Varese capitale del ciclismo mondiale

Il 2 settembre 1951 Varese diventò per un giorno la capitale mondiale del ciclismo. Sulle strade della città giardino si disputò infatti la prova professionisti dei Campionati del mondo di ciclismo su strada, uno degli appuntamenti sportivi più importanti ospitati fino ad allora dal territorio varesino.

Il programma iridato era iniziato il giorno precedente, 1º settembre, con la gara riservata ai dilettanti, lunga 172,2 chilometri. Il 2 settembre toccò invece ai professionisti, impegnati su un durissimo percorso di 295,2 chilometri.

L’organizzazione locale vide un ruolo centrale della Società Ciclistica Alfredo Binda, in una città che vantava già un legame profondo con il ciclismo. Varese, peraltro, avrebbe dovuto ospitare i Mondiali già nel 1939, ma quell’edizione venne cancellata in seguito allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

L’Italia senza Fausto Coppi

La Nazionale italiana arrivò all’appuntamento con grandi aspettative, pur dovendo fare i conti con l’assenza di Fausto Coppi. Tra gli uomini più attesi figuravano Gino Bartali e Fiorenzo Magni, due dei grandi protagonisti del ciclismo italiano dell’epoca.

La corsa fu durissima e molto selettiva. Nella fase decisiva si formò un gruppo di otto corridori nel quale l’Italia riuscì a inserire ben tre uomini: Fiorenzo Magni, Antonio Bevilacqua e Giuseppe Minardi.

Con loro c’erano lo svizzero Ferdinand Kübler, il belga Jozef De Feyter, il tedesco Heinz Schwarzer e gli olandesi Gerrit Voorting e Wout Wagtmans.

Tutto si sarebbe deciso sulle strade di Varese.

Lo sprint che incoronò Kübler

L’Italia aveva superiorità numerica e cercò di sfruttarla nel finale. Ma nella volata decisiva Ferdinand Kübler riuscì a imporsi sugli azzurri, conquistando la maglia iridata.

Il campione svizzero precedette Fiorenzo Magni, medaglia d’argento, e Antonio Bevilacqua, bronzo.

Per Kübler fu il coronamento di una straordinaria serie di risultati ai Mondiali: dopo l’argento conquistato nel 1949 e il bronzo del 1950, a Varese arrivò finalmente l’oro.

Gino Bartali concluse invece al nono posto, staccato di poco più di un minuto.

Soltanto 24 corridori portarono a termine la prova, testimonianza della durezza di una gara lunga quasi trecento chilometri.

Il giorno prima, la gloria azzurra

Se tra i professionisti l’Italia dovette accontentarsi dell’argento e del bronzo, il giorno precedente gli azzurri avevano dominato la prova dilettanti.

Gianni Ghidini conquistò il titolo mondiale davanti al connazionale Rino Benedetti, mentre il bronzo andò all’olandese Jan Plantaz.

Il bilancio complessivo dei Mondiali di Varese fu quindi particolarmente positivo per l’Italia: un oro, due argenti e un bronzo, quattro medaglie complessive.

Varese nella storia del ciclismo

Al di là dei risultati, quei Mondiali rappresentarono qualcosa di più di una manifestazione sportiva.

A pochi anni dalla fine della guerra, Varese accolse corridori e appassionati provenienti da diversi Paesi europei e si mostrò al mondo attraverso uno sport che in quegli anni rappresentava una delle grandi passioni popolari degli italiani.

Le strade della città e del territorio, con le Prealpi e i laghi a fare da scenario, divennero il teatro della sfida tra alcuni dei più grandi campioni dell’epoca.

Quel 2 settembre 1951 entrò così nella storia sportiva varesina.

E non sarebbe stata l’ultima volta.

Cinquantasette anni dopo, nel 2008, Varese sarebbe tornata a ospitare i Campionati del mondo di ciclismo su strada, confermando un legame con le due ruote che attraversa generazioni e continua ancora oggi.