Quando in inverno il cielo sopra Varese si fa grigio e l’aria sembra “ferma”, la domanda viene spontanea: che cosa stiamo respirando, esattamente?
Varese è storicamente considerata una “città giardino”, incastonata tra lago e montagna. Ma questo basta a proteggerci dallo smog che affligge la Pianura Padana?
Proviamo a rispondere con i numeri ufficiali, legandoli a ciò che succede davvero nei nostri bronchi e nei nostri alveoli.
I numeri dell’aria: Varese tra le città “virtuose”, ma non perfetta
Secondo i dati più recenti elaborati dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, nel 2024 Varese ha registrato solo 5 giorni di superamento del limite giornaliero di PM10 (50 µg/m³), contro ad esempio i 68 di Milano, i 57 di Cremona e i 56 di Brescia.
Sul fronte del particolato fine PM2,5, i dati ARPA Lombardia indicano per Varese una media annua di circa 13 µg/m³ nella stazione “peggiore” del capoluogo, tra i valori più bassi della regione, e comunque sotto il limite europeo attuale di 25 µg/m³.
Nel complesso, i rapporti di ARPA e Regione Lombardia descrivono un quadro in graduale miglioramento: il 2023 è stato definito “l’anno migliore da quando si misura la qualità dell’aria in Lombardia”, con calo delle concentrazioni medie di particolato e riduzione dei superamenti, tendenza confermata anche nel 2024.
Quando parliamo di PM2,5 ci riferiamo al cosiddetto particolato fine: sono particelle minuscole sospese nell’aria, con un diametro uguale o inferiore a 2,5 micrometri, circa trenta volte più piccole di un capello umano. Proprio per le loro dimensioni riescono a raggiungere gli ultimi tratti dell’albero respiratorio, arrivando fino agli alveoli polmonari e, in parte, a passare nel sangue, dove possono innescare processi infiammatori e danni a lungo termine.
Con PM10, invece, indichiamo il particolato inalabile, formato da particelle con diametro uguale o inferiore a 10 micrometri. Sono abbastanza piccole da superare le difese di naso e gola e depositarsi nelle vie respiratorie e nei bronchi; la frazione più fine di questo particolato (quella che rientra anche nel PM2,5) è in grado di spingersi ancora più in profondità, contribuendo ai disturbi respiratori tipici dei giorni di forte inquinamento.
Tutto bene, allora? Non proprio.
• I valori di PM2,5 a Varese, pur sotto il limite di legge, restano ben al di sopra del valore guida dell’OMS (5 µg/m³).
• La nuova Direttiva europea 2024/2881 sulla qualità dell’aria, approvata nel 2024, prevede limiti molto più severi entro il 2030: per il PM2,5 una media annua di 10 µg/m³, per il PM10 una media annua di 20 µg/m³, con soglie giornaliere e annuali più basse rispetto a oggi.
In altre parole: Varese oggi rispetta le norme, ma dovrà migliorare ancora se vuole allinearsi agli obiettivi europei e, soprattutto, alle raccomandazioni di salute pubblica.
Perché d’inverno lo smog si fa sentire di più
Nonostante il contesto favorevole (collina, lago, boschi), Varese fa comunque parte del bacino padano, una delle aree più critiche in Europa per la qualità dell’aria: una grande “conca” dove gli inquinanti tendono ad accumularsi, soprattutto in inverno.
I fattori principali sono:
• Riscaldamento domestico: in particolare le caldaie più vecchie e l’uso di biomasse (stufe a legna, camini) non efficienti.
• Traffico veicolare, in particolare lungo le grandi direttrici e nei momenti di punta.
• Condizioni meteo tipiche della stagione fredda: alta pressione, assenza di vento, inversioni termiche che “schiacciano” gli inquinanti verso il suolo.
È in questi giorni che i bollettini ARPA segnalano l’aumento di PM10 e PM2,5, con indicazioni per i soggetti fragili (bambini, anziani, persone con asma o BPCO) a limitare le attività sportive intense all’aperto.
Cosa succede nei nostri polmoni: bronchi, alveoli e particelle invisibili
Respirando, l’aria entra nel naso, scende lungo trachea e bronchi e raggiunge milioni di alveoli, piccolissime strutture costituenti i polmoni, dove avvengono gli scambi di ossigeno e anidride carbonica (fig. 1). Le particelle inquinanti non si fermano alla “porta”:
• le PM10 (diametro <10 µm) riescono a raggiungere bronchi e bronchioli;
• le PM2,5 (diametro <2,5 µm) sono ancora più penetranti: arrivano in profondità negli alveoli e possono passare nel sangue.
