Manlio Raffo, l’importanza della Cultura nello sguardo al territorio. Nel trentennale della scomparsa (1995-2025)

Manlio Raffo

Se anche voi amate osservare i paesaggi e i dintorni della nostra Varese, e vi piace soffermarvi a pensare a chi nel tempo li ha popolati, amati e conservati, probabilmente conoscete già il borgo luminoso e frizzante di Arcumeggia, dove i muri raccontano visioni d’artista e mani operose. E’ lì che ad uno sguardo attento si può cogliere il passaggio di un grande paladino e pioniere della promozione del nostro territorio: Manlio Raffo (1918-1995).

Sono trascorsi trent’anni dalla sua scomparsa, e quasi settanta da quella idea di un “Paese Dipinto”, realizzato con l’invito a celebri artisti ad affrescare le facciate delle case – progettato come farebbe oggi un “Destination manager”  con una Residenza Artistica.

Un progetto che non aveva semplicemente l’obiettivo di creare una “galleria all’aperto dell’affresco”, ma voleva soprattutto affermare che le radici di un luogo sono un bene da tutelare, che bisogna affiancare una piccola economia turistica agli antichi mestieri per fermare il rischio di spopolamento. Questo progetto visionario, primo realizzato al mondo e tuttora oggetto di studi universitari (si veda il capitolo di S. Silvestrini negli Atti 2025 dell’Università di Venezia sui Paesi Dipinti) è anche il punto da cui partire per restituire l’immagine a tutto tondo di un intellettuale che riuscì a trasformare il Varesotto in una magnifica vetrina culturale, viva, sfaccettata e attrattiva.  

L’UOMO GIUSTO AL POSTO GIUSTO

Nell’immediato dopoguerra il turismo veniva ancora considerato più che altro dal punto di vista logistico, in termini di spostamento giornaliero per un picnic fuori porta o villeggiatura in una stazione climatica. Quando Raffo, di stirpe romana fin da prima della fondazione di Roma e nobilissimo lignaggio tirrenico (un antenato chiavarino rapito e deportato a Tunisi divenne il Bey della Città), formatosi alla conoscenza con un approccio rinascimentale, approdò alla direzione dell’EPT di Varese nel 1946, tradusse in pratica la sua passione umanistica per la cultura a tutto tondo e una naturale inclinazione a tessere relazioni. Chi lo conobbe, lo ricorda come uomo di grande diplomazia e ferrea disciplina, pronto all’ascolto e rapido nella elaborazione, capace di mettere in pratica, con una modalità di rete, progetti innovativi.

La sua migliore intuizione fu che il territorio varesotto, se si eccettuano le pregevoli realtà culturali seicentesche della Via Sacra e novecentesche del Liberty, non è solo un gradevole sfondo per una vacanza di relax o sportiva, ma è un complesso pulsante di deliziose realtà minori, che il turista può esplorare a caccia di memorie, gastronomia, curiosità, dialetti – in una accezione moderna, di “esperienze”.

La sua idea di promozione turistica rovescia la prospettiva tradizionale. Da direttore dell’Ente di Promozione Territoriale fresco di riforma, Raffo non cerca di “vendere” un luogo al turismo di massa. Intende restituirne il senso profondo facendo dialogare i visitatori con le comunità: uno sguardo largo, quasi pedagogico. Arcumeggia parte come esperimento culturale, unicum in Italia: nelle strade del piccolo borgo arroccato arrivano gli artisti, con la loro energia e visione: in un clima di entusiasmo, scetticismo e incontri inattesi, personaggi stellari come Usellini, Montanari, Salvini e Brindisi, tra gli altri, lavorarono per mesi tra la gente e trasformarono le facciate delle case in pagine di un racconto collettivo. Aiutato da esperti consiglieri, il restauratore Aurelio Morellato e il prof. Silvano Colombo Storico dell’Arte, Raffo orchestrava questo movimento con discrezione e determinazione, convinto che il linguaggio dell’arte può fare da cassa di risonanza grazie ad un formidabile passaparola (che è un principio – base del marketing moderno). E così fu: Arcumeggia sopravvive, e diviene meta di studiosi, curiosi, escursionisti, con una popolarità sempre crescente.

GLI “ANNI RUGGENTI”

Alla guida dell’EPT, Raffo promuove innumerevoli iniziative “di rete”, mettendo in relazione laghi e borghi, feste popolari e patrimoni colti. Fioriscono annualmente, con modalità spesso itinerante, ambientati nelle magnifiche Ville del varesotto, Mostre e Concorsi di pittura e ceramica, Rassegne dei Canti di Montagna, Esposizioni Internazionali Canine, Rally automobilistici, Circuiti ciclistici, Mostre di fiori.

