di Bruno Belli
L’opera più importante e vasta che rese ben nota Varese, sia dal punto di vista religioso, sia storico ed artistico, nacque proprio nel XVII secolo: si tratta dell’apoteosi di un luogo sacro già frequentato da pellegrini nei secoli antecedenti, ma che viene “codificato” grazie alla volontà ed all’impegno di due figure religiose dell’epoca: la badessa del Convento della Romite, Tecla Maria Cid ed il Padre Cappuccino Giovan Battista Aguggiari che risiedeva nel convento allora situato dove oggi c’è Via Monastero Vecchio (i Cappuccini a Varese, come vedremo prossimamente ebbero più sedi nel tempo in città).
L’argomento è particolarmente vasto, pertanto ho deciso, per renderlo più agevole, di suddividerlo in tre parti, cercando di attenermi alle notizie più essenziali possibili.
Come ho ricordato nelle scorse settimane, esisteva già un luogo di culto di una certa rilevanza nel V secolo d.C. dove ora sorgono il Monastero delle Romite ed il Santuario: sule rovine della rocca longobarda dell’ VIII – XI secolo crebbe il borgo, s’ingrandì la chiesa preesistente (tra l’XI ed il VI sec.), nacque l’esperienza eremitica della Beate Caterina e Giuliana (di cui abbiamo già trattato), ed il Monte si tramutò ben presto in un luogo si rilevanza spirituale.
Così, nel 1604 inizia l’esperienza della creazione di quella massima opera di fede e di arte che è il Sacro monte.
Come accennato, Tecla Maria Cid, badessa del Convento delle Romite, espresse al Padre Giovanni Battista Aguggiari (? – 1631) il desiderio di realizzare punti di sosta per i pellegrini lungo il sentiero che conduceva al Santuario. Padre Aguggiari, che saliva spesso al monte per le prediche, accolse con vivo interesse la proposta della Romita, tramutandolo in un progetto che non è esagerato definire colossale, divenendone promotore.
Si cominciò con la costruzione di una strada lungo la quale si progettò di porre alcune cappelle per sostare pregando in modo che la salita corrispondesse alla preghiera del Rosario. Nel corso del XVII secolo, infatti, si era in un’epoca di passione popolare per i santuari da visitare, sia per pregare, sia per l’espiazione dei peccati, ed in tutte le regioni ne sorsero di fiorentissimi (si pensi solo ad Orta e Varallo, i più rinomati ed i più vicini a noi).
Così, come raccontano le cronache e riassumono gli storici varesini più accreditati, Padre Aguggiari, di nobile casata proveniente da Monza, promosse una colletta che frutto più di 100.000 zecchini con i quali si poterono iniziare i lavori che, in totale, si protrassero per circa 90 anni.
Il grandioso progetto, con il sostegno del Cardinale Federico Borromeo (1564 – 1631) , fu realizzato dall’architetto Giuseppe Bernascone (1565 – 1627) creatore e direttore dei lavori il quale, tra l’altro, aveva una figlia monaca che risiedeva proprio nel monastero delle Romite Ambrosiane.
Grazie al genio di Aguggiari e del Bernascone furono ingaggiati, in poco meno di un secolo, alcuni tra i più preparati e valenti artisti tra scultori, pittori e scalpellini dell’epoca, senza contare il coinvolgimento dei numerosi operai per realizzare il progetto (che fu, quindi, un momento d’importante occasione di lavoro nella zona). E’ grazie a tutti loro ed alle varie famiglie abbienti che sostennero il progetto – alcune cappelle, come vedremo, furono finanziate direttamente da maggiorenti del territorio – che oggi possiamo ammirare e percorrere la Via Sacra del Rosario.
La «Fabbrica del Rosario», come fu chiamata, realizzò la costruzione di 14 cappelle (considerando il Santuario la quindicesima, sorta di apoteosi della Gloria mariana) lungo il del vialone che andava man mano formandosi in acciottolato o «rizzata» («rizzada», in dialetto lombardo): in altre parole una superficie pavimentata con ciottoli di fiume levigati, tipica dell’area lombarda. Questo genere di pavimentazione si diffuse in particolare a Milano nel XVI secolo e fu per la prima volta utilizzato per la decorazione dei sagrati di chiese o luoghi importanti come palazzi o pubblici uffici (si vedano esempi nella piazza di Palazzo Reale, di fianco al Duomo di Milano).