L’esposizione prolungata a questi inquinanti è associata a:
• aumento di asma e bronchiti, soprattutto in bambini e adolescenti;
• peggioramento di malattie respiratorie croniche come la BPCO, con più riacutizzazioni e ricoveri;
• effetti sul sistema cardiovascolare (infarto, ictus) e aumento del rischio di tumore del polmone;
• una quota significativa di morti premature in Europa: l’Agenzia Europea dell’Ambiente stima centinaia di migliaia di decessi all’anno attribuibili in particolare al PM2,5.
Il particolato fine può scatenare una risposta infiammatoria nelle vie aeree e nel tessuto polmonare, con produzione di radicali liberi e stress ossidativo che nel tempo possono danneggiare la struttura dei polmoni.
È per questo che, pur in presenza di valori “entro i limiti”, i medici continuano a chiedere politiche più ambiziose: non esiste una soglia di sicurezza assoluta, soprattutto per i soggetti più fragili.
Varese città giardino: il ruolo del verde urbano
Se c’è un’immagine che racconta Varese è quella del lago circondato da colline verdi e parchi: Campo dei Fiori, Sacro Monte, i giardini storici, i viali alberati. Non è solo estetica.
Il verde urbano, se ben progettato e distribuito:
• intercetta una parte del particolato sulle foglie e sui rami;
• riduce l’effetto “isola di calore” delle città, mitigando l’impatto delle ondate di caldo, che a loro volta aggravano lo stress respiratorio;
• rende più piacevoli e sicuri gli spostamenti a piedi e in bicicletta, favorendo stili di vita attivi e riducendo il traffico.
Non tutti gli alberi sono uguali (alcune specie emettono più composti organici volatili che possono contribuire all’ozono troposferico), ma in generale aumentare e curare il verde urbano è considerata una misura chiave per città più sane.
Per Varese, questo significa:
• proteggere e valorizzare i parchi esistenti;
• potenziare “cinture verdi” lungo le strade più trafficate e nei pressi delle scuole;
• collegare tra loro i polmoni verdi con percorsi ciclopedonali continui e sicuri.
Mobilità sostenibile: meno smog, più respiro
La qualità dell’aria passa anche, e soprattutto, dalle scelte sulla mobilità.
Il Comune di Varese ha adottato il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), approvato nel 2021, che pone tra i propri obiettivi la riduzione dell’uso dell’auto privata, l’incentivo al trasporto pubblico e lo sviluppo della ciclabilità.
Tra le azioni avviate o previste:
• potenziamento delle piste ciclabili e dei percorsi protetti, in particolare intorno al lago e verso il centro;
• valorizzazione delle aree pedonali e delle zone a traffico limitato;
• promozione della mobilità elettrica e condivisa, con l’introduzione del noleggio di monopattini elettrici e altre forme di micromobilità;
• utilizzo di sistemi di monitoraggio della qualità dell’aria integrati con la regolazione del traffico, per gestire meglio le situazioni critiche.
In parallelo, ARPA Lombardia ha condotto sul territorio varesino anche studi approfonditi, come la campagna “supersito” 2022–2023, per analizzare non solo la quantità ma anche la composizione chimica del particolato, utile a capire da dove arrivano gli inquinanti e quali misure siano più efficaci.
Il car pooling dell’Università dell’Insubria: condividere il viaggio, alleggerire l’aria
Un tassello concreto nella lotta allo smog arriva dal mondo universitario. All’Università dell’Insubria è attivo un servizio strutturato di car pooling di ateneo che permette a studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo di condividere il tragitto casa–università in modo semplice e organizzato. Il sistema si appoggia a una piattaforma online e a un’app gratuita (in convenzione con BePooler) che mette in contatto chi offre posti in auto e chi cerca un passaggio verso le sedi di Varese, Como e Busto Arsizio.
L’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre il numero di auto private in circolazione nei quartieri universitari – in particolare nell’area di Bizzozero – e allo stesso tempo contenere le emissioni di inquinanti atmosferici legate agli spostamenti pendolari. Con meno vetture singole e più viaggi condivisi, si alleggerisce la pressione sul traffico locale, si riduce la richiesta di parcheggi e si dà un contributo diretto alla qualità dell’aria che respirano non solo gli universitari, ma anche i residenti dei quartieri interessati.
