Il 21 agosto 1911 dal Louvre scompariva la Gioconda. Parigi impazzì, la polizia brancolò nel buio e nell’inchiesta finirono persino Guillaume Apollinaire e Pablo Picasso. Nessuno immaginava che dietro il furto del secolo ci fosse un imbianchino e decoratore emigrato da un piccolo paese della provincia di Varese: Vincenzo Peruggia, di Dumenza.
Ci sono giorni nei quali un piccolo paese entra, quasi per caso, nella grande storia.
Per Dumenza, nell’alto Varesotto, uno di quei giorni fu il 21 agosto 1911.
Quella mattina, a più di 800 chilometri di distanza, a Parigi, accadde qualcosa che avrebbe fatto il giro del mondo: la Gioconda di Leonardo da Vinci venne rubata dal Louvre.
L’uomo che riuscì nell’impresa si chiamava Vincenzo Peruggia.
Era un emigrato italiano, nato a Dumenza l’8 ottobre 1881, che in Francia lavorava come imbianchino, decoratore e vetraio.
E proprio il suo mestiere gli aveva aperto le porte del museo più famoso di Francia.
UN VARESOTTO AL LOUVRE
Peruggia aveva infatti lavorato al Louvre per una ditta incaricata di installare vetri protettivi davanti ai dipinti.
Conosceva quindi gli ambienti del museo e le abitudini di chi vi lavorava.
Il 21 agosto 1911 era un lunedì, giorno di chiusura del Louvre.
Fu allora che la Gioconda scomparve.
Peruggia riuscì a rimuovere il dipinto dalla parete e a portarlo fuori dal museo.
Sulle modalità precise del furto le ricostruzioni successive non sempre coincidono: lo stesso Peruggia sostenne di aver agito da solo, versione che mantenne anche negli interrogatori successivi.
Su un fatto, però, non esiste alcun dubbio.
Quando il Louvre si accorse della sparizione, Monna Lisa non c’era più.
IL FURTO DEL SECOLO
La notizia esplose il giorno successivo.
Il telegrafo diffuse in tutto il mondo l’incredibile annuncio: qualcuno era riuscito a rubare dal Louvre uno dei capolavori di Leonardo.
Iniziò una gigantesca caccia al ladro.
La polizia francese cercò ovunque e l’inchiesta arrivò a coinvolgere alcuni dei personaggi più celebri della Parigi dell’epoca.
Il poeta Guillaume Apollinaire venne arrestato.
Anche Pablo Picasso fu interrogato.
Entrambi erano estranei al furto della Gioconda.
Intanto del quadro non c’era traccia.
Passarono settimane.
Poi mesi.
Infine anni.
DUE ANNI CON MONNA LISA
Per più di due anni il capolavoro di Leonardo rimase nelle mani di Vincenzo Peruggia.
L’uomo di Dumenza avrebbe poi dichiarato di avere agito per patriottismo: era convinto che la Gioconda appartenesse all’Italia e che fosse stata sottratta dai francesi.
Si sbagliava.
La Gioconda non faceva parte delle opere trafugate durante le campagne napoleoniche.
Leonardo aveva portato il dipinto con sé in Francia negli ultimi anni della propria vita e l’opera era entrata nelle collezioni reali francesi secoli prima di Napoleone.
Ma Peruggia continuava a pensare che Monna Lisa dovesse tornare in Italia.
O almeno questa fu la motivazione che avrebbe sostenuto davanti agli investigatori e durante il processo.
UNA LETTERA FIRMATA “LEONARD V.”
Nell’autunno del 1913 Peruggia decise di muoversi.
Il 24 novembre 1913 scrisse all’antiquario fiorentino Alfredo Geri, firmandosi con lo pseudonimo “Leonard V.”.
Gli propose di riportare la Gioconda in Italia, preferibilmente agli Uffizi.
Nelle lettere emergeva il desiderio di vedere il capolavoro di Leonardo in Italia, ma compariva anche la questione di un compenso economico.
Geri comprese immediatamente che la faccenda meritava attenzione e coinvolse Giovanni Poggi, direttore delle Gallerie degli Uffizi.
Peruggia partì per Firenze.
Arrivò il 10 dicembre 1913 e prese una camera all’Hotel Tripoli, in via Panzani.
Aveva con sé la Gioconda.
Quella vera.
“È LEI”
Il quadro venne esaminato.
Giovanni Poggi riuscì a verificarne l’autenticità attraverso un accurato confronto con la documentazione fotografica esistente.
Non c’erano più dubbi.
La donna che il mondo cercava da oltre due anni era tornata.
Nel pomeriggio del 12 dicembre 1913, mentre aspettava di essere ricontattato da Geri, Vincenzo Peruggia venne arrestato dalla polizia.
Il giorno successivo Poggi comunicò ufficialmente al questore di Firenze che la Gioconda si trovava agli Uffizi.
Il mistero era finito.
IL PROCESSO DEL “LADRO PATRIOTA”
Peruggia confessò il furto.
Durante gli interrogatori ribadì di aver agito da solo e sostenne la motivazione patriottica del gesto.
Il processo si svolse a Firenze nel 1914.
La sua storia suscitò in Italia una curiosa ondata di simpatia: agli occhi di una parte dell’opinione pubblica Peruggia non appariva come un comune ladro, ma come l’uomo che aveva cercato di riportare in patria un capolavoro italiano.
La documentazione conservata oggi dall’Archivio di Stato di Firenze permette però di osservare la vicenda in maniera meno romantica: nelle lettere di Peruggia, accanto al desiderio dichiarato di riportare la Gioconda in Italia, compare anche la richiesta di un compenso economico.
Patriottismo e interesse personale, quindi, rendono il personaggio molto più complesso della leggenda nata attorno a lui.
LA GIOCONDA TORNA IN FRANCIA
Prima della restituzione, Monna Lisa venne mostrata al pubblico italiano.
Passò da Firenze, Roma e Milano, suscitando ovunque un’enorme curiosità.
La sera del 30 dicembre 1913 lasciò Milano diretta verso la Francia.
Il giorno seguente, alla frontiera di Modane, avvenne la cerimonia di riconsegna.
Il 4 gennaio 1914 la Gioconda ritrovò finalmente il proprio posto al Louvre.
Ma qualcosa era cambiato per sempre.
Il furto aveva fatto parlare del quadro per oltre due anni sui giornali di tutto il mondo. La Gioconda era già un capolavoro celebre, ma quella incredibile avventura contribuì ulteriormente a trasformarla in un’icona universale.
DA DUMENZA ALLA STORIA
Ancora oggi milioni di persone attraversano ogni anno le sale del Louvre per trovarsi, anche solo per pochi secondi, davanti al sorriso più famoso della storia dell’arte.
Pochi, soprattutto fuori dall’Italia, sanno però che uno dei capitoli più incredibili della storia della Gioconda conduce direttamente nel nostro territorio.
A Dumenza, in provincia di Varese.
Da lì era partito un giovane emigrante italiano in cerca di lavoro.
Si chiamava Vincenzo Peruggia.
E il 21 agosto 1911 riuscì in qualcosa che sembrava impossibile:
uscire dal Louvre portandosi via la Gioconda.
Una storia varesotta diventata, letteralmente, storia del mondo.

