Storia di Varese – 17. Le quattro Chiese di origine romanica

di Bruno Belli

Come ricordato la volta precedente, presentando le prime due, l’ «Oratorio della Schiranetta» a Casbeno e «S. Imerio» a Bosto, la prima edificazione di questo gruppo di chiese fuori del borgo risale all’età del «Battistero di S. Giovanni», considerando che l’attuale edificio del XIII secolo sorge sul precedente che era stato edificato almeno tra il VI ed il VII secolo. Oggi visitiamo la «Chiesa di S. Cassiano» e la «Chiesa di S. Stefano» rispettivamente nei rioni di Velate e di Bizzozero, la seconda delle quali è un vero tesoro d’arte pittorica di più epoche.
Tali edifici attestano come, di là del borgo di Varese che sorgeva entro le mura piuttosto ristrette, esistessero comunità sviluppate già prima dell’anno 1000 nel territorio varesino.

«S.S. IPPOLITO E CASSIANO DI VELATE».

La presenza del Cristianesimo nel territorio è documentata dall’epigrafe dedicata alla memoria di una giovinetta di nome Onorata, risalente al 465, trovata in questa chiesetta, il cui nucleo risale a prima dell’anno Mille. Sulla facciata, intonacata a calce, è distinguibile un affresco che raffigurava San Cristoforo, oggi, purtroppo, quasi intellegibile.
La chiesa dedicata, appunto, ai Santi Ippolito e Cassiano sorge sull’antica strada pedemontana del Campo dei Fiori in direzione del Verbano, dominando i «Campi lunghi» e «La vigna» di Velate. In origine era una semplice aula che terminava con un’abside semicircolare, citata per la prima volta in un documento del 1115 così trascritta da Goffredo Bussero: «In plebe varixio (1) loco Velate ecclesia sancti Cassiani».

Per secoli fu l’edificio religioso più importante di Velate, pertanto oggetto di numerosi interventi in obbedienza agli ordini lasciati nelle diverse visite pastorali. I più importanti furono la sopraelevazione dell’aula, la sistemazione dell’altare ligneo, l’abbattimento dell’abside circolare, la costruzione della sacrestia e la chiusura delle monofore romaniche.
Nel 1944 furono quindi costruite due aule ai lati del presbitero. L’antica copertura a travi è stata sostituita nel XVIII secolo da volte in mattoni.

Nel 1987 sono state scoperte le monofore romaniche citate nel documento del 1587. La parete a nord conservava l’affresco di «Santo Stefano», strappato e ora collocato nella Chiesa parrocchiale dedicata al Santo. Verso l’altare troviamo i resti di un affresco del quattrocento di notevole qualità: si scorgono le tracce di due personaggi, di un crocefisso e della figura di Sant’Antonio abate. Sulla stessa parete, si notano i resti di un affresco molto più antico.

Il presbitero è arricchito da un pregevole altare di legno intagliato del 1585, lumeggiato d’oro con quattro colonne con capitelli corinzi; alla base delle colonne  sono intagliati i simboli dei quattro evangelisti. Sopra il timpano troneggia «Dio Padre benedicente», mentre nella nicchia centrale è posta una statua lignea policroma della Vergine con il Bambino anch’essa dell’ultimo tratto del XVI secolo.
Importante è, poi, l’acquasantiera di pietra, con data1529, recante lo stemma dei nobili «Bianchi da Velate».

«SANTO STEFANO» DI BIZZOZERO.

Sulla vecchia strada per Cartabbia, adiacente al cimitero di Bizzozero sorge una delle più interessanti chiese del territorio, un prezioso archivio di arte locale, già registrata sempre da Goffredo Bussero come «In plebe varixio loco Bexozeno (sic) ecclesia sancti Stephani» (1).
Non possediamo la data certa della fondazione, ma sicuramente la dedicazione a «Santo Stefano Protomartire» indica che il luogo è antichissimo. Sono state trovate fondamenta di due edifici preesistenti, uno databile almeno entro il VII secolo ed uno risalente ai secoli VII – VIII. Sono state rinvenute anche delle tombe romane. Il campanile risale al IX secolo.

L’attuale chiesa nacque come oratorio prima del 1347, quando l’arcivescovo di Milano Giovanni Visconti le concesse una cappellania. Nel 1490 ottenne l’indipendenza dalla pieve di Varese. La campana fu realizzata nel 1741.
Sulle pareti della navata, nel ciborio e nel catino absidale la «Madonna del latte» e affiancata da S. Stefano e da una «Madonna col Bambino» cui sovrasta Dio Padre in atto di incoronare la Madonna.

Conserva poi una ricca cappella dedicata a Maria, affrescata, nel 1498, dal pittore Galdino da Varese, chiamata «Tempietto»: si tratta di un gioiello di valore inestimabile per la qualità degli affreschi e per la testimonianza storica, rappresentando una sorta di “piccolo museo” della pittura varesina del XV secolo, altrimenti in città quasi inesistente. Il nome di Galdino appare in un atto di procura del 1535 ove si legge «Bernardinus de Campanigo, filius emancipatus magistri Galdini, registrato da Luigi Borri nei «Documenti varesini» (1891), pag. 179: Galdino, quindi, come quel Giovanni citato quale alto autore degli affreschi del tabernacolo, parrebbero appartenere alla famiglia dei Campanigo che diede alla pittura altri maestri che operarono in Piemonte, come un «Maestro Gerolamo» e Francesco e Martino Sparanzotti.

Nei sott’archi del tempietto sono rappresentati «Profeti» e «Sibille», nella volta tra gli emblemi dei quattro evangelisti sono ritratti i dottori della Chiesa: S. Girolamo, S. Agostino, S. Gregorio e S. Ambrogio. Sul frontone del tempietto è raffigurata l’«Annunciazione» e nei due lati si trovano alcuni begli «Angeli musici».
L’edificio è stato restaurato negli anni ’70 per la direzione di Bruno Ravasi, grazie ad un comitato che ne tracciò la storia, ponendo in luce i valori artistici, oltre che di culto, tra i quali facevano parte due mie cari amici, purtroppo scomparsi entrambi da poco, Giuseppe Terziroli e Ovidio Cazzola ai quali i Varesini devono un diuturno riconoscimento per l’amorevole e pertinace sforzo attuato.

  1. «In plebe varixio»: con questa formula il Bussero (XIV secolo) nel «Liber notitiae Sanctorum Mediolani» si riferisce alle chiese della «Pieve» («plebe») di Varese

Bibliografia minima (per approfondire):

  • AA.VV. Varese: vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1977
  • Luigi Ambrosoli, Varese, storia millenaria, Varese, Macchione Editore, 2002
  • Mario Bertolone, Varese, le sue castellanze e i suoi Rioni,Milano, Faccioli, 1952
  • Luigi Borri, Documenti varesini raccolti, annotati e volgarizzati, Varese, Macchi e Brusa, 1891
  • Brambilla, Luigi, Varese e il suo circondario, Varese, Tipografia Ubicini, 1974.
  • Leopoldo Giampaolo, Varese. Sintesi storca, Varese, Litotipografia Verbano, 1977
  • Clara Castaldo, Guarire con i santi. Percorso storico artistico nel Varesotto, con un intervento di Giuseppe Terziroli, Varese, Macchione, 2006
  • Gemma Guglielmetti Villa, «Affreschi del ‘400 nel territorio di Varese», Milano Bramante, 1964.