di Paolo Costa
Parole chiare, di questo c’è innanzitutto bisogno. Come giudicare chi sfascia banchi e bagni di una scuola in nome di una “scuola diversa”? Oppure chi brucia una libreria, simbolo e sostanza della cultura, definendosi studente? E chi lancia sassi contro poliziotti, vetrine, auto? Circolano troppi ma e troppi però.
La protesta? E’ comprensibile, c’è sempre stata, sono giovani … Giustificazioni pronunciate magari da un divano … Troppo facile, soprattutto se i danni non ti colpiscono direttamente. Pensiamo a un negoziante, che si ritrova tutto in fumo, spaccato da chi è sceso in piazza contro il carovita …
Quello che sta accadendo nelle piazze e nelle strade italiane ed europee deve essere definito da un giudizio netto: non è così che si costruisce una società migliore. Eppure le parole troppo spesso sono fumose, vaghe, non distinguono il bene dal male. E intanto nel brodo putrido degli spettacoli che stiamo subendo si mescolano ingredienti che producono solo violenza: l’antagonismo di sinistra, il nichilismo che ammorba tanta gioventù, il verbo di tanti cattivi maestri (docenti e cosiddetti intellettuali), l’irresponsabilità di politici e giornalisti conniventi per un tornaconto elettorale. Non si distingue, non si vuole capire, ci si marcia.
E chi progetta ha gioco facile. Si individuano tanti motivi di scontento o malessere (il carovita, Gaza, la scuola, il governo inteso come Meloni), ci si attacca il no alle armi, al fascismo e la difesa dei diritti. E il gioco è fatto, ce n’è per tutti i gusti. Il richiamo circola via social e funziona come il miele per le api. Che confusione! Che cosa si vuole chiedere, quale proposta sostenere o avanzare? Non si capisce perché non si sa e non si vuole sapere. La rinuncia alla costruttività, infatti, non aiuta ad affrontare i problemi fino in fondo. Si alzano barricate e ci si ferma lì. Guai a rimboccarsi le maniche, giorno per giorno.
Nello stesso giorno delle devastazioni milanesi a Varese è andata in scena tutt’altra manifestazione di studenti, semplice, ordinata, con qualche slogan, certo, ma senza il fumo che li sovrasta. E nelle stesse ore, come tante altre volte, gruppi di ragazzi si sono avviati verso il luogo in cui si danno da fare come volontari, una casa di cura o una Rsa. Forse non tutto è perduto.
