di Bruno Belli
Si scriveva la scorsa settimana che la Varese del XV secolo conobbe un’importante fioritura agricola, economica ed artistica: a quest’ultima appartenne l’edificazione nuova, oppure l’ampliamento o il rinnovamento di palazzi (di cui parleremo), di chiese e di conventi. Nel Medioevo c’erano a Varese, nel centro del borgo, quindi nel perimetro interno alla mura di cui parlammo, già numerose chiese minori – per ampiezza o per uso legato alle finzioni liturgiche – per lo più oratori, soppresse dalla riforma ecclesiastica voluta dall’imperatore Giuseppe II nel 1784. all’epoca della suddetta riforma, proprio nel centro della città si contavano ben 15 tra chiese, annesse a conventi od al clero secolare ed oratori di Confraternite, come si può vedere dalla piantina pubblicata nelle foto, come divulgata dalla Parrocchia di San Vittore: oggi ne sono rimaste solo 10 (le chiese tuttora esistenti sono segnate in neretto nell’elenco), senza contare quelle che si trovavano fuori delle mura, nelle varie Castellanze e rioni. Tra le fine del XVIII secolo e la prima metà del successivo scomparvero tutti e cinque i conventi (sopravvisse solo la Chiesa di S. Martino che era annessa al «Convento delle Umiliate») e altre sei chiese.
Di alcune sopravvivono tracce documentarie o edifici vicini che ci permettono di ricostruire la loro posizione ed anche, spesso, la struttura, come, ad esempio, per quanto riguarda la «Chiesa di S. Antonino», di cui è però visibile parte del Convento dove era annessa: si tratta del chiostro di S. Antonino in fondo a Corso Matteotti presso Piazza Carducci.
Della «Chiesa di San Rocco», invece, rimane il portone secondario, oggi inglobato in un palazzo in via Albuzzi; mentre l’«Oratorio di S. Carlo», all’interno del cortile al n. 6 di Via Dandolo, è oggi rappresentato dalla sala che fu la chiesa, inglobata però nelle case circostanti e con la decorazione interna purtroppo del tutto persa.
Ricordiamo, qui, le chiese che furono costruite entro il XV secolo, rimandando le altre successivamente.
CHIESA DI SAN LORENZO – La più grande delle chiese perdute era la «Chiesa di S. Lorenzo», posta sul lato sinistra della Basilica di S. Vittore: oggi è rimasta, infatti, l’abside riconoscibile all’esterno da alcuni archetti in cotto (già anticipata in due foto settimana scorsa quando si parlava delle decorazioni caratteristiche del XIV e XV secolo, e ora riproposte), mentre all’interno, ora restaurato, il soffitto dipinto caratterizzato da un’alta volta a crociera, attraversata dai costoloni in cotto e da quattro sezioni affrescate, che non sono al momento visitabili, essendo inserita in un edificio privato. Costruita proprio nel XV secolo, fu adibita nel 1819 a scuola pubblica maschile, da cui il toponimo del Vicolo Scuole che oggi mette in collegamento Via Albuzzi con Piazza Giovine Italia.
ORATORO DI SAN DOMENICO – In piazza San Vittore, sul lato settentrionale, all’imbocco dell’attuale Via Albuzzi, sorgeva l’«Oratorio di San Domenico» che conteneva importanti affreschi dipinti nel 1718 dal Magatti e dai fratelli Giacomo Antonio e Antonio Francesco Giovannini, mentre la facciata fu affrescata nel 1724 da Giuseppe Baroffio.
CHIESA DI SAN ROCCO – Sul «Corso Maggiore» (oggi Corso Matteotti) s’affacciava la «Chiesetta di S. Rocco» (come detto sopra, il portone secondario è visibile inglobato in un palazzo di Via Albuzzi), nella quale si conservava un affresco di pregio, anche se già guasto nell’Ottocento (stando alle cronache), raffigurante la «Madonna in trono col Bambino e S. Rocco», nel quale si leggeva la data in cui fu dipinto, posta sulla predella del trono: il 1534 (Nei «Musei Civici» di Varese è conservata una fotografia dell’affresco stesso). Nel 1628 fu ampliata rinnovando e affrescando, a più riprese, l’interno, finchè, nel 1717 vi mise mano anche il Magatti.
ORATORO DI SAN CARLO – A proposito dell’«Oratorio di S. Carlo», situato presso la «Chiesa di San Martino», l’Adamollo (f.121) dà notizia di alcuni lavori di ampliamento dell’antico luogo (ante XIV secolo) effettuati nel 1735: «si slonga (sic) e si dipinge tutta dai fratelli Giovannini…a spese del Capitano Don Carlo Tatti», la cui famiglia nobile era una delle più antiche varesine, quindi, nel 1756 Giuseppe Baroffio terminò di affrescarne il «coro».
