di Davide Sottocasa
Sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, a 300-350 metri di altitudine, nel suggestivo paesino di Bassano, frazione di Tronzano, si apre un sentiero straordinario. Non è un semplice percorso nel bosco: è la Via delle Genti, l’antica mulattiera che per millenni ha rappresentato la principale via di comunicazione verso nord, quando la moderna strada costiera non esisteva ancora.
Costruita inizialmente da popolazioni preistoriche, celtiche e liguri, e poi magistralmente selciata e consolidata dai Romani, questa mulattiera era l’arteria vitale che collegava il Gottardo e il San Bernardino alla Valcuvia e a Milano.
Fu proprio qui, in questo crocevia strategico, che si incontravano mercanti di ogni provenienza e cultura: etruschi e greci, romani, celti,liguri e germani. Carovane provenienti da ogni angolo d’Europa e del Mediterraneo convergevano lungo questo sentiero, trasformandolo in un vivace punto d’incontro tra mondi lontani, dove si scambiavano merci, conoscenze, storie e culture.
Tronzano era il fulcro di questo intenso traffico commerciale: un antico punto di mercato dove le carovane si fermavano, stendevano le loro mercanzie e commerciavano con gli abitanti dei borghi circostanti ,Musignano, Maccagno, Forcora e le pendici del Monte Lema. I paesini tra i 200 e i 400 metri sul livello del lago erano densamente abitati proprio grazie a questa via, che portava prosperità e collegamenti in un territorio altrimenti isolato.
Il sentiero scende dolcemente verso il lago, attraversando boschi e antiche testimonianze. Una spettacolare cascata, con la sua forza costante, alimentava mulini medievali (sorti probabilmente su strutture romane), dove si macinava farina, si segava legname e si sosteneva l’economia locale. Imponenti muraglioni creavano terrazzamenti a gradoni per coltivare segale, avena, orzo, frumento e canapa, opere ingegneristiche che risalgono forse all’epoca celtica o romana e che hanno resistito fino al Novecento.
Sulle pietre lungo il percorso si scorgono incisioni protostoriche e medievali: simboli dal profondo significato metafisico, diffusi in un arco vastissimo che va dall’India al Giappone, dall’Etiopia alla Siberia fino alla Spagna.
Ma il momento più suggestivo arriva quando la mulattiera raggiunge le sponde del Lago Maggiore. Qui il sentiero conduceva e idealmente ancora oggi conduce ,direttamente all’antico porto. Scendendo a riva, le merci venivano caricate sui barconi che solcavano le acque del Verbano, proseguendo verso il Ticino, Sesto Calende e oltre. Il toponimo “porto” sopravvissuto nei secoli testimonia questa funzione vitale: la Via delle Genti non finiva nel bosco, ma si apriva sul lago, trasformando la montagna in una porta sul mondo.
Oggi percorrere questo antico tracciato è un viaggio nel tempo. Ogni passo rievoca le voci di quei mercanti di tante origini diverse che qui si incontravano, trattavano, sognavano e ripartivano. È un filo invisibile che lega il presente alle radici più profonde di questa terra lombarda: un patrimonio di storia, ingegneria antica e resilienza che merita di essere riscoperto, un passo alla volta, tra boschi, cascate e il blu intenso del Lago Maggiore.








