di Fausto Bonoldi
Con il testamento rogato il 13 gennaio 1828, Antonio Garoni compì un gesto destinato a mutare per sempre il volto notturno della città di Varese. L’intero suo patrimonio, stimato in 37.000 lire milanesi, venne infatti destinato all’illuminazione pubblica urbana, in un’epoca in cui il buio non era solo assenza di luce, ma condizione di insicurezza e di timore quotidiano.
Il 1° gennaio 1829, nelle strade del centro cittadino, risuonò simbolicamente un laico “Fiat lux”. E dove prima, nelle ore notturne, regnavano l’oscurità e la minaccia dei malintenzionati, lux fuit: la luce prese posto nello spazio urbano grazie al lascito di Garoni.

Furono diciannove le lampade installate nei punti nevralgici della Varese ottocentesca:
piazza San Martino della Battaglia (oggi Cacciatori delle Alpi), piazza del Cappello (Beccaria), piazza Sant’Antonino (Carducci), il Corso (Matteotti), la piazza del Teatro (Giovine Italia), piazza del Podestà, piazza Porcara o Porcari (Monte Grappa), Pozzaghetto (via Volta), via Carrobbio, piazza Sant’Antonio (Motta), Porta Campagna (via Sacco), piazza San Vittore e, infine, piazzetta San Rocco (via Albuzzi).
In segno di riconoscenza, la città intitolò ad Antonio Garoni una via, che solo qualche decennio più tardi avrebbe assunto il nome di Vittorio Veneto, in omaggio alla città simbolo della vittoria nella Grande Guerra.
Un altro membro della famiglia, Gerolamo Garoni, sindaco e imprenditore, è ricordato ancora oggi da una via al Gaggiano: fu lui che, insieme a Eugenio Maroni Biroldi e Giacomo Limido, aprì nel 1874 il Grand Hotel Excelsior nella villa Morosini-Recalcati.
La figura di Antonio Garoni ci è stata restituita con straordinaria vivacità da Anna Maria Gandini, giornalista scomparsa il giorno di Santo Stefano di un anno fa, nei suoi articoli per La Prealpina raccolti nella rubrica La mia Varese e poi in volume. Il popolare “Tona Garun” fu uno dei personaggi più noti della città nella prima metà dell’Ottocento: celebre per le sue colossali burle, spesso orchestrate proprio sfruttando il buio delle notti varesine. Un personaggio che, paradossalmente, contribuì più di chiunque altro a cancellarle.
Un vero antenato degli “Amici miei”.