Giovanni Paolo Recchi viene pagato per gli affreschi della IX Cappella del Sacro Monte di Varese

L’8 agosto 1654 una registrazione di pagamento ci restituisce un piccolo ma prezioso frammento della storia artistica di Varese: Giovanni Paolo Recchi riceveva il compenso per il lavoro eseguito nella IX Cappella del Sacro Monte, quella dedicata alla Salita di Cristo al Calvario.

La data è riportata espressamente nella scheda del Catalogo Generale dei Beni Culturali del Ministero della Cultura, che attribuisce a Recchi la decorazione pittorica realizzata proprio nel 1654. 

La IX Cappella era però già sorta molti anni prima. Progettata dall’architetto Giuseppe Bernascone, detto il Mancino, protagonista della realizzazione dell’intero percorso monumentale, risultava sostanzialmente ultimata nel 1623. A quella data, tuttavia, l’interno non possedeva ancora l’apparato pittorico che oggi integra e amplifica la scena tridimensionale. 

Il cuore della cappella è il quarto mistero doloroso del Rosario, la salita di Gesù verso il Calvario. Cristo è rappresentato mentre cade sotto il peso della croce e viene incalzato dai suoi aguzzini; davanti a lui compare la Veronica inginocchiata, mentre da un lato avanzano la Vergine e le Pie donne. Le statue, attribuite allo scultore ticinese Francesco Silva, furono probabilmente collocate nella cappella già negli anni Venti del Seicento. 

Quando Recchi intervenne, circa trent’anni più tardi, il suo compito fu quello di trasformare le pareti in un’estensione della scena scolpita. Gli affreschi rappresentano le mura della Città Santa, figure femminili, uomini con turbanti, soldati e angeli: pittura e scultura vengono così fuse in un’unica rappresentazione teatrale, pensata perché il pellegrino non si limitasse ad osservare il racconto evangelico, ma avesse quasi l’impressione di trovarvisi immerso. 

Chi era Giovanni Paolo Recchi

Giovanni Paolo Recchi era un pittore comasco, nato a Borgovico intorno al 1600, e fu allievo del Morazzone, uno dei grandi protagonisti della pittura lombarda tra Cinquecento e Seicento. Operò in numerose chiese tra Como e Torino e lavorò più volte insieme al fratello Giovanni Battista. Anche al Sacro Monte di Varese i due lasciarono una traccia importante: oltre alla IX Cappella, furono impegnati nella decorazione dell’VIII, dedicata alla Coronazione di spine. 

Il legame con il Morazzone è particolarmente interessante: Pier Francesco Mazzucchelli, detto appunto il Morazzone, aveva lavorato decenni prima alla VII Cappella del Sacro Monte. Recchi appartiene quindi alla generazione successiva di pittori che continuarono a sviluppare quel linguaggio fortemente teatrale ed emotivo caratteristico della decorazione del complesso varesino. 

Una cappella che continuò a trasformarsi
La storia della IX Cappella non terminò nel 1654. Nel 1682 venne intrapreso un nuovo intervento, con l’ampliamento della scalinata meridionale e la decisione di decorare anche i prospetti esterni. Successivamente Stefano Maria Legnani, detto il Legnanino, realizzò nel 1686 un grande Ecce Homo, oggi purtroppo quasi completamente sbiadito. 

Gli affreschi interni furono inoltre restaurati nel 1926, mentre un ulteriore intervento nel 1986 portò anche all’installazione di un sistema d’illuminazione azionabile dall’esterno. 

Oggi quella cappella è parte di un complesso che dal 2003 è inserito, insieme agli altri Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. 

Ed è forse proprio questo il particolare più suggestivo dell’8 agosto 1654: dietro uno dei luoghi che oggi consideriamo parte quasi immutabile del paesaggio varesino c’erano uomini, botteghe, lavori e conti da saldare.
Quel giorno, 372 anni fa, qualcuno annotò un pagamento a Giovanni Paolo Recchi. Una normale registrazione amministrativa che, attraversando i secoli, ci permette oggi di assegnare una data precisa a una pagina della grande storia artistica del Sacro Monte di Varese.