solo un passaggio pedonale: era la prima vera cucitura tra i quartieri divisi dalle ferrovie, un simbolo di continuità tra il centro cittadino e l’area delle stazioni. Collegava i flussi: quelli dei viaggiatori, dei lavoratori pendolari, dei commercianti diretti al mercato e degli studenti.

L’opera si inserisce nel più ampio disegno che, sessant’anni dopo, vediamo ancora al centro del dibattito civico: la riqualificazione dell’intero comparto stazioni, oggi affidata a nuovi progetti e a rinnovate ambizioni urbanistiche. Quel passaggio sotterraneo fu uno dei primi tentativi di restituire unità ad una Varese frammentata dall’infrastruttura ferroviaria.

Oggi, mentre Varese si prepara a una nuova stagione di interventi grazie ai progetti di restauro sulla stazione FS e di ridisegno urbanistico dell’area, la memoria del sottopassaggio del 1969 ci ricorda una verità fondamentale: le città non si trasformano con un solo gesto, ma attraverso una sequenza di opere che si parlano nel tempo. Ed è attraverso questi passaggi, a volte invisibili, che si costruisce la continuità tra passato e futuro.

(a cura di Fausto Bonoldi – “I luoghi e la storia”)