Era una giovane promessa del Varese sui campi di calcio, è morto da eroe sul campo di battaglia. Al tenente d’Artiglieria Antonio “Nino” Gorini, Medaglia d’oro al valor militare, è intitolata la via, parallela a via Zucchi, che costeggia il parcheggio multipiano “Villa Recalcati” a Casbeno.
Nato a Varese il 23 novembre del 1896 da Mario e Carlotta Carcano, Gorini cadde a Nervesa della Battaglia il 15 giugno del 1918. Non aveva ancora ventidue anni. Se la guerra non avesse stroncato la sua giovane vita, avrebbe coronato il sogno di dedicarsi alla medicina, anche se il senso del dovere e l’amor di Patria lo indussero, quando fu reclutato dopo aver frequentato con profitto il primo anno di Medicina all’Università di Pavia, a rinunciare a un posto nella sanità militare e a chiedere l’ammissione al Corso allievi ufficiali dell’Accademia di Torino. Promosso al grado di tenente, combattè al Passo del Tonale e poi sul Carso, partecipando alla Battaglia della Bainsizza.
Nel giugno del 1918, allo scatenarsi della Battaglia del Solstizio, si trovava al comando di una sezione della terza Batteria del 36º Gruppo obici pesanti campali. Il 15 giugno, sotto l’attacco dell’esercito austrungarico, la sezione fu gravemente danneggiata ma l’ufficiale, con un solo pezzo a disposizione, riuscì a resistere fino a quando gli attaccanti, raggiunte le posizioni italiane, sferrarono un violento assalto all’arma bianca. Fu una delle ultime vittime della battaglia con la quale si concluse l’avanzata nemica. Un mese dopo, l’Università di Pavia onorò la memoria di Antonio Gorini con il rilascio della laurea in Medicina e Chirurgia.
A “Nino Gorini” era stata intitolata la scuola media di Bosto ma all’inizio del nuovo millennio l’istituto fu soppresso. Come accennato, l’eroe varesino era stato anche uno dei pionieri del calcio a Varese. Non ancora diciottenne vestì la maglia allora biancoviola nella stagione (1914/1915) in cui la società fondata nel 1910 partecipò alla prima competizione ufficiale. Nel libro scritto con Ettore Mocchetti sui primi “Cinquant’anni di calcio a Varese”, Franco Giannantoni, nipote di un compagno di squadra di Gorini, il dottor Emilio Pisoni, lo descrive come un centrocampista “dai mezzi non comuni e in grado di adattarsi al dispositivo altrui in modo egregio”. Insomma, era un campione in tutto, un varesino davvero d’oro.

