Non è il solito evento: «Ci metto la firma!»

C’è stata un’epoca in cui fare informazione significava compiere un atto di responsabilità preciso apponendo il proprio nome in calce a un fatto. Una firma che, attraverso la costanza, l’accuratezza e l’onestà intellettuale, diventava garante di credibilità per i lettori.

La professionalità di una figura editoriale proveniva dal lavoro, dallo studio e dalla verifica accurata di ogni singolo aspetto della notizia, anche quello più scomodo.

In quel modello culturale, la notizia nella cronaca o la tesi in un pezzo d’opinione mantenevano un netto primato sull’autore. Il giornalista svolgeva una funzione al contempo umile e fondamentale sviluppando un servizio pubblico di ricerca, verifica e sintesi.

Il suo nome cresceva di prestigio, nonostante l’operato restasse organicamente inserito nell’identità di una testata, all’interno di una linea editoriale condivisa e dotata di un’anima riconoscibile ed emblematica.

Un principio che trova ancora oggi un solido punto di riferimento nelle parole storiche di Giovanni Bagaini: «… siamo convinti che unico programma di un giornale purchessìa debba essere quello di dire la verità sempre e a chiunque e di usare giustizia a tutti e per necessaria conseguenza di non essere l’emanazione assoluta di un partito o di una casta…»

Oggi, tuttavia, il confine tra la professione giornalistica e la figura dell’influencer appare sempre più sfumato nell’opinione pubblica, generando un’equivoca sovrapposizione che richiede, ora più che mai, un opportuno confronto sereno ma per fare chiarezza e porre solide basi ad una cooperazione sinergica e propositiva.

Fanno la differenza sostanziale non canali o i supporti usati, bensì la finalità dell’atto comunicativo. L’influencer costruisce il proprio percorso attorno alla valorizzazione e alla monetizzazione della propria immagine attraverso cui le notizie, le tendenze e persino le opinioni diventano strumenti funzionali a promuovere sé stessi o i marchi partner.

Il contenuto è il mezzo, la persona è il prodotto mentre, il giornalismo opera secondo un vettore opposto. Pertanto, viene da chiedersi, quale potrebbe essere il punto di incontro?

Per il giornalista la firma è un marchio da esibire: rappresenta una presa in carico di responsabilità nei confronti di chi legge. Significa garantire che quanto riportato è stato verificato, contestualizzato e vagliato senza riserve o condizionamenti.

Riscoprire oggi il senso del «metterci la firma» significa proprio questo: rivendicare l’indipendenza e la funzione sociale dell’informazione contro la sola logica della visibilità, riaffermando che la ricerca della verità resta il vero faro a tutela dei cittadini.

Condividendo l’assoluta necessità di approfondire questo tema cruciale e dibattere sul ruolo dell’informazione contemporanea, Varesinando, VareSempre, e La Varese Nascosta hanno organizzato una preziosa ed imperdibile occasione di dialogo.

L’appuntamento si terrà martedì 15 settembre alle ore 19:00 presso la Fiera di Varese: per l’occasione saranno ospiti Fausto Bonoldi e Marco Tavazzi, rispettivamente direttore e vicedirettore di “VareSempre – La voce de La Varese Nascosta”, le giornaliste Valentina Fumagalli e Silvia Larizza, redattrici di VareSempre, l’editore Luigi Manco, presidente de La Varese Nascosta. Come ospite d’eccezione interverrà Cesare Gariboldi, Presidente di Corecom Lombardia.

Un’occasione aperta al pubblico per confrontarsi dal vivo sul valore autentico del fare giornalismo oggi.

Moderatrice della serata la straordinaria e preziosa professionista Stefania Cipolat, da sempre promotrice di tantissime iniziative culturali e sociali.

Una serata che si preannuncia ricca, dinamica e sorprendente e a cui è impossibile mancare.