La «Via Sacra», che percorreremo nel dettaglio con il prossimo paragrafo, illustra i Misteri del Rosario per mezzo delle Cappelle: comprende tre archi, che fungono ognuno da «porta» con fontane (dove si abbeveravano gli animali ed i pellegrini) che suddividono i misteri «gaudiosi», «dolorosi» e «gloriosi». La salita lungo il Sacro Monte pertanto è suddivisa in tre cicli di 5 cappelle ognuno: la quinta cappella dell’ultimo ciclo è il Santuario stesso dedicato a «Santa Maria del Monte».
Grazie a munifiche donazioni, la costruzione fu assai più rapida di quella di altri Sacri monti (ad esempio di quello di Varallo), tanto che ben 13 delle cappelle furono terminate entro il 1623. Nel 1698 i lavori risultavano completati così come si presentano nella forma attuale. Lo stile architettonico delle cappelle, degli archi trionfali e delle fontane è variegato, ispirato ai modi stilistici del manierismo. Le statue e gli affreschi che ornano le cappelle costituiscono, nel loro complesso, un’elevata testimonianza dell’arte sacra seicentesca appartenente all’area milanese.
Nel Santuario (che tratteremo successivamente nel dettaglio) si conserva, oltre ad altre opere d’arte di certo rilevo, la celebre statua trecentesca della «Madonna nera», collocata sopra l’altare maggiore, restaurata nel 2010, un’immagine cara ai varesini, nota nella diocesi intera e legata alla memoria stessa di Sant’Ambrogio. Una lontana tradizione, infatti, vuole che il santuario del Sacro Monte sia stato fondato proprio dal vescovo milanese nel 381, a ricordo della vittoria sull’Eresia ariana.
Nel Santuario è contenuto anche un pregevole organo neoclassico del 1831, costruito da Luigi Maroni Biroldi, restaurato prima da Pietro Talamona nel 1871 e quindi da Vincenzo Mascioni nel 1989.
Il Sacro Monte si scopre e si ammira percorrendo a piedi il tragitto che da Oronco conduce alla «Prima Cappella». Oronco ha poche abitazioni, ma alcune belle ville.
Salendo prima dell’Arco che apre la Via Sacra si incontra l’«Oratorio dell’Immacolata Concezione», chiesa costruita tra il 1604 ed il 1609: architettura a pianta centrale sviluppata con un volume cilindrico e con un pronao rettangolare tripartito e delimitato da belle colonne ioniche.
All’interno è notevole il gruppo formato da Maria immacolata attorniata da angeli, opera di Marco Antonio Prestinari. Le altre 14 statue dei Dottori della Chiesa, poste nelle nicchie, sono opera di Francesco Silva di Morbio Inferirore (1580 – 1641); gli affreschi si devono ai fratelli Giovan Francesco e Giovan Battista Lampugnani, di Legnano (1624), artisti che vedremo impegnati anche in alcun delle cappelle.
I più pregevoli tra gli affreschi sono quelli della parte absidale e della cupola: l’affresco più importante ritrae il «Concilio di Trento». Dalle antiche cronache apprendiamo che questa chiesa fu tra le prime opere del Sacro Monte ad essere costruita dai «terrieri di Malnate» che iniziarono i lavori di sterramento per la creazione del piazzale che servisse per il raduno dei pellegrini.
L’oratorio era destinato anche a fornire un luogo di culto agli abitanti della «Cascina Morona», la grande azienda agricola che, tra l’altro, coltivava la vite sui ronchi che giungevano fino alla Settima cappella. Secondo il professor Renzo Talamona l’«Immacolata» non fu però il primo edificio sacro del luogo poiché in precedenza sarebbe lì vicino esistito un oratorio dedicato a San Rocco.
Il primo arco (edificato nel 1607) introduce ai «Misteri Gaudiosi». E’ alto otto metri da terra. Presenta un sodo basamento, colonne a tutto tondo con capitelli di ordine dorico, pilastri laterali ed un frontone spezzato entro il quale sta il coronamento a lunetta che sorregge la statua in vivo della Madonna con in braccio il Bambino, posta nel 1650, opera di Carlo Antonio Buono: la Vergine e Gesù sono scolpiti in atto accogliente ed invitano a percorrere in preghiera la Via Sacra del Rosario.
