In quelle ore febbrili di una notte di piena estate di qualche anno fa, quando è nata La Varese Nascosta, io c’ero. Nella notte furono centinaia gli iscritti al gruppo e il giorno dopo un mio pezzo sul quotidiano La Provincia di Varese ne celebrava la nascita. Molte cose sono cambiate da allora, ma non ho mai smesso di seguire le vicende del gruppo e la crescita dell’associazione. Per questo non posso non esserci e sostenere gli amici di sempre anche in questa nuova sfida editoriale.
In tutti questi anni La Varese Nascosta ci ha insegnato a cercare la Varese che non si vede. Quella Varese lì, io la cerco nella storia delle persone, soprattutto, ma non solo, delle donne.
E’ una Varese che si manifesta a chi con pazienza cerca oltre le targhe commemorative, a chi indaga dietro le celebrità (spesso solo maschili) ricordati nei nomi delle vie, a chi fruga nei ricordi di famiglia e nelle note in basso alle pagine dei libri. E’ la Varese nascosta nelle storie minori, lì dove ho scelto di posare lo sguardo, per dare voce a quelle protagoniste che hanno contribuito a fare la storia, ognuna con il proprio modo unico di esserci. Raccontare le loro vicende è un modo di riscoprire la città nel suo divenire, ma anche di restituire dignità a una narrazione che spesso dimentica che sono anche le donne a fare la storia — con le loro personalità, la creatività, la visione, la capacità di trasformare i luoghi e le relazioni.
Dopo lo straordinario ritratto delle Signore Ponti nella storia della Carta Varese, con la Varese Nascosta abbiamo presentato nel 2025 altre donne straordinarie, in un format tra narrazione e immagini che ha riscosso grande apprezzamento. Liala, la celebre scrittrice che si è affermata soprattutto come donna intraprendente capace di costruire un suo pubblico, e Rosa Genoni, intellettuale, pioniera della moda italiana e della coscienza sociale. Donne diversissime tra loro, figure ispiratrici accomunate dalla forza di inventare se stesse in un mondo che non aveva previsto il ruolo con il quale invece hanno saputo imporsi e lasciare un segno.
E sono già in preparazione per altri ritratti: un illuminato promotore della nostra Varese, una viaggiatrice e una poetessa. Tre nuove storie che parlano di visione di perseveranza, di identità — personalità dalle sfaccettature infinite e cangianti, sempre capaci di trovare nuovi modi per affermare la propria missione.
Ogni volta che racconto una di queste vite sento di toccare qualcosa di essenziale: la forza silenziosa che, anche senza clamore, ha saputo in qualche modo plasmare l’evoluzione del pensiero in questa parte di mondo nel quale noi oggi viviamo. E ogni volta Varese mi appare più viva, più sfaccettata, più vera. Perché la storia della città non è solo fatta di edifici e di date, ma si rivela attraverso il grande mosaico delle voci che l’hanno abitata — anche quelle che la polvere del tempo aveva avvolta di silenzio.
Carla Tocchetti