Quando la cultura non ha confini

Da Varese all’Elba, un gemellaggio di cielo e arte.
La storia di Alessandra Ribaldone e il legame che unisce due territori.

di Davide Sottocasa

PORTOFERRAIO (Isola d’Elba) – Sono qui, tra le ceramiche monumentali e gli alberi mediterranei dell’Open Air Museum Italo Bolano, a San Martino. Fuori il mare, dentro l’arte che respira.

E penso a Varese.
Non è un salto di scena. È un gemellaggio.

Quello che lega la Varese nascosta ,quella che raccontiamo su VareSempre,il giornale de La Varese Nascosta ,a questo angolo di Toscana dove la cultura non chiede il passaporto.

Al centro c’è Alessandra Ribaldone. Mia cugina. Moglie del compianto artista Italo Bolano e oggi presidente della Fondazione che porta il suo nome.
Italo Bolano è il il più grande artista elbano:
le sue opere sono presenti in ogni paese dell’isola, in ogni angolo dell’Elba, e rappresentano l’anima stessa di tutta l’isola.

Lei tiene in vita il sogno del marito: un giardino di diecimila metri quadrati dove trenta opere in ceramica, acciaio e vetro dialogano con la natura.
Un International Art Center nato nel 1964, oggi museo diffuso, teatro all’aperto, laboratori e residenze d’artista.

Ma Alessandra ha anche una storia che affonda le radici nel territorio varesino. Il suo percorso si intreccia con l’Osservatorio Astronomico G.V. Schiaparelli sul Campo dei Fiori, dove dedicò con passione trent’anni della sua vita.
Fù una pioniera, al fianco del professor Salvatore Furia, fondatore della Società Astronomica e della Cittadella di Scienze della Natura.

Un legame che parla di divulgazione, di cielo osservato e di passione per la conoscenza, gli stessi valori che oggi Alessandra porta avanti sull’Elba attraverso l’arte e la cultura.

Due mondi apparentemente lontani: le prealpi varesine e il mare dell’Elba. Ma entrambi parlano la stessa lingua. Quella della divulgazione, dell’arte che incontra la scienza, della bellezza che non ha confini geografici.

Italo Bolano insegnò disegno e storia dell’arte per quarant’anni. Alessandra oggi insegna ceramica, pittura, emozioni marine.
A Varese l’osservatorio porta il cielo alla gente.

Qui porta l’arte alla gente. Stesso gesto, due sponde.

Da amministratore di VareSempre ,il giornale che vuole far conoscere la Varese che non finisce solo sui social , sento il dovere di raccontare questi ponti.
Non quelli di cemento. Quelli di carta, di memoria, di cugini che si ritrovano a centinaia di chilometri di distanza e scoprono di aver sempre guardato la stessa cosa: il mondo, visto con occhi curiosi.

La cultura non ha confini. Non li ha quando nasce da un’osservazione attenta del cielo, non li ha quando si trasforma in ceramica che resiste al sole e alla pioggia, non li ha quando un giornale locale decide di allargare lo sguardo fino all’arcipelago toscano.
Qui, il legame si stringe. Varese e l’Elba non sono due punti sulla mappa. Sono due stanze della stessa casa.
E io, da qui, le tengo aperte.