Davanti ed ai lati dell’arco, su alti piedestalli, si trovano le statue in pietra di San Domenico e di San Francesco, poste nel 1687, opera di Giuseppe Rosnati (o Rusnati) da Como. A sinistra è San Domenico, sostenitore e divulgatore della devozione del Santo Rosario; a destra S. Francesco fondatore dell’ordine dei Cappuccini al quale apparteneva Padre Giovanni Battista Aguggiari. Dall’arco si può ammirare la prospettiva del vialone fino oltre la quinta Cappella e leggere, sul timpano, sopra la volta dell’arco stesso «Transite ad me omnes qui concupiscitis me» («Tutti voi che mi desiderate venite a me»).
Contemporaneamente alla costruzione dell’arco, iniziarono i lavori per condurre l’acqua dal Monte Tre Croci mediante canali di terracotta, sempre su progetto tracciato dal Bernascone.
Oltrepassato l’arco, a sinistra, vi è la prima fontana, incompiuta, detta «della Samaritana» (1610 – 1623). Consiste in una nicchia artificiale rivestita di tufo. Al centro un grifone butta acqua che, a sua volta, esce dalla bocca di due mascheroni scolpiti in un navello per cadere nella vasca sottostante. Ai lati, sulle pareti che fanno corpo con la fontana, ci sono due affreschi: a sinistra, «Gesù al pozzo di Giacobbe in atto di chiedere acqua alla donna Samaritana»; a destra è raffigurato padre Aguggiari che mostra la Via del Rosario, forse la più antica immagine del Sacro Monte, riportata alla luce nel 1982 grazie alla rimozione di un affresco settecentesco d’identico soggetto. I lavori di restauro hanno messo in luce l’autenticità dei tratti delle persone dipinte e del paesaggio.
D’incerta attribuzione le due opere: la Samaritana potrebbe essere stata dipinta dalla scuola dei fratelli Giovanni Battista e Giovanni Francesco Lampugnani, che decorarono l’oratorio dell’Immacolata e la XII Cappella; l’affresco di destra potrebbe essere stato eseguito da Pietro Gilardi o da Bartolomeo Ghiandone.
Bibliografia minima (per approfondire):
- AA.VV. Varese: vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1977
- Luigi Ambrosoli, Varese, storia millenaria, Varese, Macchione Editore, 2002
- Mario Bertolone, Varese, le sue castellanze e i suoi Rioni, Milano, Faccioli, 1952
- Leopoldo Giampaolo, Varese. Sintesi storca, Varese, Litotipografia Verbano, 1977
- Luigi Brambilla, Varese e il suo circondario, Varese, Tipografia Ubicini, 1874
- Luigi Borri, Documenti Varesini, Varese, Macchi e Brusa Editori, 1891
- Silvano Colombo, Conoscere il Sacromonte (sic), Guida akke Cappelle, al Santuario ed ai Musei del Sacro Monte sopra Varese, Varese, Edizioni Lativa, 1982
- Carlo Alberto Lotti, Santa Maria del Monte sopra Varese, Arti grafiche Amilcare Pizzi, 2000
[Le singole foto, alcune tratte dalle pubblicazioni in Bibliografia, altre di mia proprietà o reperite nel web sono accompagnate come sempre da didascalie e da qualche notizia specifica in relazione al testo].
- Anonimo (XVII sec.), «Il viale delle cappelle con padre Giovanni Battista Aguggiari e l’architetto Giuseppe Bernascone», olio su tela; Sacro Monte di Varese, Museo Baroffio.
- Il Sacro Monte ed il Campo dei fiori, visti da S. Ambrogio in una fotografia del primo Novecento. Sulla sinistra, in primo piano, la Chiesa Parrocchiale di S. Ambrogio.
- Incisione del XIX secolo nella quale sono ritratte la Torre di Velate ed il Sacro Monte come si presentava circa 200 anni fa.