Per rendere il progetto più attrattivo, l’Ateneo ha affiancato al servizio anche una dimensione “culturale” e simbolica: il convegno “EcoMobility Insubria. Condividere il viaggio, costruire il futuro”, dedicato alla mobilità sostenibile e alla responsabilità ambientale dell’università, e la creazione dei “Carpooling Awards”, che premiano gli studenti più virtuosi nel condividere l’auto. È un modo per trasformare una scelta pratica – salire in macchina insieme – in un gesto di cittadinanza attiva e di cura del territorio.
Cosa possiamo fare noi, nel quotidiano
Le politiche pubbliche sono decisive, ma anche le scelte individuali contano, soprattutto nelle giornate peggiori:
• Spostarsi a piedi, in bici o con i mezzi per i tragitti brevi in città.
• Usare l’auto con più persone a bordo, evitare di tenere il motore acceso in sosta.
• Gestire il riscaldamento con buon senso: niente “tropicale” in casa, caldaie manutenute, attenzione alle stufe a legna poco efficienti.
• Preferire percorsi “verdi” per passeggiare e fare sport, lontani dalle strade più trafficate.
• Tenere d’occhio i bollettini ARPA e, nei giorni con aria peggiore, far fare ai bambini attività fisica in luoghi meno esposti (cortili interni, parchi più distanti dal traffico).
Sono azioni piccole, ma su migliaia di cittadini sommate diventano un vero intervento di salute pubblica diffusa.
Respirare il futuro che scegliamo
Guardando all’aria di Varese, la vera domanda forse non è più solo “quanto è pulita?”, ma che tipo di città vogliamo diventare. I dati, le curve, i limiti normativi sono strumenti indispensabili, ma raccontano solo una parte della storia. L’altra parte la scrivono le nostre abitudini quotidiane, la forma dei quartieri, le scelte di mobilità, il modo in cui teniamo insieme salute, lavoro, studio e tempo libero.
In questo senso, l’aria è uno specchio: riflette il traffico davanti alle scuole la mattina, la qualità degli autobus che prendiamo (o non prendiamo), la cura dei parchi, le decisioni sul riscaldamento domestico, la capacità delle istituzioni di dare continuità ai progetti. Anche iniziative che potrebbero sembrare “minori”, come il car pooling dell’Università dell’Insubria, mostrano che è possibile cambiare il modo di spostarsi senza rinunciare alla comodità, anzi guadagnando socialità, minor stress da parcheggio e un impatto diretto sull’aria che respiriamo.
C’è poi una dimensione che riguarda il rapporto dei varesini con il proprio territorio. Vivere in una “città giardino” non significa solo avere un bel paesaggio da fotografare, ma riconoscere il verde come infrastruttura di salute: un albero in più lungo una strada trafficata, un percorso sicuro per andare a scuola a piedi, un parco progettato perché sia accessibile e vissuto davvero. Sono scelte che rendono più facile fare “la cosa giusta” senza doverla ogni volta imporre o predicare.
Infine, c’è un tema generazionale. Le decisioni sulla qualità dell’aria non producono effetti in un giorno, ma nel giro di anni: un bambino che oggi cresce a Varese vivrà per decenni con le conseguenze dell’aria che respira adesso. Pensare alla qualità dell’aria significa, in pratica, decidere che tipo di corpo avranno gli adulti di domani: quanto saranno frequenti le bronchiti, l’asma, le malattie croniche, con che fiato affronteranno il loro futuro.
Per Varese, la sfida e l’opportunità stanno qui: usare il vantaggio di un territorio relativamente favorevole non per compiacersi, ma per spingere l’asticella più in alto. Fare della città un laboratorio permanente di mobilità intelligente, di verde progettato con criterio, di collaborazione tra Università, scuole, associazioni e amministrazione. Perché alla fine l’aria non è un tema tecnico: è il filo invisibile che collega il nostro modo di vivere alla salute di tutti, ogni volta che facciamo un respiro.
Pietro Pitruzzello
Riferimenti bibliografici
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- Università degli Studi dell’Insubria. (2025, 11 marzo). Car pooling all’Università dell’Insubria: incontri informativi [Notizia di ateneo].
- Università degli Studi dell’Insubria. (2025, novembre). EcoMobility Insubria. Condividere il viaggio, costruire il futuro [Programma di convegno]. Varese: Università dell’Insubria.
- VareseNews. (2025, 4 novembre). Carpooling per andare in università: la proposta a premi per ridurre il congestionamento di Bizzozero.
- LuinoNotizie. (2025, 17 novembre). Carpooling Awards 2025, premiati gli studenti dell’Insubria impegnati nella mobilità green.
- Varese Noi. (2025, 7 novembre). Condividere il viaggio, costruire il futuro: il 14 novembre a Varese convegno dell’Università dell’Insubria sulla mobilità sostenibile.