Tra i colli varesini e l’orizzonte industriale lombardo si cela un luogo capace di sovvertire il concetto stesso di spazio museale.
E non si tratta di quadri rinascimentali o reperti d’antichità classica, ma pompe di benzina d’epoca, targhe smaltate, vecchi estintori e globi luminosi: è il Museo Fisogni della Stazione di Servizio a Tradate.
Archivio silente di metallo, forma e colore che racchiude la storia del Novecento a trazione integrale. La genesi di questo polo espositivo somiglia a una favola industriale d’altri tempi, che ebbe inizio durante l’anno 1966 quando Guido Fisogni, imprenditore milanese attivo nella costruzione di impianti carburante, recuperò in un cantiere una vecchia pompa di benzina accantonata.
Quell’anonimo distributore a miscela degli anni Sessanta fu la scintilla attraverso cui l’uomo vi intravide non solo un oggetto estetico trascurato, bensì un testimone muto dei passi da gigante dell’ingegneria e del design. Da quel primo salvataggio nacque una ricerca durata decenni lungo le strade di tutta Europa e del mondo.
Il primo spazio espositivo venne allestito a Palazzolo Milanese, tuttavia la collezione cresceva a un ritmo tale che nel 2000 ottenne la certificazione ufficiale dal Guinness World Records come la più completa al mondo del settore.
Nel 2015 il museo ha trovato la sua collocazione definitiva a Tradate, all’interno di un’antica cascina sapientemente restaurata e immersa in un parco secolare, le cui sale ospitano oltre 500 distributori di carburante affiancati da migliaia di pezzi di archeologia industriale dai contenitori d’olio, estintori d’epoca, compressori, fino alle grafiche pubblicitarie e disegni tecnici originali.
Definire il Museo Fisogni una semplice raccolta di pompe di benzina sarebbe alquanto riduttivo, esso rappresenta un vero e proprio polo di storia socioculturale e del design industriale allestito come mai prima d’ora.
In questi spazi la mobilità non viene raccontata dal punto di vista dell’automobile, ma attraverso il luogo di sosta e rifornimento in sorta di interfaccia democratica tra uomo, macchina e paesaggio.
Per chiunque desideri osservare il Novecento da un’angolazione del tutto inaspettata, la visita al Museo Fisogni rappresenta una tappa imprescindibile ed un viaggio nella memoria collettiva dove l’utilitario si fa arte, testimoniando quanto la cultura visiva del nostro tempo sia passata anche da un rifornimento di benzina a bordo strada.
Testimone di quanto la bellezza e l’arte non abbiamo convenzioni.
