Claudio Chiappucci racconta I luoghi del Diablo

di Roberto Leonardi

Claudio Chiappucci, I luoghi del Diablo, DFG Lab, 2025, Prefazione di Guido Meda, Vincitore del premio selezione Bancarella Sport 2026.

Ci sono libri che raccontano una carriera e altri che raccontano un’epoca. “I luoghi del Diablo” appartiene alla seconda categoria. È il ritratto di un tempo in cui il ciclismo non era soltanto una disciplina sportiva, ma una forma di narrazione collettiva, un rito popolare capace di trasformare una strada di montagna in un luogo dell’anima. Claudio Chiappucci affida alle pagine del volume la propria geografia personale. Non soltanto i passi alpini, le fughe impossibili, gli arrivi in solitudine, ma, soprattutto, i paesaggi interiori attraversati da un atleta che ha fatto della ribellione agonistica la propria cifra. Il “Diablo” non è mai stato soltanto un soprannome, ma è una condizione dello spirito, l’incarnazione di chi sceglie la via più difficile perché proprio nella difficoltà riconosce il senso della propria sfida.

Le salite raccontate da Chiappucci diventano, così, molto più che tratti di strada. Sono luoghi simbolici, teatri di una lotta antica tra l’uomo e il limite. Ogni tornante custodisce una memoria, ogni chilometro conserva la traccia di un gesto di coraggio. Il ciclismo narrato in queste pagine appartiene a una dimensione quasi letteraria, un mondo in cui il corpo diventa linguaggio e la fatica una forma di espressione. La grandezza del libro sta nel non fermarsi alla celebrazione dell’atleta. Dietro il campione emerge l’uomo: inquieto, generoso, istintivo, spesso guidato più dal cuore che dalla convenienza tattica. È proprio questa sua natura imperfetta e autentica ad averlo reso un personaggio capace di superare i confini dello sport.

Le sue imprese non vivono soltanto negli albi d’oro, ma nella memoria emotiva di chi le ha vissute. I luoghi del Diablo è anche una riflessione sulla perdita e sulla trasformazione. Il passaggio da un ciclismo eroico, fatto di attese, sacrifici e imprese irripetibili, a un presente più tecnologico e misurato. Senza indulgere nella nostalgia, il libro restituisce il valore di un gesto sportivo quando ancora conteneva una componente di mistero, di rischio e persino di poesia. Chiappucci racconta, dunque, dei luoghi, ma in realtà racconta il tempo. E il vero viaggio che propone al lettore non è soltanto sulle strade percorse dal campione, bensì dentro quella dimensione universale in cui ogni salita diventa una metafora della vita.

La ricerca ostinata di un traguardo, la solitudine della sfida, la bellezza di provarci anche quando la vittoria sembra lontana. Il “Diablo” rimane, così, una figura narrativa prima ancora che sportiva. Un uomo che ha trasformato la fatica in identità e la strada in leggenda.

Claudio Chiappucci, soprannominato “El Diablo”, è stato un ciclista professionista su strada. Nato a Uboldo (Varese), è stato uno dei campioni più amati e spettacolari del ciclismo degli anni ’90, famoso per il suo stile di corsa battagliero, fatto di lunghi attacchi solitari e grandi imprese in montagna.