- Disegno a penna dell’epoca che ritrae la visita a Varese del Cardinale Federico Visconti nel 1687. Questo disegno è particolarmente interessanti per due motivi: il primo attesta la frequentazione religiosa della città, frequentazione “trainata” dall’opera di fede ed arte delle Cappelle del Rosario al Sacro Monte; il secondo ci permette di vedere come era fatto l’arco di «Porta Pozzaghetto», all’incirca nel crocevia odierno tra Via Volta e Via Bernascone, unico ritratto in un disegno. E’ l’arco sulla sinistra dell’immagine, sotto il quale passa la processione. Si tratta, pertanto, dell’UNICA IMAMGINE ESISTENTE dell’arco di cui parlammo quando trattai delle mura e della porte cittadine. Si noti la visione del Sacro Monte sullo sfondo.
- Cartolina degli anni Cinquanta: Via Oronco.
- Panorama della zona Oronco; Anni Trenta del secolo scorso.
- Altro panorama della zona Oronco in una cartolina degli anni Cinquanta.
- Un suggestivo tratto della zona Oronco, oggi.
- Primo Novecento: la Chiesa «Oratorio dell’Immacolata concezione». A destra, la struttura che ospitava l’«Albergo riposo».
- Altra cartolina del Primo Novecento, con la chiesa «Oratorio dell’Immacolata concezione». Nel fondo, si vede bene l’Arco che apre la «Via Sacra».
- Anni Cinquanta: l’«Albergo riposo» e l’Arco dei «Misteri gaudiosi».
- La chiesa «Oratorio dell’Immacolata concezione», ai nostri giorni.
- Oratorio dell’Immacolata concezione: il pronao rettangolare tripartito e delimitato da belle colonne ioniche. In particolare il timpano che lo sormonta con la dedicazione in latino.
- Oratorio dell’Immacolata concezione: l’altare con «Maria immacolata attorniata da angeli».
- Oratorio dell’Immacolata concezione: particolare delle statue in cotto raffiguranti i Dottori della Chiesa (Foto di F. Silva di Morbio).
- Incisione del 1706, dedicata a Monsignor Alfonso Litta della «Fabbrica del Santo Rosario» presso il Sacro Monte sopra Varese.
- Acquatinta del XVII secolo che ritrae il «Sacro Monte» di Varese con il particolare della «Via Sacra».
- Incisione del XVII secolo relativa alla descrizione delle singole cappelle, degli archi lungo la via Sacra e del Santuario.
- Stampa ottocentesca che ritrae il Sacro Monte: bene in evidenza è posta la salita con le Cappelle.
- Il percorso delle Cappelle del Rosario come pubblicato dalla Guida edita dagli «Amici del Sacro Monte di Varese».
- Particolare dell’Arco dei «Misteri gaudiosi» ingresso alla salita.
- Lo stesso arco visto dal retro, fotografato stando sotto il pronao della Prima Cappella.
- Cartolina colorata del Primissimo Novecento, che ritrae l’Arco presso la Prima Cappella, visto da chi scendesse verso Varese. Si vedono bene, pur se da retro, le Statue di San Domenico e di San Francesco che lo completano, come ho descritto nel testo.
- La «Fontana della Samaritana» in una fotografia degli anni 30 del Novecento. Si riconoscono bene i due affreschi: a sinistra, «Gesù al pozzo di Giacobbe in atto di chiedere acqua alla donna Samaritana»; a destra è raffigurato padre Aguggiari che mostra la Via del Rosario, forse la più antica immagine del Sacro Monte.
- La «Fontana della Samaritana» prima dei restauri.
- La «Fontana della Samaritana» come appare oggi, dopo i restauri. Purtroppo, i due affreschi sono in parte perduti.
- Altra foto della «Fontana della Samaritana», come si presenta ora.
- La «Fontana della Samaritana» fotografata dal pronao della Prima Cappella.
- La «Fontana della Samaritana»: particolare dell’affresco di destra, dove è ben leggibile la Salita delle Cappelle del Rosario come si mostrava nel XVII secolo.
- Una cartolina del Primo Novecento che ritrae una gita al Sacro Monte.
- Foto del primo Novecento scattata durante una processione. Si vede la Quattordicesima cappella. La foto è scattata stando sotto la «Fontana del Mosè». Sulla destra si noti il parco e la villa che sono state in seguito demoliti per allargare l’ultimo tratto della salita.