Su indicazione del neonato Ministero del Turismo e dello Spettacolo (1959), circondato da presidenti coraggiosi come Beretta e Giudici, e da un cenacolo di consiglieri illuminati tra cui Piero Chiara per l’identità locale, Eugenio Tacchini per il cinema, Mike Bongiorno per la TV, viene avviato il Festival del Cinema di Varese (1953) con le anteprime di film attesissimi, e il premio Noci d’Oro per il Teatro, il Cinema e la TV (dal 1956) che porta sul palco giovani e affermati volti cari al grande pubblico tra cui Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Giorgio Albertazzi, Enza Sampò (quasi sempre ospitati nelle dimore delle famiglie illustri come Villa Mylius dei Babini Cattaneo) con grandissima ricaduta sui media nazionali.

Non è da dimenticare la splendida antologica sul Morazzone del 1961, impreziosita da un dibattito a cui partecipano scrittori come Bassani, Testori, Soldati e Piovene, e artisti come Lucio Fontana, E. Morlotti e Guttuso, oppure quella su Innocente Salvini del 1968.

FORMAZIONE TECNICA CONTINUA

Raffo modernizza anche la comunicazione dell’Ente, intuendo la necessità di raccontare la provincia non come somma di località, ma come un progetto integrato pubblico-privato rispondente agli obiettivi delle istituzioni e del territorio. Si susseguono frequenti Tavole Rotonde sul Turismo (1960 convegno italo-elvetico,1961 sul turismo del varesotto, 1964 problemi del turismo a Varese, 1966 raduno provinciale delle Pro Loco, 1971 convegno regionale degli EPT, 1974 sul rilancio del turismo lacuale) e viene persino istituito un Corso di Istruzione Turistica (1966). Tra le linee di azione più innovative di Raffo c’è la valorizzazione del patrimonio minore: architetture rurali, tradizioni e paesaggi che rischiano di scomparire, accompagnati da interventi di valorizzazione come la creazione ex novo della Via Crucis degli Artisti a Duno su progetto di Usellini (1965) e del Centro Turistico Balneare a Ghirla (1968) e della ricordata Arcumeggia (dal 1956, implementata a più riprese fino agli anni 2000 con affreschi di Sassu, Pedretti e A. Reggiori)

UN LASCITO DA STUDIARE

Il passaggio dalla Provincia di Varese (di concerto con il Ministero e budget assegnato dagli introiti delle imposte di soggiorno) nel 1972 alla competenza strategica ed economica della Regione Lombardia, consegna la promozione del territorio ad una lunghissima stagione di regie politiche incerte, scarsa competenza tecnica, e investimenti sempre più risicati, ponendo fine alla portata progettuale di Manlio Raffo, che lascia l’incarico nel 1977.

Ritornare oggi a parlare di Manlio Raffo significa riconoscere il valore di uno sguardo anticipatore, capace di pensare il Varesotto come una vera e propria comunità culturale diffusa. La sua eredità, a trent’anni dalla morte, deve essere oggetto di studio. C’è una coincidenza che sembra più di un caso: mentre ricorre il trentennale di Raffo, cresce — giorno dopo giorno — la comunità de La Varese Nascosta, che sta toccando i cinquantamila utenti fra gruppo Facebook e social associati, collegati da un giornale online, incontri di persona e iniziative divulgative autofinanziate.

In un tempo in cui la promozione territoriale, dopo aver navigato a vista tra pubblico e privato, ha cercato via via un dialogo con Aziende di Promozione Turistica, Aziende di Soggiorno, Agenzie per il Turismo, Sistemi Turistici Locali, sullo sfondo di un Ente Nazionale per il Turismo (ENIT), concentrato quasi esclusivamente su grandi eventi e strategie internazionali, La Varese Nascosta sembra aver raccolto — senza proclami — il testimone di quella sensibilità diffusa che un tempo era coltivata dalla Provincia, quando l’Ente locale aveva competenze, risorse e una visione più capillare del territorio. Oggi questa comunità digitale e reale riesce a vicariare una presenza istituzionale che non sempre riesce a guardare alle piccole realtà: racconta borghi, cortili, sentieri, angoli e storie dimenticate. Porta alla luce ciò che anche oggi rischia di essere perso per sempre. Mantiene viva quella Cultura dello sguardo che Raffo aveva intuito e promosso decenni fa.

Carla Tocchetti
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