Tra la fine degli anni Sessanta e la metà dei Settanta, una delle aree più simboliche di Varese – quella a ridosso delle stazioni ferroviarie – visse una metamorfosi profonda. Qui, dove la città aveva conosciuto la sua rivoluzione industriale all’ombra del Bernascone, il 21 ottobre 1968 segnò una svolta: il Calzaturificio di Varese lasciò la sua sede storica all’angolo tra viale Milano e via Nuccia Casula per trasferirsi nel nuovo complesso di viale Belforte, costruito a partire dal 1963. Fu un gesto simbolico, il distacco definitivo da quel nucleo originario che aveva visto nascere uno dei marchi industriali più noti d’Italia.
La storia delle scarpe “made in Varese” iniziò quasi un secolo prima, nel 1870, quando Santino Trolli e il figlio Luigi aprirono la “Premiata Manifattura Tomaie Giunte”, proprio di fronte a quella che sarebbe diventata la stazione delle Ferrovie Nord. Qui, per la prima volta in Italia, venne introdotto l’uso di macchine capaci di cucire automaticamente le tomaie. Nel 1899, con l’ampliamento dello stabilimento, il marchio Trolli lasciò spazio alla nascita ufficiale del Calzaturificio di Varese, destinato a diventare uno dei simboli dell’industria calzaturiera nazionale.

Quell’area non ospitava solo scarpe. Accanto al Calzaturificio, nel 1898, i fratelli Pietro e Giovanni Marzoli e il ragionier Giovanni Massari avviarono il Mulino di Varese, un complesso molitorio che accompagnò per decenni la vita produttiva della città. L’odore del cuoio si mescolava così, ogni giorno, a quello della farina: un paesaggio industriale autentico, fatto di sirene, operai in camice bianco, ruote dentate e ciminiere.
Ma tutto ciò cambiò in pochi anni. Dopo il trasferimento del Calzaturificio nel 1968, fu la volta delle infrastrutture: nel novembre 1971 venne ampliata via Casula, per migliorare la viabilità della zona. Infine, nell’ottobre 1975, i Molini Marzoli Massari vennero demoliti, lasciando spazio a nuovi progetti urbanistici. Nel volgere di meno di un decennio, scomparve un intero paesaggio industriale, sostituito da una nuova idea di città.
Il 21 ottobre 1968, dunque, non è soltanto una data industriale, ma un passaggio di testimone: da una Varese operaia, cresciuta tra rotaie e manifatture, a una Varese che iniziava a guardare al terziario e alla trasformazione urbana. Le vecchie mura delle fabbriche lasciavano il posto a spazi destinati a una nuova modernità.
Fausto Bonoldi