CHIESA DI SAN CRISTOFORO – La «Chiesa di S. Cristoforo» era situata grosso modo nell’area oggi occupata da Piazza Marsala, quindi di spalle all’antico «Ospedale di San Giovanni Evangelista» di cui parlammo.
CONVENTO DELL’ANNUNCIATA, POI ‹‹VLLA ANNUNCIATA›› – Poco al di fuori della mura, pertanto ne parliamo già adesso, si trovava un’altra costruzione, in gran parte demolita nel secolo XIX, il «Convento dei Minori osservanti e Riformati» fondato nel 1486 dal Beato Cristoforo Picinelli e da Antonio da Balocho (sic) dei «Minori osservanti», costruito unitamente a quello di «S. Angelo» di Legnano con speciale facoltà concessa dal Papa Paolo II nel 1469 situato presso l’attuale Via Medaglie d’oro,
Tra i «Minori osservanti» Varesini si distinsero «per santità» il Beato Raffaele nobile Griffi (morto nel 1483) ed il Venerabile Giovanni Battista Porcari (morto nel 1469). Subentrarono nel Convento i «Padri Zoccolanti riformati» nel 1599 ed anche tra questi si distinsero per doti e «per santità» il Beato Samuele Marzorati di Biumo Inferiore, martirizzato in Etiopia il 5 marzo 1716, cui è dedicata l’omonima strada alla Brunella ed il Venerabile Gaspare Daverio di Varese, martirizzato a Praga nella seconda metà del XVI secolo.
La chiesa di questo convento doveva essere oltremodo ricca, conteneva affreschi del Magatti, purtroppo perduti. Invece, nel 2106, è stato ritrovato, ed in parte recuperato, durante recenti lavori nell’area, il «Cenacolo» dipinto dallo stesso Magatti nel 1725 durante il Giubileo indetto da papa Benedetto XIII Orsini. Interessante scoperta perché permette un confronto con l’altro «Cenacolo» dipinto dall’artista al Sacro Monte, l’anno successivo, per il refettorio del «Monastero delle Romite Ambrosiane», una componente non trascurabile del registro espressivo magattiano.
Ancora nel 1731, sempre il Magatti dipinse nel «coro» la «Vergine Immacolata» e concorsero agli affreschi del convento anche il Ronchelli ed il Procaccini. La perdita di queste opere, così come della ricca Biblioteca ivi contenuta, sono davvero state uno dei tanti gravi danni inferti alla città ed una mancanza per la Storia dell’arte.
La chiesa era dedicata all’«Annunciazione di Maria» (consacrata nel 1476), da cui il nome «Villa Annunciata» dato dal conte Vincenzo Dandolo che l’acquistò, dopo la soppressione definitiva del convento, il 12 maggio 1810 in seguito all’ «Editto di Compiégne» di Napoleone, nello stesso anno.
Il nuovo proprietario fece demolire la chiesa, le cui opere d’arte furono in parte distrutte ed in parte cedute ad altre chiese varesine, il convento fu adattato a residenza, e la biblioteca andò dispersa; i terreni circostanti furono luogo delle coltivazioni sperimentali e dell’attività di promozione ed insegnamento dell’agricoltura razionale praticata al conte, soprattutto in merito alla bachicoltura, come avevamo ricordato settimana scorsa, sulla quale scrisse anche un importante trattato, «Dell’arte di governare i bachi da seta per trarre costantemente da una data quantità di foglie di gelso la maggiore copia di ottimi bozzoli».
La famiglia Dandolo possedeva ed abitava l’altra villa ai piedi di Biumo Superiore, che fu però venduta dal figlio di Vincenzo, Tullio, nel 1833. Così, l’edificio dell’«Annunciata» rimase l’unica residenza varesina della famiglia dove crebbero i figli di Tullio, Enrico ed Emilio, noti per avere partecipato direttamente alle vicende risorgimentali. Il complesso fu ceduto da Tullio Dandolo nel 1868, quindi fu razionato ed ospitò un collegio ed un’osteria. All’inizio del ventesimo secolo il tracciamento della nuova via Piave comportò la riduzione dei corpi di fabbrica verso est. Nel 1928 parte della villa fu soggetta ad un sopralzo ad al rifacimento delle facciate in stile eclettico e trasformata in casa d’affitto. Addossato a nord-est fu costruito un magazzino sulla Via Medaglie d’oro.
