Il 3 luglio 1930, al Tour de France, si correva la seconda tappa: Caen-Dinan, 203 chilometri. Fu una giornata memorabile per il ciclismo italiano. A vincere fu Learco Guerra, la “Locomotiva umana”, che tagliò il traguardo davanti ad Alfredo Binda, il fuoriclasse di Cittiglio. Terzo arrivò il francese Charles Pélissier. Con quel successo Guerra conquistò anche la maglia gialla, diventando leader della classifica generale.
Va dunque precisato un dettaglio importante: Alfredo Binda non conquistò la maglia gialla quel giorno, né la indossò mai al Tour de France. Ma questo non riduce di un millimetro la grandezza del campione varesino. Anzi. Il 3 luglio 1930 Binda fu protagonista di una doppietta italiana sul traguardo di Dinan, in una delle edizioni più significative della Grande Boucle.
Il Tour del 1930 fu infatti un’edizione di svolta: si corse per la prima volta con le squadre nazionali, una formula che trasformò la corsa in una sfida tra Paesi. Al via l’Italia schierava due giganti: Learco Guerra, amatissimo dal pubblico, e Alfredo Binda, già dominatore del Giro d’Italia e tre volte campione del mondo nel corso della sua carriera.
Per Binda quella fu l’unica partecipazione al Tour. Dopo il secondo posto del 3 luglio, il campione di Cittiglio seppe lasciare comunque il segno: vinse due tappe consecutive, l’ottava Hendaye-Pau e la nona Pau-Luchon, prima di ritirarsi nella decima tappa. Il Tour fu poi vinto dal francese André Leducq, davanti proprio a Learco Guerra e ad Antonin Magne.
La fotografia che ritrae Binda accanto a Guerra in quella giornata non racconta quindi una maglia gialla varesina, ma qualcosa di altrettanto prezioso: racconta l’Italia del pedale che si prende la scena in Francia, con due campioni diversissimi e complementari.
Guerra vinse la tappa e vestì il simbolo del primato. Binda, secondo al traguardo, confermò il suo valore assoluto anche fuori dai confini italiani. E negli anni successivi avrebbe continuato a incidere sulla storia del ciclismo, diventando commissario tecnico della Nazionale e guidando campioni come Gino Bartali e Fausto Coppi nelle grandi imprese internazionali.
Per Varese e per Cittiglio, Alfredo Binda resta dunque una leggenda intatta: non l’uomo della maglia gialla, ma uno dei più grandi interpreti del ciclismo mondiale.