Il complesso – ora ristrutturato e adibito ad abitazioni ed uffici – conserva, al piano terra della parte ristrutturata nel 1928, due ambienti a pianta pressoché quadrata coperti da volte a crociera che testimoniano l’origine del XV secolo ed un allineamento di tre volte a vela su capitelli ionici appartenenti al rifacimento neoclassico voluto dal Dandolo. La parte che volge a sud-est conserva al piano terreno due ambienti coperti a volta, una delle quali a botte con lunette, ed un terzo con volta a crociera simile ai precedenti. Una scala con archi a volte conduce al piano superiore dove è presente una stanza con decorazioni a stucco ed una bella ringhiera di balcone di ferro battuto.
Bibliografia minima (per approfondire):
- AA.VV. Varese: vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1977
- Luigi Ambrosoli, Varese, storia millenaria, Varese, Macchione Editore, 2002
- Mario Bertolone, Varese, le sue castellanze e i suoi Rioni,Milano, Faccioli, 1952
- Leopoldo Giampaolo, Varese. Sintesi storca, Varese, Litotipografia Verbano, 1977
- Luigi Borri, Documenti Varesini, Varese, Macchi e Brusa Editori, 1891
[Le singole foto, come sempre, sono accompagnate da didascalie e da qualche notizia specifica in relazione al testo].
- Mappa del XVI secolo, voluta da S. Carlo Borromeo, la quale indica le principali chiese del borgo, delle castellanze e dei rioni tutte dipendenti dalla Chiesa plebana di S. Vittore.
- Mappa, edita dalla Parrocchia di S. Vittore che annovera le 15 chiese interne alle mura del borgo. In neretto quelle ancora esistenti.
- Catasto teresiano: in evidenza nella mappa della metà del XVIII secolo il borgo di Varese entro le mura (allora già in parte abbattute).
- Già presentata la scorsa settimana per indicarne le tipiche decorazioni tardo gotiche della prima metà del XV secolo, la parte che resta della Chiesa di S. Lorenzo. L’attuale ingresso era l’accesso all’Abside il cui centro è sulla destra.
- S. Lorenzo: particolare della muratura e delle decorazioni del XV secolo.
- La parte dell’abside di S. Lorenzo volta verso l’attuale piazza Giovine Italia. Il centro dell’abside resta sulla sinistra.
- S. Lorenzo: particolare della muratura e delle decorazioni del XV secolo volta verso l’attuale Piazza Giovine Italia.
- «Cripta del Sacro Monte»: un affresco del XV secolo che qui riporto per fare comprendere il tipo di decorazioni che si potevano trovare nella chiese oggi non più esistenti di cui trattiamo qui.
- «Cripta del Sacro Monte»: un altro affresco del XV secolo che qui riporto per fare comprendere il tipo di decorazioni che si potevano trovare nella chiese oggi non più esistenti di cui trattiamo qui.
- «S. Siro» a Viggiu, località Baraggia: l’abside. affresco del XV secolo che qui riporto per fare comprendere il tipo di decorazioni che si potevano trovare nella chiese oggi non più esistenti di cui trattiamo qui e che, come accennavo settimana scorsa richiamano alcune pitture di S. Stefano a Bizzozero. Pensiamo a quali interessanti opere d’arte Varese, con la demolizione dei conventi e delle chiese, ha rinunciato per sempre.
- «Villa Annunciata», già Convento dei «Minori Osservanti» e riformati, in una rara foto dell’inizio del XX secolo.
- «Villa Annunciata», già Convento dei «Minori Osservanti» e riformati, in Via Medaglie d’oro, come appariva fino al 2016 prima degli interventi di ammodernamento. Lato che guarda verso la Caserma Garibaldi. Per gli esterni, ho preferito usare le foto prima degli interventi affinchè meglio si vedesse la struttura originale neoclassica voluta da Vincenzo Dandolo.
- «Villa Annunciata», già Convento dei «Minori Osservanti» e riformati, in Via Medaglie d’oro, come appariva fino al 2016 prima degli interventi di ammodernamento. Lato che guarda verso la Caserma Garibaldi. Per gli esterni, ho preferito usare le foto prima degli interventi affinchè meglio si vedesse la struttura originale neoclassica voluta da Vincenzo Dandolo.
- «Villa Annunciata», già Convento dei «Minori Osservanti» e riformati, in Via Medaglie d’oro, come appariva fino al 2016 prima degli interventi di ammodernamento. I magazzini aperti all’inizio del XX secolo in Via Medaglie d’oro. A destra, si intravvede la facciata principale della villa. Ho preferito usare le foto prima degli interventi affinchè meglio si vedesse la struttura originale neoclassica voluta da Vincenzo Dandolo.
- «Villa Annunciata», già Convento dei «Minori Osservanti» e riformati, in Via Medaglie d’oro, come appariva fino al 2016 prima degli interventi di ammodernamento. In particolare questa foto è utile per riconoscere sull’angolo lo stemma nobiliare dei Dandolo.
- Vincenzo Dandolo, litografia, 1840.
- Il rilievo in marmo raffigurante il conte Vincenzo Dandolo è dal 1884 nel portico del Palazzo comunale di Varese, «Palazzo Estense». Fu scolpito da Michelangelo Molinari di Clivio nel 1879 per iniziativa della Società Agraria di Lombardia e del locale Comizio Agrario.
- «Villa Annunciata», già Convento dei «Minori Osservanti» e riformati: stanza al primo piano con decorazioni a stucco in stile «rococò», frutto degli interventi voluti da Vincenzo Dandolo.
- «Villa Annunciata», già Convento dei «Minori Osservanti» e riformati: parte dell’allineamento di tre volte a vela su capitelli ionici appartenenti al rifacimento neoclassico voluto dal Dandolo al piano terra.
- «Villa Annunciata», già Convento dei «Minori Osservanti» e riformati: il locale, nel XVIII secolo ancora refettorio, con la parte ritrovata dell’ «Cenacolo» del Magatti, dipinto nel 1725. L’affresco, nella foto del 2016 quando fu ritrovato, vessava in pessime condizioni, ma permetteva di leggere l’anno e l’ultimo tratto del nome del pittore. Si impose subito un raffronto con l’omonimo affresco dipinto dal Magatti, l’anno successivo, nel Monastero delle Romite al Sacro Monte (vedi foto 26). Sulle volte a crociera si intravvedono ancora parte degli affreschi, soprattutto laddove si vede l’azzurro. Il blu e l’azzurro, infatti, negli affreschi, sono sempre i colori più duraturi.
- «Villa Annunciata», già Convento dei «Minori Osservanti» e riformati: particolare dell’affresco «cenacolo» del Magatti (1725) come si mostrava nel 2016. Ho cerchiato in rosso il viso dell’apostolo sulla sinistra e di Cristo perché chiaramente anticipano la medesima convezione per l’affresco dell’anno successivo dipinto nel Monastero delle Romite al Sacro Monte (si veda la foto 26 dove ho cerchiato le stesse figure).
- «Villa Annunciata», già Convento dei «Minori Osservanti» e riformati: particolare dell’alto dell’affresco «cenacolo» del Magatti (1725) come si mostrava nel 2016.
- «Villa Annunciata», già Convento dei «Minori Osservanti» e riformati: particolare dell’affresco «cenacolo» del Magatti (1725) come si mostrava nel 2016.
- «Villa Annunciata», già convento dei «Minori Osservanti» e riformati: affresco «Cenacolo» del Magatti, con il nome dell’autore e l’anno. Si riesce a leggere: «…tti pingerat anno sanct…». Che va integrato: « [Maga]tti pingerat anno sanct[o 1725].
- Magatti, «Cenacolo» (1726), Monastero delle Romite al Sacro Monte, dal volume «Pietro Antonio Magatti, 1691 – 1767», a cura di Silvana Coppa e Anna Bernardini, Silvana Editoriale, 2001.
- Tavola araldica con le Case nobiliari varesine (1951) disegnata da Mario Bertolone. In rosso ho cerchiato i due stemmi cui appartenevano il Capitano Don Carlo Tatti, citato a proposito dell’«Oratorio di S. Carlo» presso la Chiesa di S. Martino ed il Beato Raffaele nobile Griffi (morto nel 1483) dell’Ordine dei Minori Osservanti.
- Lo stemma dei Griffi, come pubblicato dall’«Istituto d’araldica di Roma».
- Lo stemma dei nobili Tatti, come pubblicato dall’«Istituto d’araldica di Roma»: d’oro, alla tigre al naturale, rampante, impugnante colla zampa destra anteriore un pennacchio di tre penne, una di rosso, una di bianco, una d’azzurro; con una banda in divisa d’argento, attraversante, e sei pigne al naturale, ordinate in orlo, tre in capo a sinistra, e tre in punta a destra.
- «Duomo» di Milano: statua del Beato Samuele Marzorati di Biumo Inferiore, martirizzato in Etiopia il 5 marzo 1716, cui è dedicata l’omonima strada alla Brunella di Varese.






























